Germania: allarme birra

Nel paese che ha elevato la birra ad elemento di caratterizzazione nazionale, il consumo della bevanda è in piena crisi. I produttori tedeschi sono in grande difficoltà, da un lato per il calo degli acquisti da parte di consumatori sempre più preoccupati dalla crisi economica e dall’altro per un generalizzato aumento dei costi che rende assai più onerosa la produzione. Eppure tanto in Italia che nel resto del mondo le cose sembrano andare diversamente…

 

Nel 2007 si è raggiunto il minimo storico. Il consumo pro capite di birra in territorio tedesco unificato ha subito nell’ultimo anno un vero e proprio tracollo passando dai 116,0 litri del 2006 ad appena i 111,7 dello scorso anno. E pensare che soltanto nel 1980 i cittadini delle due germanie insieme ne sorbivano ben 145,9 litri annui. Un declino destinato a mettere in difficoltà uno dei settori industriali maggiori e di più lunghe tradizioni del colosso economico tedesco. In effetti  a livello europeo la Germania produce il 24,4% dei 591 milioni di ettolitri erogati dal vecchio continente, contro il 13,4% del Regno Unito, secondo in graduatoria, il 9,8 della Spagna e il 9,0% della Polonia. L’Italia, con i suoi 13,46 milioni di ettolitri, copre il 3,6% del totale prodotto, preceduta dalla Francia (4,0%) e seguita dall’Irlanda (2,5%). Il resto dei paesi UE vede i Paesi Bassi coprire il 7,2%, la Repubblica Ceca il 5,3%, il Belgio il 4,9% e Danimarca, Austria e Portogallo ciascuno poco sopra il 2%. Non che i segnali non ci fossero stati è almeno a partire dal 1999 che i livelli di consumo segnavano decrementi. In quell’anno se ne bevvero 127,5 litri a testa, nel successivo 125,5, fino al 2003 in cui si infranse la barriera dei 120,0 litri registrandone 117,7 e così via fino al risultato 2007. Insomma un andamento costantemente negativo che avrebbe dovuto destare la preoccupazione degli operatori del mercato anche mettendo la curva tedesca in relazione a quella generale europea che non sembrava registrare cali tanto significativi, mantenendosi intorno ai 77, 78 litri pro capite. Numerose e diverse sono le cause della problematicità in cui versano le imprese teutoniche, caro – energia, rincaro delle materie prime, costo del lavoro più alto e inflazione più o meno galoppante stanno mettendo in ginocchio l’intero settore. La soluzione sembra consistere in una feroce selezione dei marchi, con particolare attenzione a quelli regionali, molti dei quali rischiano di passare di mano anche in multinazionali con sedi fuori dalla Germania. Un depauperamento del mercato interno che i produttori vorrebbero evitare ma che appare l’unica soluzione possibile, insieme al tentativo di fusione tra compagnie diverse. Sfide da vincere per intraprendere la conquista dei mercati esteri, in particolare di quello asiatico che sembra avviato sulla strada di un notevole incremento dei consumi. Dati recenti danno il continente con gli occhi a mandorla in crescita negli ultimi 5 anni del +40,3% essendo passato da 397 a 557 milioni di ettolitri, mentre l’Europa portava i milioni di ettolitri dai 515 del 2003 ai 591 del 2007 (+ 14,7) e l’America da 480 a 533 (+11,1%). Quello che pone il mercato orientale particolarmente appetibile è il consumo pro capite ancora molto al di sotto degli standard occidentali, se nel vecchio continente si attesta poco al di sotto degli 80 litri e nelle americhe raggiunge i 59 litri, in Asia si ferma ai 14 litri a testa, superiore soltanto ai consumi africani (9 litri ad abitante). Margini di crescita, perciò, assai ampi, mentre appaiono maggiormente impegnativi ulteriori aumenti negli altri continenti. Nella stessa Italia il trend appare positivo. Anche il 2007 ha portato ad un incremento dei consumi del +3,7% , attestando a 31,3 i litri bevuti da ogni nostro connazionale, meno della metà della media europea, mentre sul versante produttivo si è registrato un aumento del +5,0%. Da segnalare come un decisivo impulso alla crescita del fatturato delle aziende indigene venga dall’esportazione, e in questo caso i tedeschi dovrebbero prenderci come esempio, dal momento che il settore ha registrato un +36,7% rispetto al 2006, con il 54,0% ottenuto nei mercati inglese, sudafricano e statunitense. La Sueddeutsche Zeitung, maggior quotidiano di Monaco, ha definito la situazione una “tempesta in un bicchiere di…birra”

 

                                                                                 La redazione

 

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