I segreti della birra

Nonostante debba essere considerata una delle bevande più antiche del mondo, si sono trovate indicazioni per la sua realizzazione in antichi papiri egiziani, continua a fare proseliti. La birra è l’unico tra gli alcolici il cui consumo, crisi o non crisi economica, cresce costantemente. Un numero sempre maggiore di utenti, in gran parte giovani, la pone in cima alla liste delle proprie preferenze. È bene, perciò, conoscere a fondo tale prodotto per essere in grado di offrirlo alla propria clientela nel migliore dei modi.

 

Il più delle volte, quando al bar o in pizzeria chiediamo una birra, il nostro interlocutore si accontenta di sapere se la vogliamo alla spina o in bottiglia e di quale colore (chiara, scura, rossa) la preferiamo. Eppure, essendo un prodotto dalla storia antica e complessa, ne esistono un numero davvero incredibile di varietà. Negli ultimi anni, grazie al continuo ampliamento del mercato e alla facilitazione dei trasporti, si è favorita una diffusione assai più ampia dei diversi tipi di birre provenienti da ogni parte del mondo e si è creata una consistente fascia di consumatori maggiormente attenti alla qualità del servizio e alle caratteristiche delle differenti  merceologie. In effetti come qualsiasi prodotto di qualità anche la birra, per poter essere gustata al meglio, ha bisogno di alcune accortezze nel momento in cui viene servita. Ad esempio un’importanza considerevole assume il bicchiere. Prima di tutto è fondamentale che sia ben pulito, in particolare da macchie di grasso o detersivo, per poter osservare il colore del liquido e la sua limpidezza, e per evitare alterazioni a una corretta formazione della schiuma, fattore essenziale di una birra di qualità dal momento che la sua presenza sprigiona la componente aromatica e non permette il contatto del contenuto con l’aria ritardandone l’ossidazione. Un altro elemento cui fare attenzione è la temperatura del contenitore che si consiglia sempre un poco più bassa dell’ambiente, magari lasciandolo per qualche istante sotto un getto di acqua fresca. Infine ogni tipologia di birra va proposta in un bicchiere specifico, per le chiare e a bassa gradazione alcolica (pilsner ed alcune lager) si consigliano bicchieri alti e slanciati. Altro fattore da tenere sotto controllo è la temperatura in cui si serve la bevanda, aspetto che contribuisce in maniera essenziale ad assecondare ed equilibrare le caratteristiche del prodotto. Una Weizen fornisce il meglio di sé quando è sorbita dagli 8 ai 10 gradi, mentre una Trappist ha bisogno di essere sorseggiata, magari accompagnata da piccole porzioni di formaggio, a non meno di 11 – 16 gradi, al fine di poterne gustare appieno i complessi aromi. Ultimo elemento del servizio da tenere sotto controllo è la conservazione, poiché anche in questo caso esistono varietà che vanno consumate vicine al periodo di produzione, mentre altre che è meglio lasciare decantare più a lungo. In ogni caso è bene ricordare che una birra scaduta non è assolutamente un prodotto nocivo alla salute, ma soltanto meno fragrante. Anche il riempimento del bicchiere deve seguire una procedura standard, sia se effettuato alla spina o dalla bottiglia. In principio il bicchiere deve essere inclinato a circa 45°, non deve cozzare il bordo con la fonte di emissione del liquido, e rimanere a questa inclinazione fino al formarsi di un paio di dita di schiuma, quindi è necessario raddrizzare lentamente il contenitore facendo in modo di convogliare il flusso di birra al centro dello stesso, allontanandolo gradualmente. In questo modo la maggiore forza della birra che cade nel bicchiere farà montare la schiuma fino al livello desiderato. Indicazioni importanti per chi intende migliorare il proprio livello di servizio intorno a un prodotto apprezzato ormai, secondo i dati forniti da una recente ricerca di mercato commissionata alla società Makno da “Assobirra”, dal 58,5% degli italiani (ben oltre i 30 milioni di potenziali clienti), e che nei consumi fuori casa (ristoranti, pizzerie, trattorie) è preferito dal 20,6% degli avventori rispetto al 18,0% che affermano di scegliere il vino. Anche al di fuori dei pasti l’11,3% dei nostri connazionali si disseta con un bel boccale della bionda bevanda, un + 2,6% rispetto allo scorso anno. Da tenere presente, per meglio comprendere la ragione di questo articolo, che 1 italiano su 4 si ostina a berla senza le proverbiali “due dita” di schiuma, mentre solo un quarto dei consumatori odierni (il 25,3%) si accontenta di sorbirla da un bicchiere qualsiasi. Un ultimo dato: la tipologia preferita rimane la classica e versatile “chiara”, lager o pils, seguita da quelle al frumento, weizen e blanche.

 

        

                                                                 Sam

 

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