Evviva i prodotti bio

In un momento di calo generalizzato dei consumi e di contrazione delle spese, anche alimentari, proprio nel comparto gastronomico un genere di prodotti sembra non risentire affatto delle difficoltà presenti sul mercato. Parliamo dei prodotti biologici, quelli che assicurano maggiormente il consumatore riguardo la correttezza delle metodologie di coltivazione e la genuinità del prodotto finale.

In estrema sintesi si può definire “prodotto biologico” quello che utilizza nella propria lavorazione esclusivamente sostanze naturali, cioè prodotte dall’ambiente, escludendo qualsiasi componente raggiunta attraverso sintesi chimiche dall’uomo. Le tecniche di produzione intendono conciliare i sistemi di coltura tradizionali con le più moderne metodologie di realizzazione dei prodotti finiti, assicurando al consumatore la corretta conservazione dei sapori originali, con, in più, la garanzia del pieno rispetto del territorio. Il tentativo, da parte di tutti coloro che intraprendono questo insolito percorso imprenditoriale, di formare una nuova cultura del cibo e del buon vivere. Una formula che sembra incontrare, presso il pubblico, sempre maggiore credito. Le cifre parlano chiaro. L’Osservatorio ACNielsen ISMEA registra nell’acquisto di prodotti confezionati biologici un significativo incremento nell’ordine del + 10, 2% durante il 2007 rispetto al 2006 e di un + 6,0% nel primo semestre di quest’anno. Dati assai significativi se confrontati con l’andamento generale del comparto alimentare nazionale, in gravi difficoltà di consumi su tutta la linea e con un incremento medio dei prezzi da capogiro. Un mercato, quello dei prodotti bio, capace di generare oltre 2.650 milioni di euro di fatturato, di cui 1.650 per opera di negozi specializzati, supermercati, ipermercati e vendite dirette di aziende agricole (con punte notevoli per olio, vino e ortofrutta). In particolare la crescita percentuale relativa ai soli negozi specializzati, distribuiti in prevalenza nel nord e nel centro Italia, si attesta al + 15,0% nel 2007 rispetto al 2006. Ottime performance hanno compiuto nel medesimo periodo: i prodotti per l’infanzia (+ 36,4%), i condimenti (+ 30,6%), l’ortofrutta fresca e trasformata (+ 25,2%) e i prodotti lattiero caseari (+ 9,2%). Una particolare attenzione merita lo sviluppo delle bevande analcoliche che possono vantare un incremento annuale del + 19,1%. Controtendenza invece per: zucchero, tea, caffè con un – 5,0%, biscotti, dolciumi, snacks che insieme a pane e derivati calano di un – 3,0% e, soprattutto, problemi seri s’intravedono per i prodotti dietetici  diminuiti di ben un – 12,3%. Risultati resi possibili anche da un incremento dei prezzi contenuto (2007 su 2006 = + 1,9%), che però nel primo semestre 2008, anche in virtù di un peggioramento dell’andamento economico generale, segnala una piccola impennata (+ 4,7%).  Un’analisi compiuta dall’Osservatorio permanente sui consumi che Giampaolo Fabris conduce per Sana (Salone Internazionale del Naturale, fiera che si tiene a Bologna nel mese di settembre) compone un identikit del “consumatore biologico” tipo: con alta scolarità, residente nei piccoli centri e collocato in prevalenza nel Nord – Est del paese. Egli dichiara di preferire questa tipologia di prodotti: “Perché non contengono coloranti/conservanti/insetticidi, perché sono più salubri degli altri, ma anche perché sono più buoni”. La stessa indagine ha stimato nel 22,0%, dato che appare in continua crescita,  la parte di italiani che hanno comprato almeno una volta nel corso dell’anno prodotti biologici. La tendenza fa lievitare il numero di agricoltori che, attratti dalla continua crescita del mercato, si affidano a questa tipologia di coltivazione. Secondo la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) gli operatori del settore hanno superato ormai le 51.000 unità, di cui 45.000 circa produttori, 4.734 trasformatori e quasi 200 importatori, concentrati in particolare nel Sud della penisola, soprattutto in Sicilia e Calabria. L’interesse, del resto, sta crescendo ormai un po’ in tutto il mondo. Attualmente le aziende produttrici a livello planetario raggiungono le 720.000 unità in 138 paesi, per una superficie interessata di quasi 31 milioni di ettari ed un giro d’affari che raggiunge i 28 miliardi di euro. L’Europa rappresenta il maggior mercato, seguita a breve distanza dagli Stati Uniti. In tale contesto l’Italia si fa onore essendo il primo produttore internazionale di ortaggi, cereali, agrumi, uva e olive e ponendosi al secondo posto, appena dopo la Thailandia, per il riso.  Insomma dalla parte dei produttori una sempre maggiore attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e della salute, e da quella dei consumatori la crescente consapevolezza dell’importanza di acquistare prodotti alimentari naturali e garantiti.

                                                                                     Stelvio Catena

 

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