Menu a piatto… unico

Si è sempre più diffusa, nell’ambito delle recenti  abitudini alimentari, la tendenza a condensare in un unico piatto, magari particolarmente ricco e composito, l’intero pasto. Iniziata come necessità indotta dai tempi assai ristretti delle pause pranzo concesse dalle aziende private ai propri dipendenti, si è sviluppata grazie alla diffusione delle preoccupazioni riguardanti l’attitudine di gran parte della popolazione ad ingrassare, coincidente con la dilatazione degli impieghi nel terziario, e con l’aumento del costo dei pasti completi nei ristoranti.

La tendenza ha contagiato anche i più esigenti chef della “grande mela”. Afferma Daniel Holzman, prestigioso cuoco e proprietario del raffinatissimo “Le Bernardin”, tre stelle Michelin in pieno centro a Manhattan: “Siamo la generazione cresciuta da McDonald’s o al drive in: quelli erano i posti alla moda quando eravamo giovani e squattrinati. E allora perché non creare, oggi, il ristorante per la nostra generazione? Un ristorante che si rifaccia a quel tipo di concetto ma proponga tutta la qualità che ci aspetteremmo oggi”. Pur lasciandoci nel dubbio intorno a quale dei due fattori indicati (la gioventù o la scarsa quantità di denaro a disposizione) abbia maggiormente pesato sulla sua decisione, ci presenta così il suo nuovo locale creato all’insegna dell’ultima moda statunitense: il monopasto. In effetti “The Meatball Shop”  elargisce ai propri clienti quattro – polpette – quattro  arricchite con una salsa e contorno a scelta e una focaccia o panino. Il tutto, si fa per dire, alla modica cifra di 14,25 dollari. Un salto mortale carpiato, se si pensa che al ristorante guida, “Le Bernardin” appunto, il menu, rigorosamente di solo pesce, elenca 13 crudi, 11 scottati e 12 ben cotti, con un prezzo medio di 110 dollari a persona. Holzman non è certo il solo a optare per questa innovativa soluzione. “MacBar”, ad esempio, propone “mac&cheese”, cioè i maccheroni e formaggio della nonna, in 12 versioni diverse, capaci di soddisfare un po’ tutti i gusti, per un piatto che affonda le proprie radici nella più nobile tradizione americana. C’è, infatti, chi li predilige con la  béchamel, oppure i “puristi” che vi vogliono esclusivamente formaggio e panna, chi, ancora, li gusta con sopra una croccante crosta di pan grattato, chi li consuma soltanto con il cheddar (formaggio a pasta dura, dal gusto deciso, di origine inglese) e così via. Altro marchio che ha sposato la nuova tendenza è l’”Hill Country Chicken”, un locale simile a una trattoria di provincia situato a NoLita (Nord di Little Italy) zona alla moda dell’East Village vicino a Madison Square, offre, come dice la parola stessa, solo pollo. Mentre “Flex  Mussels”, e anche qui il nome la dice lunga, punta con decisione sulle cozze, mettendone il lista ben 23 varietà. Nella maggior parte dei casi è proprio l’insegna del locale a rivelarne la vocazione gastronomica. Così troviamo, nella sola Manhattan, “Sigmund Pretzelshop” (pretzel, anelli intrecciati a base dolce o salata che accompagnano gli aperitivi), “Ed’s Lobster Bar” (aragosta), “Caviar Russe” (caviale), “Pommes Frites” (toast e patate fritte), “Creperie” (crêpes). Il pubblico americano sembra orientato ad abbandonare le lunghe meditazioni di fronte a interminabili menu, e preferisce andare a colpo sicuro con un piatto unico, per poi tornare al lavoro in tempo oppure per trascorrere quel che rimane della serata al cinema o in discoteca, senza dimenticare i benefici che si ottengono nel contenere l’aumento di peso, che con l’andare del tempo appare avvenimento incontrovertibile. In questo modo, dettaglio non trascurabile con i tempi che corrono, anche il portafoglio sembra reggere meglio la crisi, con evidente soddisfazione a fine mese del  proprietario/consumatore. Gli studiosi comportamentali  accanto ai benefici di ordine concreto, ne elencano anche uno di carattere edonistico, dal momento che riconoscono come fattore essenziale per coloro che sposano questo nuovo tipo di alimentazione la ricerca del meglio, cioè della modalità capace di esaltare nel più felice modo possibile le caratteristiche dei singoli ingredienti di base. Del resto ogni settimana i magazine newyorkesi eleggono il miglior sandwich, il miglior cappuccino, la migliore lasagna, il miglior hamburger. Un meccanismo perfetto, in impeccabile stile americano, per incrementare il business alimentare della città. Se gli Stati Uniti, come sostengono molti osservatori, anticipano di una decina di anni le tendenze che saranno di moda in Europa è bene prendere nella dovuta considerazione tale fenomeno anche come italiani, tenendo presente che, forse, siamo stati i primi a creare un piatto unico, che l’intero pianeta ci invidia, da declinare in un numero quasi infinito di modalità: la pizza.

        

                  

        

        

        

                                                                           Mario Rossi

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