Il gioco delle carte allunga la vita

I primi risultati di una ricerca effettuata negli Stati Uniti dall’Università di Irvine in California, diffusi recentemente, intorno agli elementi e alle condizioni di vita che ne allungherebbero la durata mantenendo a pieno la lucidità mentale, ritardando, cioè, l’avvento di alcune forme di demenza senile quali l’Alzheimer oppure l’insorgere di ictus, ne individuano uno in particolare che sembra produrre risultati di notevole efficacia: l’applicazione  costante e metodica al gioco delle carte. In pratica al tavolo verde più che giocare si rimanda la dipartita.

                 

Una fiorente e sublime letteratura, basti pensare ad autori quali Dostoevskij e Landolfi, ha rappresentato il giocatore, compreso quello appassionato delle carte, come un essere in preda ad una febbre irrefrenabile e pericolosa, che può condurre alla pazzia oppure all’annientamento della propria personalità e, quindi, il più delle volte ad una prematura fine dell’esistenza. Insomma attenzione al gioco perché si rischia la vita. Le descrizioni riguardavano in massima parte persone relativamente giovani nel pieno delle capacità intellettive alle prese con il funesto demone. Le nuove rivelazioni diffuse da uno studio dell’Università californiana di Irvine propongono una visione del gioco delle carte ben diversa. Secondo i ricercatori statunitensi, infatti, l’attenzione che viene riservata dal giocatore a seguire lo sviluppo della partita tiene in allenamento il cervello, mantiene in piena attività la memoria e il soggetto corre meno rischi di sviluppare forme di demenza. Dallo studio, iniziato su un campione di 9.000 donne e 5.000 uomini nel 1981, emergono almeno cinque attività consigliate per evitare un preoccupante rallentamento delle facoltà cognitive: 1. Studiare una lingua, 2. Giocare a carte, 3. Esercitare la memoria, 4. Arricchire le proprie relazioni sociali, 5. Praticare esercizio fisico che garantisce una buona irrorazione del cervello. Vengono consigliate non meno di 3 ore al giorno da dedicare ad attività intellettuali, fra cui è compreso il gioco delle carte. Quest’ultimo somma almeno un paio dei consigli elaborati dagli studiosi: quello riferito all’esercizio cognitivo e l’altro relativo alle relazioni umane. Da tempo immemorabile il luogo deputato al gioco delle carte è il bar. Li ci si incontra, giovani e meno giovani, con gli amici per dedicare un po’ del tempo libero alla partitella quotidiana. I giocatori più accaniti, e spesso anche i più esperti, sono proprio gli anziani, i pensionati, coloro che hanno più tempo a disposizione da dedicare al bar e agli amici. Sono loro che controllano con attenzione gli scarti e contano mano dopo mano l’uscita delle carte. Ed è questo il lavoro maggiormente utile a mantenere in forma il cervello. Forse da parte degli esercenti è il caso di ripristinare una serie di spazi da dedicare a tali attività, magari destinando una serie di tavolini al gioco delle carte. Si potrebbero allestire tornei e predisporre premi, sempre beninteso impedendo lo svilupparsi del gioco d’azzardo. Di solito in palio ci sono soltanto ghiotte consumazioni. A ben pensare esistono fattori importanti che consigliano i baristi a riflettere con attenzione intorno a questa ipotesi: un primo consiste nel numero sempre crescente di persone che accedono alla cosiddetta “terza età”. Al momento in Italia gli individui maschi o femmine superiori ai 60 anni sono oltre il 20,0% della popolazione totale e le stime per il futuro vedono la percentuale in aumento. Più di 11 milioni di cittadini con molto tempo libero a disposizione e bisognosi di amicizia e di luoghi dove poter trascorrere in modo piacevole la giornata. Una seconda considerazione consiste nella disponibilità economica di queste persone che, anche se una buona parte deve fare i conti con una pensione modesta, possono disporre su di un reddito fisso. Un altro elemento a favore di tale decisione, che interessa la sfera morale ed etica più di quella commerciale, si riferisce alla reale possibilità di offrire un sostegno concreto all’integrazione sociale degli anziani. “Le connessioni umane sono fondamentali – ricorda uno dei medici che ha coordinato la ricerca californiana, la neurologa Claudia Kawas -, le chiacchiere tantissimo: una mente sana se sta da sola si svuota e più si sta con gli altri e più ci guadagnano corpo e cervello”.

 

 

 

 

 

                                                             Sam

 

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