L.A.: pagelle per gli ambulanti

La metropoli californiana, da anni all’avanguardia nell’applicazione della legislazione sul controllo degli alimenti, vara una nuova normativa che equipara furgoni e chiostri ambulanti ai locali dedicati alla ristorazione, accomunandone la regolamentazione anche dal punto di vista delle regole igienico – sanitarie. Una decisione che tutela il benessere dei consumatori di fronte a un fenomeno che sta assumendo proporzioni considerevoli in un po’ tutto il territorio statunitense, tanto è vero che molti altri comuni hanno deciso di seguire l’esempio della “città degli angeli”.

A partire dal 1997, anno in cui entrò in vigore per i ristoranti l’obbligo dell’esposizione alla clientela della valutazione sull’igiene del locale, il numero di cittadini di Los Angeles ricoverati all’ospedale per problemi all’apparato digerente è calata del 13,0%. Un risultato notevole, dovuto alla classificazione in “A”, “B” e “C” delle singole strutture, in considerazione del livello di pulizia raggiunto e dell’osservanza alle regole predisposte per la salvaguardia della salute pubblica. Esito che convinse molti altri importanti centri della grande nazione americana a seguirne l’esempio. Confortata dalla correttezza delle decisioni prese, la metropoli californiana prosegue sulla strada della salvaguardia salutistica dei propri abitanti con una serie di provvedimenti tesi a regolamentare l’attività di tutti quei soggetti imprenditoriali che formano la variegata galassia dello street food, cioè di quelle strutture ambulanti dedicate alla preparazione e alla vendita di cibo. Ne esistono ormai diverse  tipologie specializzate, nella massima parte, nella preparazione di cucina etnica, che girano le strade per tutto l’arco della giornata. Certo che in una città talmente diffusa come la capitale mondiale del cinema (occupa un’area di oltre 1.200 km quadrati superiore a New York o Chicago) il continuo  circolare dei camioncini carichi di qualsiasi prelibatezza dolciaria o culinaria, è una prestazione che riscuote grande successo presso la cittadinanza. Sembra che proprio qui abbia preso il via questa tipologia di servizio ambulante, per fornire alla popolazione la possibilità di accedere con facilità al servizio e non essere costretta a prendere ogni volta l’auto. Se uniamo questa opportunità alla tendenza tutta statunitense di prediligere i cibi caldi pronti possiamo immaginare quanto tale attività sia considerata utile. Ebbene da qualche tempo è necessario esporre una tabella che mostra il punteggio ottenuto in base a severi controlli effettuati sulla igienicità delle vivande proposte. Regole specifiche riguardano i produttori itineranti di singole tipologie di pietanze, ad esempio per quanto riguarda i venditori di hamburger e cibi vari sono attive le medesime norme in fatto di igiene valide per i ristoranti, mentre per chi propone hot dog e falafel c’è l’obbligo di comunicare in anticipo i percorsi giornalieri. Ogni anno è obbligatorio sottoporre il proprio camioncino a scrupolose ispezioni sanitarie, e i distributori di patatine fritte e panini sono costretti ad esporre  la valutazione espressa dagli ispettori nella loro ultima indagine. Qualche problema capita con i venditori ispanici di tacos, che rappresentano la tipologia di prodotto maggiormente diffusa e richiesta dalla popolazione, per via delle difficoltà a interagire fra controllori e controllati a causa delle differenze linguistiche. In tempi di frodi e di approssimazione, nella produzione prima e nella selezione poi, delle derrate alimentari che giungono, a prezzi spesso stracciati, sui mercati di un po’ tutto il mondo, l’acuirsi di controlli e verifiche anche dei soggetti che effettuano le proprie vendite per strada appare un’iniziativa meritevole di attenzione. Anche il nostro paese, con la proliferazione di sagre rionali o paesane e con la diffusione della cucina etnica in particolare on the road, dovrebbe mettere a punto una normativa in grado di regolare il lavoro di questi soggetti e vincolarne l’attività al rispetto di una serie di regole precise atte, a salvaguardare la salute dei cittadini che ne consumano i prodotti. Le valutazioni degli ispettori , da esporre all’eventuale cliente che rappresentano in qualche modo l’equivalente delle stelle (o cappelli da cuoco, o forchette) assegnati dal critico sulle guide riservate a ristoranti, trattorie, enoteche e via dicendo, sarebbero auspicabili non tanto per dare origine a una graduatoria anche all’interno dei camioncini, carretti e chiostri, quanto per offrire al consumatore le medesime garanzie che trova nei locali di ristorazione, obbligati per legge ad osservare rigide regole in fatto d’igiene. Un segnale concreto a difesa di coloro che intendono garantire ai propri clienti una qualità e una genuinità delle pietanze offerte al di sopra di qualsivoglia dubbio o incertezza.

        

                                                                                Mario Rossi

 

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