L’apericena

Sulla scia dello statunitense Happy Hour è ormai assai diffusa in Italia la pratica di passare al bar appena usciti dal lavoro per gustare un aperitivo in compagnia di amici o colleghi. Però rispetto al modello americano esistono alcune peculiarità che fanno dell’appuntamento nazionale un qualcosa di particolare e abbastanza diverso dal modello anglosassone. A cominciare dall’appellativo che viene dato al fenomeno e che diventa esso stesso emblema delle differenze tra le due civiltà: apericena.  

                 

Le cause sono ben note: 1) il prolungamento dell’orario di lavoro spesso fino oltre le 19,00, 2) i ritmi di vita compressi e stressati in cui per fare tutto ciò che desideriamo non basta mai il tempo, 3) la necessità di contrarre al minimo i momenti di “dolce far niente”, 4) il bisogno di mantenere vivi una serie importante di contatti sociali necessari a scongiurare il flagello della società dei consumi: il rischio della solitudine. Ecco, perciò, che all’uscita dall’ufficio, in molte fabbriche i ritmi sono ancora segnati dai turni di lavoro, ci si incontra con amici occupati in altre società oppure con i colleghi con cui è sempre più difficile dialogare negli orari di ufficio, per fare due chiacchiere e trascorrere qualche minuto di serenità e, magari, di divertimento sorseggiando qualcosa da bere. Nella tradizione dei paesi anglosassoni che hanno in qualche modo “creato” questo tipo di moda la finalità ultima consisteva nel rilanciare il consumo di birra e cocktail che segnavano una preoccupante flessione. Per cui gli esercenti decisero di fornire al prezzo di una ben due bevute in un orario particolare, di solito quello che precedeva la cena. In considerazione delle quantità di alcol che si stimolava a consumare decisero, saggiamente, di accompagnare le bevute con appetizer  che rendessero maggiormente piacevole e meno dannoso per l’organismo il consumo di prodotti dal tasso alcolico elevato. L’iniziativa ebbe successo e, come molte altre sorte negli Stati Uniti, si diffuse un po’ in tutto il mondo occidentale diventando un appuntamento fisso per molti giovani più o meno rampanti. L’attuale evoluzione si discosta dal modello iniziale per la finalità principale alla base di tale comportamento. In effetti l’obiettivo di fondo del momento non è tanto bere quanto mangiare. In pratica il bar oppure l’enoteca, in molte zone del nord Europa il pub, si presenta fornito di una vasta serie di stuzzichini assai più corposi delle solite patatine o arachidi tostate e cipolline sotto aceto che accompagnano gli aperitivi, per poter soddisfare le esigenze di consumatori che necessitano di riempire lo stomaco per affrontare a pancia piena il resto della serata. Ecco il perché della sintesi lessicale con cui si usa definire la nuova metodologia di consumo: apericena. Ad essere attaccato dal punto di vista competitivo non è tanto il ristorante tradizionale, che grazie alla struttura stessa del pasto si pone su di un livello diverso, quanto le catene di fast food, tipo Burghi o Mc Donald’s, che fanno della serialità delle proposte e della semplicità e velocità del consumo gli elementi principali di posizionamento, elementi che ne hanno anche determinato il successo su scala planetaria. In tal senso va collocata l’offerta delle italianissime apericene che ormai spaziano in lungo e largo attraverso la rinomata cucina nazionale anche con proposte di non così semplice realizzazione. Per cui sul bancone possiamo trovare sfiziose parmigiane, di melanzane o zucchine, polpettine saporite, arancini di riso ripieni, di tipica origine siciliana. E non solo, qualcuno offre anche selezionate pietanze composte da prodotti biologici come melanzane, servite in barchette, con mozzarelle di bufala, basilico e capperi di Pantelleria. Ormai sono di casa in molti di questi locali rinomati chef capaci  di “inventare” gustosi “cicchetti”, mini porzioni di piatti di alta qualità, con cui accompagnare bicchieri di vini raffinati e dalle etichette esclusive presenti nella lista della casa. Ed anche in questo caso si afferma una peculiarità del nostro paese molto più legato al vino rispetto a birra o cocktail. Insomma un ricco spuntino a base di focacce farcite, formaggi a tocchetti, panini, salumi vari, pizze di ogni tipo, ma anche paste fredde e calde, farro con verdure, quiche ripiene,  insalate miste, torte rustiche casalinghe, pinzimonio di verdure fresche, annaffiato da un bel bicchiere di Traminer oppure di Chianti, tutto a volontà e alla modica spesa da 10 euro in giù. Buon appetizer!

 

 

 

                                                                        La redazione

 

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