Dal cachemire al gelato

 

Per trent’anni è stato uno degli stilisti di maggior successo di quel grande e redditizio baraccone nostrano che è l’”alta moda”. Poi ha deciso di staccare la presa e, trasferitosi da Milano  a Santa Maria di Leuca nell’estremo sud del paese, ha aperto un bar dove la principale attività consiste nella produzione di gelato artigianale. Mettersi in discussione e ripartire daccapo,  per vincere un’altra scommessa con la vita.

 

“Per 30 anni ho vissuto di soldi, moda e clienti, poi ho deciso di mollare” è lapidario Cristiano Fissore, 58 anni genovese di nascita ex affermato creatore di moda, nel sintetizzare un percorso professionale durato più di un lustro e conclusosi, almeno per il momento, con l’apertura di un bar, il Moby Dick, nel centro di un paesino di mare del Salento. Tutto era iniziato nel 1977, quando Cristiano, insieme alla compagna di lavoro e di vita Lucia Bosisio, con solo cinque modelli dava vita alla Cristiano Fissore srl, specializzata nello studio e nella realizzazione di capi in cachemire. La congiuntura economica favorevole ed una solida preparazione imprenditoriale, unite a creatività e capacità relazionali non comuni, portarono ben presto la società a raggiungere i 20 miliardi di fatturato annui. Numerosi i personaggi che si servivano da Fissore, a cominciare dagli Agnelli (l’Avvocato era un patito dei pullover girocollo a maglia inglese), i Croce e, in pratica, tutta la Genova che contava. Aveva creato uno stile proprio, da molti definito “anglo-genovese” , che divenne simbolo di un casual  classico. E poi negozi a Portofino e Cortina D’Ampezzo e un grande loft in pieno centro a Milano. 170 modelli nelle materie prime, 690 colori nelle cartelle del cachemire, collezioni uomo donna e maison, questo era diventata l’azienda ligure. Dal 2000 la crisi. Più che per effetto della Cina è un malessere esistenziale quello che assale la coppia di imprenditori. Così nel 2004 si decide di vendere marchio e azienda ad una compagnia di Brescia. Cristiano si chiama fuori dai giochi. Molla la villa in riviera, la casa meneghina, il circolo del golf e imbarcatosi sul suo amato yacht, un Albalunga anni 70, scorrazza per il Mediterraneo in cerca di una nuova via da percorrere. Santa Maria di Leuca gli sembra il posto adatto per gettare l’ancora. La barca diviene la sua casa e nei tranquilli pomeriggi primaverili zigzagando per i bar della cittadina si accorge che non c’è un solo locale che si cimenta nella produzione artigianale del gelato. Come San Paolo sulla via di Damasco viene folgorato dall’idea di gettarsi nella nuova sfida. Lo scorso inverno acquista per  100.000 euro (“Cifra con la quale a Portofino – commenta – non avrei comprato neanche un posto auto”) un locale in centro di tre piani più terrazza e vi apre il Moby Dick, un bar che punta tutto sul gelato di produzione propria. Un aiuto concreto glielo da un amico d’infanzia, Rino Simonetti rinomato gelataio di Santa Margherita Ligure, che gli invia le fotocopie di libretti in cui sono raccolte ricette da oltre 40 anni e due amici indigeni Lucio e Ivano Lia, uno falegname e l’altro con qualche esperienza nel mondo della ristorazione. Per gustare i suoi coni ogni sera c’è la coda e fornisce il dessert a tutte le feste delle maggiori famiglie locali. Un vero successo.  Certo il tipo di vita, i ritmi, le amicizie, il modo di trascorrere il tempo libero (anche se Cristiano dichiara di lavorare anche 20 ore al giorno per mantenere il prestigio conquistato dal locale in questi primi mesi di attività) sono ben diversi dalla frenesia della “Milano da bere”, dove la moda rappresenta il business in questo momento più importante. Però è necessario guardarsi bene dentro e capire ciò che veramente si vuole, conoscere le reali aspirazioni di ognuno che troppo spesso vengono fagocitate dai tempi folli in cui ci si ritrova a vivere nelle grandi metropoli odierne. Di offerte per rientrare in quello che per tanto tempo è stato il suo mondo ne ha ricevute diverse, ma a tutte ha risposto in maniera negativa. Ora pensa di acquistare, sempre in area salentina, una masseria per farne un piccolo resort.  “Qui dormo sereno e basta un filo di sole, anche a gennaio, per mangiare all’aperto – dice sorridendo dal ponte della barca -. Il mare è stupendo e la vita semplice. Mi sembra di essere tornato nella Liguria della mia infanzia”. E che cosa è la conquista della tranquillità interiore se non un pacato ritorno alle origini?

        

 

                                                                                              Sam

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