Drink Estate 2010

Ogni estate i barman più intraprendenti e creativi inventano quelli che saranno i cocktail della stagione, miscelando nei diversi bicchieri succhi di frutta, sciroppi, bevande alcoliche, essenze e chi più ne ha più ne metta. Il 2010 sembra caratterizzarsi per una estrema eterogeneità delle proposte, che, partendo da una rivalutazione di tutta una serie di bibite che appartengono a tempi passati, sembra distinguersi per una continua limitazione nelle ricette dell’elemento alcolico e una particolare attenzione agli aspetti dietetici e salutistici.

 

Forse in virtù delle numerose segnalazioni che, anche attraverso una serie di nostri articoli, giungono giornalmente ai consumatori da ricerche, interventi, libri, interviste e via dicendo, intorno ai pericoli derivanti da un eccessivo e incontrollato consumo di alcol e alle misure adottate da un po’ tutti i paesi del pianeta per contenerli, le nuove frontiere della soddisfazione estiva della sete passano attraverso soluzioni innovative e,spesso, completamente analcoliche. Pur restando in vigore i drink tradizionali, in modo particolare quelli legati alla tradizione sudamericana e caraibica, il pubblico sembra sempre più orientarsi verso bevande che associano alla gradevolezza dei sapori genuinità e purezza degli ingredienti utilizzati. Così nei menu di bar e locali di intrattenimento gli avventori vedono spuntare misture in cui appaiono, e spesso rappresentano la componente principale della proposta,  sostanze fino a poco tempo fa sconosciute o la cui conoscenza era ristretta a gruppi esigui di consumatori, il più delle volte relegati in ambiti regionali: tè addizionato di lieviti e batteri, latte acido e zenzero macerato con lo zucchero, infusioni di Echinacea (genere di piante erbacee perenni della famiglia delle Asteracee, originarie del Nord America), miele e succhi d’anguria (una vera overdose di potassio). Un bar tender tra i più ispirati nella ricerca di nuove soluzioni da proporre ai clienti, il milanese Dario Comini, ha puntato, per l’estate 2010, sullo Shogun: estratto liquido di ginseng, succo di pompelmo, kiwi e ananas. Altri colleghi non sembrano essere da meno. Sempre nella capitale lombarda, al Park Hyatt Galleria a due passi da Piazza Duomo, la “pozione” dissetante per sconfiggere i disagi provocati dalla canicola si chiama Healt Smoothie (letteralmente, “salute subdola”): banana, succo d’arancia, fragole, menta, latte di soia e mandorle tritate. Accanto alle soluzioni innovative, stanno sempre più prendendo piede una serie di bevande che si credevano dimenticate o che fanno parte delle usanze di aree particolari del globo terrestre. Fra le prime possiamo annoverare: l’ovomaltina (cacao, malto d’orzo, latte scremato, uova e lievito), il latte di mandorle (due terzi di mandorle fresche spellate e tritate, un terzo di zucchero e acqua per l’infusione), la limonata (sostituendo lo zucchero, da aggiungere al succo di limone con l’acqua, con il sale, si ottiene una bibita che reintegra i sali minerali). Nel novero dei prodotti “a indicazione geografica tipica” possiamo, invece, includere: il mate (infusione preparata con foglie di erba mate, una pianta che nasce in Sud America), il komucha (detto anche “elisir di salute” un tè più o meno dolce, utilizzato da oltre 2.000 anni in Cina e Giappone, fermentato grazie a una colonia benefica di lieviti e batteri), il ginger ale (una parte di sciroppo di zenzero, una parte di zucchero e due d’acqua, fermentato e addizionato con soda) e la più recente vitamin water (equilibratore salino composto da mix differenti  di estratti di frutta e verdura, a seconda delle necessità). Non è un caso che nella sfavillante New York, ricca di locali famosi in tutto il mondo per i loro cocktail tra i più ingegnosi e strampalati in circolazione, la sorpresa dell’estate sia rappresentata da un camioncino blu con la scritta “Kelvin Natural Slush” (le “granatine” naturali di Kelvin) che inonda le vie cittadine di freschi beveroni a base di ghiaccio tritato e frutta. Arancia e ginger, mango e citronella, fragola e tè, distribuiti da, Alex Rein, un ex avvocato che ha preferito attaccare la toga al chiodo e darsi da fare per risolvere i problemi con il caldo, piuttosto che con la legge, dei propri concittadini. Insomma una stagione, quella che sta per chiudersi, dominata dalla ricerca di prodotti capaci di appagare il gusto dissetando, ma con un occhio alla componente salutistica e di reintegro di sali e vitamine perse attraverso un’eccessiva sudorazione. E attenzione! Guai a volersi rinvigorire, dopo eroiche e defatiganti imprese sportive irrinunciabili per mantenere la forma, senza calcolare l’impatto calorico delle bibite trangugiate, come avrebbe detto D’Annunzio, “con voluttà”. 

 

        

        

                                                                  Sam

 

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