Il ristorante vietato ai bambini

Nei giorni scorsi è salito alla ribalta delle cronache il ristorante – pizzeria – pasticceria Sirani di Bagnolo Mella nel bresciano per il divieto di ingresso per i bambini.

 

Che oggi le coppie childfree, quelle che per scelta non vogliono bambini, che non vanno assolutamente confuse con le coppie childless che sono quelle che li vorrebbero senza però riuscire ad averne, costituiscono un quarto delle coppie della società occidentale è un dato di fatto, che stia nascendo un vero e proprio business childfree, compagnie aeree che lanciano voli childfree per lo più diretti verso villaggi turistici e alberghi che hanno la stessa filosofia, anche…  ma fa comunque scalpore il caso di Sirani, locale di Bagnolo Mella in provincia di Brescia per il suo divieto di ingresso per i bambini dopo le ore 21:00. 

Il caso è esploso a fine gennaio in seguito ad alcune recensioni pubblicate su alcuni siti specializzati con cui qualche avventore pur riconoscendo che il locale è molto carino e pur sottolineando la bontà del rapporto qualità prezzo, evidenziava la presenza di “strani cartelli” che vietavano l’ingresso ai bambini.

Va detto subito che il divieto vale solo per i bambini di età inferiore ai 10 anni e comincia dalle ore 21:00 e che questa filosofia del locale ha origini ben lontane, è stato infatti nel 2007 che è stato affisso il primo cartello con il quale si invitavano i genitori ad essere responsabili e i bambini educati e contestualmente si vietava l’ingresso a quelli di età inferiore ai 10 anni dopo le 21:00. I titolari del locale non fanno una piega e ribattono sostenendo che la loro è una regola vecchia e che i loro clienti sono soddisfatti, invitando tutti quelli a cui la cosa non piace ad andare da un’altra parte.

Sul caso si è pronunciato anche il Presidente di Fipe – Confcommercio Lino Stoppani il quale moto chiaramente ha sostenuto le ragioni del ristorante Sirani:” Da un punto di vista formale, il provvedimento non presenta criticità. Un pubblico esercizio può rifiutare una prestazione se esistono giustificati motivi che lo impongono. Gli schiamazzi, il pianto o le intemperanze proprie dei piccoli possono costituire valide giustificazioni. Inoltre, un esercente ha il diritto di caratterizzare la sua offerta, imponendo dei vincoli di accesso – sul vestiario, sul genere, sull’età, eccetera – assumendo i rischi imprenditoriali conseguenti.
Ogni vincolo di accesso pone un limite commerciale che può indebolire o rafforzare la scelta a secondo del gradimento che la stessa riceve”.

Lino Stoppani pone poi l’accento anche su un altro aspetto: ”Inoltre è da considerare che l’eventuale somministrazione di alcol ai minori effettuata dai loro genitori all’interno dei pubblici esercizi è imputabile alla responsabilità penale dell’esercente. Il provvedimento ha anche riflessi educativi e sociali che non spetta alla Fipe commentare, ma che completano un ragionamento che giustifica decisioni che potrebbero essere non correttamente interpretate, ma assolutamente legittime”.

L’Italia si sa, è il paese delle polemiche e del (finto) buonismo, ed ovviamente da molte parti sono arrivati commenti di indignazione. Cosa dire, beh, sicuramente quella di vietare l’ingresso ai bambini in un locale è una scelta impegnativa, che è sicuramente discutibile ma che non può essere assolutamente paragonata, come qualcuno ha fatto, al divieto riferito agli animali domestici e ai cani in particolare. Del resto è facoltà di ogni titolare di locale costruire la propria offerta per un target determinato che può non comprendere la “vivacità” dei bambini e la scelta va comunque rispettata indipendentemente dal fatto di essere d’accordo o meno. Magari sarebbe  stato meglio usare una forma diversa, del tipo “Vietato l’ingresso a genitori maleducati e incuranti del disturbo che l’innocenza dei loro bambini può arrecare agli altri clienti”… anche perché siamo poi tanto sicuri che ai bambini piaccia andare al ristorante?

 

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