Costo del servizio fai da te

Nei ristoranti della capitale il costo del servizio è, da qualche tempo, una dispendiosa variabile che viene di volta in volta adeguata alla diversa tipologia di cliente. Mentre, infatti, per gli indigeni equivale a una determinata percentuale, i turisti si vedono maggiorato tale importo da un minimo del 10,0% a un massimo del 20,0% a completa discrezione del locale. Un ulteriore, fastidioso balzello per i viaggiatori che scelgono il nostro paese e le sue sterminate bellezze naturali e artistiche per trascorrere qualche giorno di vacanza.

Un film di successo del 1959 che aveva come protagonisti una delle coppie più divertenti del cinema italiano, Totò e Aldo Fabrizi, si intitolava  I tartassati e raccontava le vicende  di un commerciante proprietario di un negozio di abbigliamento alle prese con i controlli della polizia tributaria. Era lo spunto per sorridere intorno a una serie elevata di balzelli che l’imprenditore doveva sopportare da uno Stato sempre bisognoso di aumentare le entrate fiscali. Nella situazione attuale del turismo di Roma, si invertono i ruoli e mentre i panni del negoziante vengono indossati dai viaggiatori, quelli più scomodi e antipatici dello Stato calzano a pennello addosso agli operatori del settore, ristoratori e albergatori in primis, oltre che da alcune strutture culturali quali musei e gallerie artistiche. In effetti colui che sceglie la “città eterna” per trascorre qualche giorno in compagnia della sua affascinante e unica storia millenaria, si trova a dover far fronte a una serie di costi aggiuntivi che ne abbassano in modo significativo l’appeal. A cominciare dalla recente “tassa di soggiorno” introdotta in tutta fretta dal sindaco Alemanno (il quale ha stimato le entrate supplementari ricavate dalla nuova imposta in ben 82 milioni di euro l’anno) che ha visto assottigliarsi in maniera sostanziale i contributi statali e che deve trovare risorse per una città in continuo fermento. La soluzione non è piaciuta agli albergatori capitolini che pretendono gli euro extra (da 2 per le strutture fino a tre stelle, compresi B&B e affittacamere, a 3 per quelle a quattro e cinque stelle) in contanti e divisi dal conto per far bene intendere la loro posizione anche allo stesso turista. Del resto osserva Alessandro De Gennaro, un operatore del comparto: “Trovo ingiusto il fatto che solo il 5 per cento della nuova entrata sarà reinvestito per il turismo. Una tassa può andar bene se si rifanno tutti i servizi: dai trasporti alla pulizia. I turisti che vengono nella capitale noteranno che qui tutto costa di più, ma in realtà non funziona niente”. Nello stesso giorno aumentava il prezzo d’ingresso ai musei per i non residenti, contribuendo a far lievitare i costi per i malcapitati amanti dell’arte e della storia patria. Tornando alla situazione dei ristoranti, è bene sottolineare come il costo della voce “servizio”, la più impalpabile e discrezionale in mano al ristoratore, sia modulata secondo una scaletta che va da un minimo del 10,0%, passando poi attraverso il 15,0%, per raggiungere un massimo del 20,0%. Osvaldo Taloni, un romagnolo in gita nell’Urbe, racconta che per una cena al ristorante, il primo gennaio (due antipasti e due primi) è arrivato un conto di 132 euro. Il motivo?  L’aggiunta del servizio del 20 per cento, perché nei giorni festivi si applica questo aumento. In pratica una vera e propria tassa “sulla festività” fino ad oggi sconosciuta ai più. Il problema dei costi eccessivi rimane, però, evidente e sono in molti a informarsi sul costo di un miniappartamento con angolo cottura in cui poter  preparare e consumare i pasti in casa, senza doversi necessariamente recare al ristorante. Del resto se, come afferma il turista spagnolo Carlos Ruiz in una intervista a “La Repubblica” (4 gennaio 2011) da alcuni giorni a Roma, un petto di pollo gli è costato 16 euro, si comprende la ragione di trovare alternative alla frequentazione di locali dai prezzi manifestamente eccessivi. D’altronde se l’esempio di “spremere” il turista viene dalla massima autorità amministrativa della città, si può facilmente comprendere come l’esercente si senta in qualche modo in diritto di moltiplicare le proprie fonti di guadagno, col risultato di penalizzare oltre misura il cliente. L’esito di tale politica generale è ben riassunto da  Alessandro Scogliamiglio, proprietario della “Suite Oriani” ai Parioli: “Questa [situazione] modificherà le scelte dei turisti, che ridurranno i giorni di soggiorno e preferiranno visitare altre città italiane o europee, scartando così Roma”.

E come suggeriva Renzo Arbore in un vecchio spot televisivo: “Meditate gente, meditate”.

 

        

        

        

                                                                           Mario Rossi

 

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