Largo ai Douro Boys

Lungo le sponde del fiume Douro, al confine fra Spagna e Portogallo ma in terra lusitana, si estendono le colline dove la tradizione vinicola locale destina i terreni al prodotto enologico per eccellenza della nazione situata a ovest della penisola iberica: il porto. Da qualche tempo un gruppo di giovani viticoltori della zona si è riunito in un’associazione, i Douro Boys, e ha deciso di rinnovare completamente tanto l’immagine del territorio che la tipologia di prodotti originati dai vigneti indigeni. E i risultati devono considerarsi davvero confortanti.


Dai numerosi osservatori è stata giustamente definita un’ottima operazione di quello che al giorno d’oggi viene definito “marketing territoriale”.  In effetti cinque giovani produttori della regione portoghese del Douro, Joao Ferreira – Alvaro Ribeira – Cristiano Van Zeller – Dirk Van der Niepoort – le famiglie Roquette e Orazabal, hanno intrapreso un’operazione di comunicazione di grande efficacia che ha saputo rilanciare nel mondo una delle regioni di maggior fascino per tutti gli amanti del buon bere. L’intuizione alla base dell’operazione dei Douro Boys consiste nel tentativo di uscire dalle strettoie erette dalla diffusione del porto nel mondo. Dopo un lungo periodo di successi, il nobile vino lusitano si copre di una polverosa patina che lo colloca fra le merci un po’ demodé, stabilizzandone i consumi.  I giovani imprenditori decidono allora di indirizzare la produzione lungo nuovi binari che diano vita ad una serie di prodotti enologici di alta qualità, tanto bianchi che rossi, assai diversi dal porto, capaci di entrare con forza e personalità nel mercato internazionale. Accanto ai nuovi vini, e qui sta il completamento dell’intuizione, creare all’interno delle proprie tenute le strutture per una serie di servizi turistici aggiuntivi che favoriscano la visita e il soggiorno nelle rinnovate aziende agricole. All’interno di questo interessante progetto, un ruolo fondamentale viene occupato dalla presenza di importanti ristoranti specializzati nella cucina regionale, ma anche in grado di offrire alla clientela una serie di portate internazionali che, abbinate ai prodotti vinicoli della casa, ne esaltino il gusto e le qualità organolettiche. Inoltre è stato reso funzionante in ciascuna Quinta (fattoria) un agriturismo dotato di ogni comfort, comprese meravigliose piscine panoramiche a strapiombo sul fiume, in cui poter trascorrere in pace e tranquillità rilassanti week end a contatto diretto con produttori, cantine e tecniche di lavorazione nello splendido scenario delle colline portoghesi. In questo modo si sono raggiunti diversi obiettivi: la riqualificazione di una importante produzione che stava soffrendo una grave crisi d’identità, una presenza significativa in un mercato in notevole sviluppo come quello enologico mondiale, la riqualificazione di un territorio di antico fascino ma poco conosciuto a livello turistico internazionale quale quello dell’interno del Portogallo, l’offerta di visite mirate, a stretto contatto con la natura e con i prodotti enogastronomici locali, e proposte di soggiorno innovative e contrassegnate dalla scoperta di culture particolari e fortemente caratterizzate. Insomma una vera e propria operazione di marketing in grande stile che ha imposto all’attenzione degli operatori turistici aree poco conosciute e frequentate dal grande pubblico dei vacanzieri, mettendo a loro disposizione affascinanti wine tour in terra portoghese. Il problema più impegnativo comportava la conquista del mercato dei vini di qualità con una serie di prodotti poco conosciuti e, tutto sommato, non in possesso di una tradizione ben radicata, ma grazie all’impegno e all’abilità degli imprenditori locali, in costante aggiornamento sulle più recenti tecniche di lavorazione e i gusti di maggior credito presso il pubblico, l’esame deve considerarsi superato a pieni voti, ed i cosiddetti vinos de mesa (vini da tavola) secchi e ricchi di aromi particolari si possono oggi trovare nelle migliori enoteche di un po’ tutti i paesi industrializzati. “Delle vere perle – afferma François Charter canadese eletto miglior sommelier del mondo nel 1994 -, a buon prezzo e prodotte con brio. Senza scordare che la maggior parte di questi vini è composta a partire da vitigni autoctoni (touriga nacional, touriga francesa, tinto cão, tinta roriz,  tinta barrica, ecc.), che conferiscono loro una singolarità sempre più rara sul mercato mondiale, inondato di cabernet e di chardonnay”.  Era dal 1820, quando il porto divenne il vino portoghese per eccellenza, che tali vitigni erano stati messi a riposo, ora, però, tornano a far bella mostra di se nelle nostre tavole.  Prosit!

 

 

                                                          Mario Rossi

 

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