L’Europa dichiara guerra all’alcol

I principali paesi dell’Unione Europea si stanno impegnando in una serie di iniziative volte alla diminuzione dei consumi di alcol, in particolare presso i più giovani che, secondo alcune indagini di mercato, appaiono la categoria maggiormente esposta ai danni dell’abuso di bevande ad alta gradazione. Iniziative lodevoli nel momento in cui non vanno ad incidere sulle irrinunciabili  libertà individuali delle persone e si preoccupano in prima istanza della salvaguardia della salute e della tranquillità sociale.

 

Forse alcuni numeri ci aiutano a comprendere la reale dimensione del problema: nella sola UE i decessi annuali ammontano, dati ricavati analizzando il triennio 2006 – 2009, a 195.000 unità (il 6,5% di tutti i decessi) e sul piano socio – economico si ha un danno valutabile intorno ai 125 milioni di euro. I consumi sono aumentati di circa un 9,0%, con, però, punte significative in alcuni stati dell’est di più recente ingresso nella comunità: Estonia (+ 40,0%), Polonia (+ 25,0%), Lettonia (+ 33,0%), paesi in cui, come d’altronde nella gran parte del nord Europa, è assai estesa l’abitudine di bere fuori pasto. La categoria maggiormente esposta a tali incrementi risulta essere quella dei giovani, presso i quali si è diffusa negli ultimi tempi la moda del binge drinking (bere fino allo stordimento), in particolare da parte  delle ragazze. Secondo le statistiche un giovane su quattro dai 15 ai 29 anni muore in Europa a causa dell’alcol. In Italia i decessi dovuti al tasso alcolico superano le 20.000 unità e la metà degli incidenti che vedono coinvolti uomini sotto i 40 anni sono dovuti ad eccessi in tale senso. Le cifre riportate in precedenza fanno capire il perché, almeno negli ultimi quattro anni, quasi tutti i paesi del mondo hanno iniziato una lotta serrata contro questo vero e proprio flagello. Cambogia, Mongolia, Cina, Kenya hanno varato leggi, in materia sia penale che civile, indirizzate a un contenimento dei consumi, ma è l’Europa, la regione del pianeta in cui la gente beve con maggiore intensità (2,5 volte più di ogni altra) e dove il fenomeno sta assumendo proporzioni preoccupanti, che si registrano gli interventi di maggior spessore. In prima fila due paesi in cui la tradizionale bevuta affonda le radici nella notte dei tempi: Gran Bretagna e Russia. Gordon Brown, prima di lasciare la guida del paese, ha vietato ai pub le promozioni tese all’aumento dei consumi dei prodotti alcolici (ad esempio: “bevi due, paghi uno”), oppure  giochi che vedevano coinvolte bevande di vario tipo (come la “sedia del dentista” che consiste nello spruzzare drink direttamente in bocca al cliente). Multe fino a ventimila sterline e condanne anche a sei mesi per i trasgressori. Misure che vanno a colpire un settore più esposto di altri alla crisi e che ha visto, nel febbraio scorso, chiudere non meno di cinque locali al giorno. Del resto, però, la situazione era giunta a livelli di guardia, costi dagli 8 ai 13 milioni di sterline annui per riparare ai danni e vittime in aumento (dalle 8.724 del 2007 alle 9.031 dell’anno successivo). Dalle parti di Mosca, invece, Putin, memore dei piani quinquennali dell’ex Unione Sovietica, si è dato dieci anni per dimezzare il consumo di alcol dei propri cittadini. Consumi che causano il passaggio a miglior vita di non meno di 98.000 cittadini l’anno, il 54,0% del totale delle dipartite della popolazione maschile dai 15 ai 54 anni. Per mettere un freno a tale situazione, tasse triplicate sulla birra, prezzo minimo per la vodka, limiti alla produzione, vendita e pubblicità di alcolici, e Mendvedev sta seriamente pensando di limitare orari e luoghi destinati alla vendita. Quella dell’aumento dei costi sembra una strada che possa arrecare risultati concreti, come osserva Andrew Mc Neill, direttore dell’Institute of Alcohol Studies di Londra, “Molti studi confermano che il prezzo è un fattore decisivo, perché più l’alcol è economico più viene consumato”. Strada intrapresa anche dalla Grecia, nazione sull’orlo del precipizio economico, il cui leader Papandreu ha portato l’aliquota di tassazione per tabacco e alcolici dall’11,4% al 13,7%, e seguita dalla Repubblica Ceca che ha aumentato la propria sulla birra del 33,0%. Diverso il comportamento della Francia che ha alzato l’età minima per l’acquisto da 16 a 18 anni e che ha vietato qualsiasi forma di pubblicità, quest’ultima misura in vigore per tv e cinema in Turchia fin dal 1991. È proprio vero che la storia spesso si ripete, sembra essere tornati alla grande crisi economica del 1929 che produsse negli Stati Uniti, tra le altre cose, anche il proibizionismo, con grande piacere della malavita organizzata.

        

        

                                                                           Sam

 

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