Il food porn

La dilagante tendenza di fotografare i piatti nel momento in cui arrivano in tavola, ha trovato una regolamentazione normativa in alcuni paesi e comincia ad essere oggetto di studi approfonditi sulle conseguenze che ha sulla nostra psiche.

L’espressione “fate l’amore con il sapore”, suona sicuramente conosciuta a molti, forse quasi a tutti, perché da alcuni anni è il claim che identifica lo spot televisivo di una famosa marca di jogurt. Ma la voglia, spesso spasmodica, di fare l’amore con il sapore ha generato negli ultimi anni una delle tendenze più odiata dagli chef, sia chiaro, intendiamo chef stellati, famosi o quantomeno con la “C” maiuscola.

Food Porn - Spaziohoreca.itStiamo parlando del “food porn”, ossia ” la mania di fotografare ciò che si sta per mangiare e di condividere gli scatti in rete attraverso i vari social network. Una volta si facevano (e pubblicavano) foto, con i familiari, con gli amici, con il partner e anche con il proprio cane o gatto, oggi accanto a questo tipo di scatti va di moda quello al piatto che si sta per gustare. Per dovere di cronaca diciamo che l’espressione “food porn” è apparsa per la prima volta nel libro “Female Desire:Women’s Sexuality Today”, un libro del 1984 della scrittrice Rosalind Coward, la quale riteneva che la presentazione del cibo, l’estetica del piatto, le modalità del servizio, sono più importanti della stessa persona che l’ha cucinato, degli ingredienti che ha utilizzato e di come lo ha preparato. È la presentazione del cibo che ha la maggiore importanza, perché è questa che genera un desiderio irrefrenabile, pari a quello sessuale. In pratica la scrittrice britannica ha coniato l’espressione per descrivere una tale ossessione per il cibo “da guardare” che presenta quasi i canoni della pornografia.

Il problema che si pone oggi è che grazie alla tecnologia digitale (smatphone, tablet e via dicendo) e ai diversi social network, quella del “food porn” è diventata una tendenza a dir poco dilagante…

Qual è il problema? Il problema è l’immagine! Se la tendenza fa piacere a molti operatori della ristorazione professionale, sia perché riesce a far concentrare l’attenzione del cliente davanti al piatto che gli è stato servito e, cosa che non disturba mai, rappresenta anche una bella forma di pubblicità, agli chef di cui sopra, quelli con la “C” maiuscola, la cosa disturba e anche non poco. Il fenomeno raccoglie diverse tipologie di “appassionati”, da quelli che si misurano con i food blogger, a quelli che scattano in qualsiasi posto si siedano per mangiare, dai fotografi professionisti, ai semplici possessori di uno smartphone. I più fanatici arrivano anche a compiere le acrobazie più strane, spostando tavoli, salendo sulle sedie, scattando più immagini, con e senza flash, da questa, piuttosto che da quell’altra angolazione, lasciando raffreddare il piatto, compiendo uno sgarbo enorme ad uno chef attento e preparato che si è adoperato per far arrivare in tempo il suo piatto in tavola alla giusta temperatura di servizio.

In Germania, la cosa è diventata talmente fastidiosa, che la Corte federale tedesca, ha ampliato la sua definizione di copyright, includendovi anche cibo “curato in modo elaborato”. In pratica, in virtù di questa decisione, le pietanze sarebbero di proprietà esclusiva del loro creatore, lo chef appunto, e senza il permesso dell’autore potrebbe essere illegale pubblicare le foto sui vari social network e in rete. Il divieto è arrivato anche in Francia (a Parigi in particolare) e probabilmente piano piano si diffonderà un po’ ovunque, o almeno nei paesi che hanno uno forte tradizione culinaria e tanti chef con la “C” maiuscola, anche perché uno studio del Crossmodal Research Laboratory di Oxford ha dimostrato che il vedere spesso immagini di cibi fa saltare gli stimoli inibitori attivando reazioni psicologiche e fisiologiche che ci spingono a nutrirci fuori da ogni bisogno… facendoci inevitabilmente ingrassare.

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