Il conto si paga con l’arte!

Da qualche tempo una schiera sempre più vasta di strutture di accoglienza adotta un metodo particolare di offrire alla propria clientela prodotti di qualità nell’ambito culturale, raggiungendo, al contempo, un altro obiettivo: quello di contenere i costi di gestione. Infatti dall’Europa agli Stati Uniti sono numerosi gli albergatori che forniscono soggiorni gratuiti ad artisti in cambio delle loro prestazioni. In questo modo si fornisce alla clientela un cartellone di attività in continuo aggiornamento, che differenzia in maniera significativa la propria offerta.      

 

                                                                    Egidio Crispoldi

                                                                          

In un panorama che tende all’appiattimento degli standard di servizio con un generalizzato livellamento dell’offerta, qualsiasi fattore di personalizzazione riesce ad amplificare il carattere di originalità della propria struttura. Stiamo parlando del mercato alberghiero e di una tendenza all’omologazione che tende ad uniformare, naturalmente all’interno delle singole categorie, le proposte messe a disposizione del pubblico. In tale contesto l’unico elemento di chiara differenziazione rimane il prezzo e intorno a quello si consuma la guerra  sui margini di guadagno dei differenti gestori. Una guerra che, se da un lato sembra favorire il consumatore, dall’altro mette in seria difficoltà una parte sempre maggiore di operatori. Perché diciamo che sembra favorire il consumatore, perché la possibilità di praticare prezzi più bassi, se messa in relazione alla necessità di ottenere comunque un margine sufficiente di guadagno per il gestore, si ottiene abbassando la qualità del servizio (personale specializzato, orario di apertura degli spazi di intrattenimento, disponibilità dei dipendenti) e delle materie prime con cui si realizzano i prodotti destinati alla clientela (qualità della ristorazione, attrezzature per l’esercizio fisico, componenti della toiletterie). Ecco allora spuntare qua e là idee che si propongono di ovviare a tale problematiche, nel tentativo di sottrarsi a questa specie di gioco al massacro. In tale direzione si muovono alcuni albergatori, in un pò tutto il mondo, che, in cambio delle proprie opere di ingegno, offrono soggiorni gratuiti ad artisti più o meno famosi. Il primo a praticare questo tipo di scambio è stato il celeberrimo “Chelsea Hotel”, sulla 23esima di Manhattan (NY), dove potevi incontrare, Madonna, Bob Dylan, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Sid Vicious, Basquiat. Certo non tutti possono barattare vitto e alloggio con artisti di questo calibro, ma spesso i talenti hanno bisogno di tempo per manifestarsi appieno. In ogni modo anche proporre ingegni esordienti rappresenta un importante tentativo di movimentare, attraverso le espressioni creative, un pacchetto di offerta che spesso costringe i clienti a rientri in camera anticipati oppure a fughe notturne in cerca di diversivi per passare la serata. L’ospitalità mette in condizione l’artista, che condivide con il pubblico gli spazi comuni, di dialogare intorno alla sue proposte e alle reazioni che le sue performance esercitano sugli spettatori, mentre questi ultimi possono manifestare “ a caldo” impressioni e chiedere chiarimenti direttamente all’autore. Insomma un modo di creare interesse e di coinvolgere persone in eventi culturali significativi. Iniziative che permettono di creare un vero e proprio “cartellone” di eventi, capace di coprire diversi periodi dell’anno, con un’attenzione maggiore magari ai momenti di bassa stagione, nei quali la clientela, per ragioni climatiche o meteorologiche, appare più favorevole a restare in albergo la sera. La realizzazione di un programma di piccole manifestazioni raggiunge almeno un paio di obiettivi apprezzabili: un primo relativo alla caratterizzazione della propria struttura, caratterizzazione che può essere più o meno accentuata dalla scelta delle aree intellettuali di intervento (poesia, piuttosto che scultura, pittura e via dicendo), un altro legato all’opportunità di mantenere alta l’attenzione nei confronti dell’attività grazie a un’articolata e costante campagna di comunicazione. Trovare argomenti per parlare di continuo con curiosi o avventori, rappresenta un ottimo strumento di promozione. Ha scelto questa strada il “Clarion Hotel”, nel cuore di Södermalm il quartiere culturale di Stoccolma che si contraddistingue anche per essere un luogo d’incontro per gli abitanti della città, il quale accetta le diverse manifestazioni artistiche in cambio dell’osservanza di due regole fondamentali: il soggiorno (una camera doppia per una notte) non può essere utilizzato per più di due volte l’anno e la proprietà delle opere deve essere ceduta interamente al Clarion. Del resto nelle pagine web di presentazione si definisce: “Un Hotel con forte personalità, un Hotel che osa essere diverso”, ben interpretando le opportunità pubblicitarie connesse al posizionamento scelto sul mercato. Qualcosa si muove in tale direzione anche in Italia. Infatti è stato creato, in una delle aree geografiche più vivaci della penisola: il Salento, il circuito Culturanze, che raccoglie una serie di strutture di accoglienza di genere differente (masserie, agriturismo, alberghi, pensioni), capace di mettere a disposizione, a coloro che intendono cedere per alcune ore il proprio talento (non solo arte, ma anche storia, scienza, archeologia), una settimana di soggiorno nei complessi che aderiscono all’iniziativa. La dimostrazione che almeno qualche volta, nonostante lo scetticismo di qualche ex ministro, anche la cultura paga.

 

 

 

 

Le opere rappresentate sono state realizzate da Alfonso Sorrentino

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