Il museo diventa albergo

Che ne pensate di passare la notte in compagnia di alcune fra le più importanti  opere d’arte mai prodotte nel corso della storia dal genio umano? Al museo Guggenheim di New York a partire dal mese di novembre è possibile. La prestigiosa sede espositiva della “grande mela” apre le porte, anche di notte, a tutti coloro che intendono vivere in maniera più esclusiva e personale il rapporto con alcune fra le più rappresentative espressioni dell’arte di tutti i tempi. 

        

L’idea è partita da un artista belga – tedesco che vive a Stoccolma. Carsten Höller, classe 1961, ha proposto al Guggenheim di  New York di inserire in catalogo una propria creazione rappresentante una camera da letto “girevole” (Revolver Hotel Room) all’interno dello stabile a forma di conchiglia, soluzione architettonica di uno dei più rappresentativi architetti del periodo a cavallo fra XIX e XX secolo: Frank Lloyd Wright inaugurata nel 1937 in piena Fifth Avenue ai bordi di Central Park, che fosse anche in grado di accogliere in modo concreto e reale gli appassionati d’arte per metterli in condizione di trascorrere una notte al museo. La struttura ideata da Höller, non nuovo ad iniziative del genere (nel 2006 sparse nella sala turbine della Modern Tate Gallery di Londra una serie di ripidi scivoli per divertire i visitatori) è composta da quattro dischi girevoli di colore nero in continuo, quasi impercettibile movimento (per compiere la rotazione completa impiegano due ore) in cui sono posti un letto matrimoniale, un armadio, un tavolino con due sedie, il minibar, tutti rigorosamente bianchi. In un momento in cui le risorse economiche dedicate da istituzioni e privati ai luoghi di esposizione si fanno sempre più esigue ed episodiche, alla direzione del prestigioso istituto non è parso vero di incrementare le occasioni di arricchimento delle entrate. Così in quattro e quattr’otto si è messa in vendita, per la cifra di 300 dollari a notte, tranne i giorni di festa quali Natale e Capodanno in cui il costo sale a 800 euro, per un determinato periodo l’opportunità di giacere insieme ai Picasso, ai Kandinski, ai Modigliani, agli Chagall. Le prenotazioni sono piovute copiose e si è scatenata una vera e propria gara per essere i primi a poter usufruire dell’ occasione davvero unica. Sbaragliando gli oltre mille newyorkesi che si sono precipitati a telefonare al Guggenheim, ha vinto l’attrice Chloe Sevigny (Boys Don’t Cry, Dogville, Melinda e Melinda) che potrà soddisfare il sogno condiviso con molti collezionisti e amanti dell’arte. Il servizio propone la possibilità di compiere il giro delle sale indossando un comodo pigiama oppure in alternativa una sobria vestaglia messa a disposizione dall’organizzazione,con ai piedi comode pantofole, in assoluta solitudine e senza limiti di tempo, tranne, come novelle Cenerentole, scomparire alla riapertura mattutina della struttura. Gli ospiti non possono, però, scattare foto e entro le 8,30 del mattino devono lasciare la stanza per mettere in condizione il personale addetto di compiere le pulizie in vista dell’apertura al pubblico prevista per le ore 10,00. Comunque ci sarà tempo per consumare una colazione a letto composta da caffè e croissant, farsi una bella doccia e lasciare belli riposati l’opera d’arte (la definizione corretta sarebbe “installazione”) fino a pochi istanti prima utilizzata come giaciglio. Un’idea che sembra aver riscosso un successo immediato quanto clamoroso, che ha suggerito ai dirigenti della “multinazionale dei musei” di estendere anche alle altre sedi, sparse un po’ in tutto il mondo, la stimolante iniziativa. Quindi entro qualche anno gli amatori potranno decidere in compagnia di quali capolavori dell’arte di tutti i tempi trascorrere una notte, fra quelli presenti nelle sedi Guggenheim di Venezia, Bilbao, Berlino, Las Vegas. E in arrivo ci  sono ben altre quattro sedi ancora in costruzione a Guadalajara in Messico (inaugurazione prevista per il 2009), ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti (termine dei lavori entro il 2011), a Bucarest capitale rumena (apertura nel 2010) ed a Vilnius in Lituania (visitabile anch’esso dal 2011). Un’iniziativa di marketing capace di aprire nuove prospettive al turismo nazionale ed internazionale e di accrescere le asfittiche entrate di poli museali i cui bilanci appaiono in continua sofferenza. Il paese che detiene il primato mondiale di opere d’arte e che può annoverare una quantità di musei decisamente notevole (tra pinacoteche e raccolte ne esistono oltre 3.000), fra i più ricchi di opere dal valore inestimabile come l’Italia, sembra reagire con freddezza all’iniziativa statunitense: “…la trovata del Guggenheim non la vedo come modello per noi, non ci serve questo genere di marketing”, afferma Cristina Acidini direttrice del polo museale fiorentino. Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti…

 

                                                                         Egidio Crispoldi

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *