Huttopia

Ancora una volta dalla Francia ci arriva notizia di un nuovo  movimento di opinione favorevole alla riscoperta del campeggio come metodologia di vacanza. Però attenzione, non è la crisi economica a determinare il ritorno al soggiorno all’”aria aperta”, bensì uno stile di vita alternativo che sta trovando adepti in prevalenza tra la classe media con buon reddito e alta scolarizzazione .

 

Quando, da studente universitario, si avvicinava l’estate me ne andavo presso un amico grossista di articoli da regalo a lavorare come magazziniere (mezza giornata perché il resto era dedicato allo studio). Iniziavo alle sette a scaricare i camion con i prodotti e me ne andavo intorno all’ una e mezza, due del pomeriggio. Grazie a quel mese di facchinaggio riuscivo a racimolare i soldi per affittare una tenda e andarmene in giro con gli amici. I soldi erano, comunque, risicati e più si stava attenti con le spese e più tempo si riusciva a girare. La vita in campeggio è dura. Il mattino devi stare attento a dove hai posizionato la tenda perché dove c’è il sole di sera non c’è di mattina, i posti migliori sono sempre presi, i bagni ogni volta intasati, le vivande tendono a marcire con velocità stratosferica oppure a sostentare il parco di formiche locali e via dicendo. Il sogno di ogni vero campeggiatore è un comodo albergo, se al mare, magari con aria condizionata in  camera. Nei pressi di Parigi, e precisamente nei vasti boschi di Rambouillet ad appena 50 chilometri dalla capitale, da qualche tempo è tornato di moda il camping, però rispetto al passato non si è costretti a sceglierlo per necessità, nel tentativo di conciliare un periodo sufficientemente lungo di ferie con la possibilità di trascorrerlo fuori casa, ma è un segno ulteriore di differenziazione dalla moltitudine (massa?) dei vacanzieri. In patria li chiamano bobo, acronimo di bourgeois bohémien, e sono i rampolli della buona società transalpina, di solito dirigenti di alto livello nella pubblica amministrazione oppure nelle principali aziende private, che stanchi di salire e scendere da aerei, dei fusi orari contrastanti, delle suite dei maggiori alberghi internazionali, vanno alla ricerca della natura, del silenzio, della semplicità della vita. I creatori della nuova tipologia di vacanza l’hanno, furbescamente, chiamata huttopia mescolando il nome dell’isola perfetta e inesistente descritta da Tommaso Moro nella sua celebre opera letteraria e filosofica (appunto Utopia), con hutte definizione indigena  della piccola casa costruita da ragazzi fra i rami degli alberi. Del resto il desiderio di pace ecologica è ben rispettato ma in versione chic. Le roulotte, le tende e le capanne a disposizione sono costruite con rigoroso rispetto per l’ambiente: il legno utilizzato risulta non trattato, le lampade sono tutte a bassa tensione, è attivo un dispositivo teso al recupero dell’acqua piovana e i gabinetti forniti di limitatore di consumo, piscina super attrezzata ma senza cloro, che si ripulisce con le alghe sistemate sul fondo. Ambiente bucolico e incontaminato il cui solo rumore è il canto degli uccelli. Il tutto in versione super lusso con un livello di servizio paragonabile a quello di un hotel cinque stelle. Il programma tipo di una giornata prevede: camminata alla scoperta della grande foresta, degustazione all’aperto delle specialità bio prodotte sul posto, visita alla riserva ornitologica e serata al cinema en plair air. Il costo è tutt’altro che “popolare” 94 euro al giorno a persona. Gli ideatori di questa nuova formula che sta avendo un significativo successo dichiarano di voler nobilitare la formula della vacanza in camping, togliendole quella patina di volgarità e di approssimazione che il tempo e le esperienze precedenti le avevano cucito addosso. “Essere campeggiatori significa prima di tutto cercare un rapporto diretto e semplice con la natura – afferma Céline Bossanne, che huttopia ha inventato -, ma anche una certa avventura e una totale libertà, limitata solo dalle esigenze della natura”. Insomma l’ulteriore occasione offerta agli annoiati esponenti della classe benestante e colta di poter raccontare esperienze diverse dal solito albergo extralusso in Normandia o lungo il corso della Loira. Ad oggi sono almeno una decina le huttopie sparse un po’ in tutta la Francia e delle nuove stanno nascendo nel Perche e nei Pirenei, e tutto fa pensare che presto usciranno dai confini francesi per espandersi un po’ in tutta Europa. Forse sarà la volta buona per rendere alcuni alberghi, ora inaccessibili ai più, disponibili per coloro che si accontentano delle comodità offerte dal progresso tecnologico, sempre però nel rispetto e nella salvaguardia di madre natura.

 

 

                                                                          Egidio Crispoldi

 

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