Guida Michelin 2010

Come ogni anno, ormai dal lontano agosto del 1900, verso la fine di novembre appaiono, un po’ in tutto il mondo, le “attesissime” Guide Rosse Michelin che indicano al turista appassionato  con riconosciuta competenza i migliori ristoranti di ogni paese, attraverso l’attribuzione delle agognate (da qualsiasi ristoratore che si rispetti) stelle. Come ogni anno ci sono promossi e bocciati, infuriano le polemiche, fioccano i distinguo, ma rimane uno degli eventi di maggior richiamo nell’ambito della ristorazione internazionale.


Anche l’edizione 2010 ha destato scalpore e non è stata avara di novità. L’uscita annuale della più prestigiosa guida ai ristoranti del mondo,la Rossa Michelin, ha come sempre fornito a operatori e commentatori diverse occasioni di dibattito. Le sorprese hanno riguardato tanto gli aspetti internazionali che quelli più strettamente inerenti i singoli paesi. Sul piano generale la novità di maggior rilievo riguarda il numero di ristoranti cui sono state assegnate le tre stelle (il massimo del punteggio a disposizione) presenti nelle principali capitali del mondo, ebbene al primo posto, con notevole sorpresa, si piazza Tokyo che supera addirittura Parigi. E pensare che sono soltanto tre le edizioni giapponesi del pregiato vademecum, ma sono state sufficienti a segnare un clamoroso sorpasso. Il 2009 vedeva, come di prammatica, svettare con 10 locali Parigi, seguita a ruota proprio dalla metropoli asiatica con 9, quindi New York con 5, Lione con 3, Bordeaux, San Francisco, Londra e Roma con 1. Mentre la città eterna ha mantenuto le proprie posizioni, la capitale giapponese ne fa entrare ben tre nuovi e retrocedere uno. Ora per l’anno a venire bisognerà attendere marzo per sapere se ci sono stati avvicendamenti e new entry per quanto riguarda la Ville Lumiére, dal momento che soltanto allora avremo a disposizione la versione aggiornata che la riguarda. Analizzando bene i dati non sono soltanto riferiti ai locali top, è l’insieme della cucina orientale a raccogliere consensi. A tale proposito è importante sottolineare come siano ben 197 i ristoranti “stellati” per un totale di 261 stelle. Da più parti si è sottolineato come leggendo fra le righe si scopre che gran parte di questi templi del buon mangiare siano gestiti oppure si ispirino alla cucina transalpina. Lo chef  tra i più celebrati di Tokyo, Shuso Kishida a capo del “Quintessence” (ça va sans dire), è stato per anni alla scuola di Pascal Barbot, a sua volta patron del “tre stelle” parigino “Astrance”, mentre ben tre dei superdecorati della “grande mela” parlano francese (“Le Bernardin”, “Jean George” e “Daniel”) . Una strategia che unisce i diversi operatori del mercato della comunicazione, dalle istituzioni governative all’industria editoriale, alle aziende agroalimentari, nell’”imporre” la propria gastronomia come la più pregiata e prestigiosa del pianeta. Un esempio di come si possa sostenere l’economia nazionale attraverso la diffusione di strumenti unanimemente considerati di grande valore, esempio che andrebbe ben studiato da altri paesi che sono in grado di competere, pensiamo tanto al nostro che alla Cina, senza troppi timori reverenziali con i prodotti francesi. Tornando al nostro paese, invece, si registra un nuovo ingresso nel ristrettissimo empireo delle “tre stelle” che diventano 6 (la Francia ne conta 30) sull’intero territorio nazionale: “Da Vittorio”, a Brusaporto in provincia di Bergamo, dove la famiglia Cerea, Enrico chef e Roberto supervisore di sala, ha creato un locale di grande fascino capace di una cucina tradizionale ma mai banale, ricca di materie prime di altissima qualità. Per quanto riguarda, invece, le due stelle sono ben 7 i nuovi entrati, mentre ricevono una stella per la prima volta 24 ristoranti sparsi abbastanza equamente un po’ in tutte le regioni della penisola. Accanto alle notizie positive si registra anche qualche malumore e alcuni locali di prestigio chiudono i battenti. Ezio Santin, chef  stellato dell’”Osteria del Ponte” a Cassinetta di Lugagnano  nei pressi di Milano, esce da tutte le guide, seguendo a un anno di distanza un altro guru della gastronomia nazionale: Gualtiero Marchesi, e dichiara: “Sono 33 anni che siamo sotto esame, crediamo che oggi le guide non possano migliorarci ulteriormente”. Se poi fra i migliori entrano un numero significativo di ristoranti altrettanti ne escono, almeno 12 provvisti di stella hanno chiuso i battenti nel 2009, oltre al due stelle “Gambero Rosso” di San Vincenzo. “Tempi duri per i troppo buoni”.

 

 

 

                                                                      Mario Rossi

 

 

 

 

 

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