Il buono che avanza…

In America, così come in tanti altri Paesi è una consuetudine ben radicata, addirittura una normale e buona abitudine farsi “impacchettare” gli avanzi del proprio pranzo (o cena) e portarli tranquillamente a casa, per gustarli il giorno successivo ed evitare di cucinare. Nel Bel Paese che ha sempre fatto degli sprechi e delle abbondanze mangerecce il simbolo di un benessere ahimè sempre più lontano è sempre stata considerata cattiva educazione anche solamente pensare di portare a casa gli avanzi di un pranzo o di una cena al ristorante.

Ma oggi vuoi perché la crisi si fa sentire e continua a spaventare sempre di più, vuoi perché ci si è accorti, anche grazie a una stima dell’Università Bicocca di Milano, che la quantità di cibo che viene sprecata ogni anno è pari a circa trentasette milioni di euro, una cifra che, sempre secondo le stime dell’Università Bicocca, sarebbe sufficiente a sfamare più di quaranta milioni di persone, le cose stanno incominciando a cambiare.

In questo contesto, economico e sociale, si colloca il progetto “Il buono che avanza” promosso dalla Onlus “La Cena dell’Amicizia” su iniziativa di Cornelia Pelletta, critico gastronomico per professione e volontaria  dell’associazione per passione, che ha avuto subito il sostegno di Slow Food Milano, Legambiente Lombardia e Comieco, ed è stato patrocinato  dall’Assessorato alla Salute del Comune di Milano, cui hanno aderito una ventina di ristoranti tra Milano e provincia.

Tra i primi ad essersi dimostrati entusiasti del progetto Pietro Leemann del ristorante Joia di Milano e Davide Oldani del D’O di Carnaredo. Tutti i ristoranti che hanno aderito espongono la locandina che spiega il progetto con il logo dell’iniziativa, un bollino rosso con all’interno un sacchetto bianco che mentre si riempie di cibo e di bottiglie di vino, strizza l’occhio all’avventore di turno. Attraverso tale iniziativa i ristoratori “spingeranno” i propri clienti a non lasciare a tavola, niente di quello che hanno ordinato e non consumato. Un sacchetto, doggy bag per dirla all’americana, che non serve a portare gli avanzi del pasto fuori casa al più fedele amico dell’uomo, ma che ha tutt’altro scopo. Un sacchetto che strizza l’occhio e che “ammicca” con l’intento di sensibilizzare tutti sull’eccessivo spreco di cibo che si fa tutt’oggi nonostante la crisi economica che attanaglia ancora il nostro paese e il persistere di una condizione di indigenza in buona parte della popolazione mondiale.

Al progetto che farà nascere dei ristoranti “avanzi zero”, e che potrebbe dar vita ad una vera e propria rivoluzione culturale, andando a cambiare le abitudini di consumo fuori casa degli italiani, possono aderire tutti, ristoranti, pizzerie, catering, enoteche e osterie.

La rivoluzione è partita, come al solito da Milano, con la speranza che presto coinvolgerà buona parte dei ristoratori, e dei clienti nostrani.

 

 

                                                                                       

 

                                                                  Pasquale Mastropasqua

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