Dieta mediterranea: quanto mi costi

Le rilevazioni dei prezzi più recenti hanno evidenziato un diffuso aumento in particolare nelle categorie di prodotti alimentari che formano la base di quella che viene ormai da tempo definita “dieta mediterranea” e che tanto successo ha riscosso, e riscuote, un po’ in tutti i paesi del mondo. Un fenomeno da tenere sotto controllo dal momento che tale mix di consumi gastronomici si è rivelato un importante fattore di prevenzione per un numero rilevante di patologie mediche.

I medici di un po’ tutto il mondo sono concordi nell’affermare che la “dieta mediterranea”, quella cioè ricca di carboidrati, vitamine e fibre e dove i grassi animali o vegetali trovano poco spazio, è un toccasana in grado di prevenire un numero rilevante di malattie anche fra le più dannose per l’organismo quali i tumori o le patologie cardiovascolari, infarti ed ictus per primi. Inoltre gli affezionati consumatori di tali prodotti sembrano meno predisposti all’obesità, vero e proprio flagello dell’emisfero occidentale nell’era dei computer. Insomma un’alimentazione completa che rallenta l’invecchiamento e mantiene il fisico in ottima salute. Ebbene conservare tale stile nutritivo sta diventando sempre più oneroso. Le recenti rilevazione sull’andamento dei prezzi delle derrate alimentari registra incrementi notevoli dei prodotti principe di questa particolare dieta. Il pane è salito negli ultimi mesi del + 12,3%, la pasta del + 8,4%, il latte del + 7,6%, la frutta del +5,6% e le verdure del + 6,8%. Aumenti che hanno avuto come effetto una contrazione notevole dei consumi di questa tipologia di prodotti, nonostante la consapevolezza della loro efficacia. Ecco, dunque, diminuire le vendite del pane del – 7,3% nel 2007 e confermare il trend negativo anche nei primi sette mesi del 2008 con un calo del – 2,6%. Altalenante l’andamento della pasta che nel 2007 perdeva un – 4,5%, mentre nel periodo successivo incrementava i consumi di un + 1,4%, probabilmente in virtù di una serie di iniziative, in particolare avviate dalla Grande Distribuzione Organizzata, che hanno cercato di contenere gli aumenti di costo e con molta probabilità, anche, di uno spostamento dei consumi verso marche locali e di minor prezzo. Frutta e verdura, invece, mantengono in entrambe i periodi l’andamento negativo, la prima con un – 2,8% nell’anno precedente e un – 4,0% in quello attuale, mentre gli ortaggi scendono di un – 1,5% nel totale 2007 e di un – 3,2% nei mesi considerati del 2008. L’olio extravergine di oliva, che nei dodici mesi dello scorso anno aveva retto segnando un incremento del + 1,5%, nel periodo 2008 esaminato rallenta l’andamento registrando un – 2,7% nei consumi nazionali. In difficoltà anche il vino che a fronte di un – 8,4% del 2007 prosegue nella tendenza negativa con un – 1,2% nei primi sette mesi del 2008. Insomma una tendenza abbastanza generalizzata che pone significativi problemi non solo per le industrie impegnate nella produzione dei beni indicati, ma anche verso un modello alimentare che nel corso del tempo si era dimostrato vincente a livello planetario. Eppure l’andamento delle materie prime, in particolare del grano elemento fondamentale tanto per la pasta che per il pane, negli ultimi tempi sembra venire incontro ai consumatori dal momento che i mercati internazionali hanno visto il listino scendere anche di un -40%, rispetto ai rincari continui registrati nell’anno passato. La situazione ha spinto il governo, e l’Antitrust in particolare, a mettere sotto sorveglianza i comportamenti dei commercianti che distribuiscono il genere di prodotto. Nella zona di Roma, dove un chilo di pane ha raggiunto la cifra record di 5,5 euro, è venuto alla luce un accordo più o meno tacito fra panettieri a mantenere entro limiti ben definiti i prezzi del prodotto, accordo a termini di legge non corretto e che ha generato una multa per l’associazione di categoria, che raccoglie 415 imprese della capitale, di 4.430 euro (l’equivalente di 800 chili di prodotto), una cifra irrisoria che “abbiamo dovuto parametrare al fatturato dell’associazione e non alle imprese che ne fanno parte” chiarisce Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.  Adesso è il turno della pasta, infatti il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha promosso da tempo un’indagine, che vede coinvolti 29 pastifici sull’intero territorio nazionale, anche su tale tipologia di prodotto i cui risultati saranno resi noti entro il mese di novembre dell’anno in corso. Azioni necessarie a salvaguardare non solo un’eccellenza economica italiana nei mercati internazionali, ma anche un fattore importante per la salute di noi tutti.  

 

                                                                                La redazione

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