Hotel italiani: i peggiori d’Europa

Secondo un’indagine di Confindustria alberghi e Str Global nel 2008 gli alberghi meno frequentati del vecchio continente sono quelli della penisola. Un risultato che pone importanti interrogativi ad una classe imprenditoriale che nel tempo si era dimostrata dinamica e al passo con i tempi, tanto da condurre il sistema di accoglienza italiano ai vertici internazionali. Quali le cause di questa improvvisa debacle? 

        

Non sembra una nuvola passeggera la crisi che sta colpendo il settore alberghiero italiano. Da più parti ormai giungono segnali negativi: dalle posizioni dell’attuale sottosegretario con delega al Turismo Vittoria Brambilla che individua nell’arretratezza di alcune infrastrutture e servizi, e nel mancato coordinamento di un’efficace strategia condivisa da tutti gli operatori i principali mali del settore, all’appello del presidente di Federturismo Daniel John Winteler per un concreto intervento a sostegno della categoria da parte del Governo. Di recente giunge l’analisi di Confindustria alberghi che testimonia le difficoltà attuali del nostro paese nei confronti del resto d’Europa. Prendendo in esame i due principali indicatori economici, il tasso di occupazione delle camere e il rendimento finanziario delle stesse, si registrano performance nella penisola decisamente poco lusinghiere. Infatti, di fronte alla media continentale di un – 2,0% per quanto riguarda l’occupazione e di un -1,5% del rendimento, l’Italia annota un -5,1% nel primo comparto e un -7,4% nel secondo. Risultati ben inferiori, ad esempio, a quelli ottenuti dai principali competitor dell’area mediterranea, poiché la Francia può vantare addirittura esiti positivi in entrambi i segmenti (+0,7% nell’occupazione e +7,1% nel rendimento) e la Spagna decrementi assai meno rilevanti di quelli indigeni (rispettivamente -3,6% e -2,2%). Se poi focalizziamo l’interesse al solo mese di agosto l’andamento assume caratteristiche di vera e propria debacle: media europea -5,1% occupazione, -6,6% ricavi, Italia, i decimali raddoppiano, -11,7% e -11,9%, Francia -8,2% e -5,6%, Spagna -5,3% e-2,2%. La musica non cambia se affrontiamo l’analisi per singole città. Nonostante il patrimonio d’arte di valore ineguagliabile centri come Roma e Venezia palesano difficoltà concrete. In effetti il tasso di occupazione delle camere nei due centri urbani cala in maniera vistosa rispetto al 2007, di un -5,1% (da 70,1% a 65,0%) nella capitale e di un -4,2% (da 68,5% a 64,3%) nella laguna. Le cose vanno un po’ meglio per Milano che può vantare una migliore posizione nel circuito economico internazionale e riesce a limitare i danni ad un -1,1% (da 62,7% a 61,6%). Se si fa eccezione per Amsterdam, che registra un calo di presenze stimato intorno al -3,4% (da 79,1% a 75,7%), le altre capitali sembrano risentire meno della crisi, e tanto Parigi, +1,1% (da 76,5% a 77,6%), che Londra, +0,4% (da 80,3% a 80,7%), possono vantare incrementi anche se contenuti. “Non solo i dati relativi all’occupazione si presentano in seria flessione rispetto allo stesso periodo del 2007 – sottolinea il Presidente di Confindustria Alberghi Maria Carmela Colaiacovo – ma anche quelli relativi al “RevPar” (ricavo medio per camera disponibile) sono fortemente negativi. Un dato, questo, che rischia di generare pesanti riflessi anche in termini occupazionali per il settore”.  Anche i numeri del Governo diffusi dal sottosegretario Brambilla non appaiono confortanti: il +12,2% degli italiani è rimasto a casa rinunciando alle tradizionali vacanze estive, almeno nel periodo estivo, mentre gli arrivi degli stranieri sono calati del -5,7%, con punte davvero preoccupanti per quanto riguarda il pubblico statunitense, da sempre fra i maggiori estimatori del “bel paese”, che lamenta una flessione del -25,3%. Di sicuro la precaria situazione di Napoli, località privilegiata per il turista made in USA, e le fluttuazioni del dollaro nei confronti dell’euro non hanno favorito il viaggio transoceanico, ma il male delle strutture di accoglienza indigene deve, a nostro avviso, considerarsi più profondo e di carattere non esclusivamente congiunturale. Un segnale in tal senso viene dalle statistiche di Federculture, associazione nazionale dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attività legate alla cultura e al tempo libero, secondo cui i musei statali hanno subito a Ferragosto un calo di visitatori rispetto all’anno precedente di un -7,27%, mentre più in generale nel trimestre giugno-agosto il tasso di occupazione alberghiera nelle città d’arte conferma con il -6,0% il trend fortemente negativo. “Materie importanti come il turismo richiedono un’attenzione particolare”, afferma il premier Silvio Berlusconi, e nel frattempo, per ragioni di bilancio, il budget dell’Enit (Agenzia Nazionale del Turismo) è stato dimezzato per i prossimi tre anni.

 

 

                                                                        La redazione

 

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