Dai caffè letterari ai book bar

I caffè letterari si evolvono in book bar: luoghi polifunzionali in continuo divenire, dove il ristoro incontra il piacere della lettura. I book bar sono luoghi della cultura, del buon cibo e dell’aggregazione per eccellenza!

 

C’era una volta il caffè letterario, realtà importante nella vita culturale e sociale del nostro adorato Belpaese. Tra l’ottocento e il novecento le persone illustri, scrittori, letterati, pittori, poeti e giovani di solito molto poco famosi che amavano specchiarsi nella celebrità altrui in attesa della propria, erano soliti frequentare questi luoghi,  una sorta di binomio perfetto dove l’austera atmosfera di una biblioteca si confondeva con la più briosa atmosfera del bar. Luoghi di incontro, di aggregazione sociale, di sviluppo e soprattutto di scambio di tante idee,  dove comodamente seduti davanti ad un caffè o ad un te fumante si discuteva di cultura,  di politica o di arte. In questi luoghi sono nate idee, libri, opere e anche movimenti politico-culturali. Molte rivoluzioni sociali sono nate tra i tavolini di questi caffè. Alcuni sono ancora aperti come il Caffè Florian di Piazza San Marco a Venezia o l’Antico Caffè Greco di via Condotti a Roma, altri invece sono riusciti a conservare solo la fama. Basti pensare all’Aragno, che può essere considerato il caffè letterario per eccellenza, aperto il 14 marzo 1890 al piano terra di Palazzo Marignoli, in via del Corso 180, a due passi da Palazzo Chigi, la cui fama è andata ben oltre il 1955 anno in cui il caffè fu venduto ad una grossa catena dolciaria che lo trasformò, purtroppo, in una pasticceria qualsiasi.

A distanza di un secolo, i caffè al servizio della letteratura sono tornati di moda, anche se naturalmente con un format più moderno e con dei nuovi concept.

Tutto è partito, come al solito direi, dagli Stati Uniti, per la precisione dalla Grande Mela dove The Library Cafè ha riproposto questo vecchio format adattandolo alle esigenze dei tempi.

Il format del caffè letterario è così ritornato, se pur con qualche novità, ha cambiato nome ed ha nuove caratteristiche, ma la forma di base è immutata. Il concetto base è “cultura”,  ogni strumento per promuoverla è efficace. E l’idea piace, sì piace proprio a molti, dai giovani agli anziani. Forse perché sono innovativi, perché propongono un’offerta “dinamica”, gli scaffali vengono arricchiti continuamente, o forse perché costituiscono una tipologia di format che, attraverso le discussioni, i commenti su questa o quella lettura e magari qualche consiglio su cosa bere, mangiare  e leggere favoriscono la socializzazione. Oggi si chiamano  book bar  o library cafè, oggi come allora sono luoghi dove la cultura gioca un ruolo da protagonista. Spazi polifunzionali, generalmente ambienti abbastanza grandi, con musica soft di sottofondo,  arredati in modo semplice per esaltare lo slow life, il “vivere con calma”, concedendosi qualche minuto di piacere e di relax. Piccoli momenti fuori dai ritmi frenetici della vita quotidiana, dove gli ospiti possono abbinare ad uno spuntino o a un drink la lettura di un libro. In una cornice da biblioteca, tra  scaffali pieni di libri si respirano i profumi di un bar o di un ristorante. Davanti ad un caffè si può prediligere una lettura veloce, davanti ad un pasto una lettura più impegnativa.

Il binomio “cibo-cultura” è speculare, nel senso che non sono solo bar e ristoranti ad allestire delle vere e proprie sale di lettura, ma sono anche librerie e case editrici ad attrezzare delle cantine molto fornite e tutto il necessario per preparare gustosi manicaretti, come è successo ad esempio a Palermo dove quasi un anno fa è stata inaugurata “Malgiocondo” una delle prime risto-rerie italiane. Ognuno adotta delle strategie diverse per fidelizzare la sua clientela. In alcuni di essi si può scegliere non solo di leggere un libro, ma anche di acquistarlo oppure di portarsi i testi da casa, c’è chi predilige il book crossing, i clienti lasciano i libri che hanno già letto e prendono quelli lasciati li da altri avventori. Altri scelgono di ospitare autori per promuovere il lancio di anteprime e presentazioni di opere, ma anche dedicare piccole aree alla cultura cinematografica e musicale.

Un nuovo approccio “culturale” si sta quindi sviluppando nel nostro Paese: un nuovo way-of-life non solo per trascorrere in maniera diversa il tempo passato al ristorante, al bar o in libreria, ma anche un punto d’incontro tra persone sconosciute con interessi comuni. L’ondata culturale coinvolge le principali città della penisola: Torino, Milano, Napoli, Genova, Bologna, Firenze, Catania, Palermo, ma è Roma la città dove il fenomeno book-bar è più sviluppato… Del resto come si dice, tutte le strade (culturali) portano a Roma.

 

                                                                 Katia Napolitano

 

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