Movida addio

La capitale del divertimento senza limite,delle feste senza fine, dello spasso 24 ore su 24, della musica house e techno a tutto volume, sta cambiando pelle e si allinea alle altre località turistiche di gran moda. Un decreto del Consell Insular ha vietato, a partire da questa estate,ad Ibiza l’apertura ininterrotta per tutto l’arco della giornata delle discoteche. È la fine di un mito che durava ormai da vent’anni e che aveva fatto dell’isla blanca la mecca della trasgressione.

                 

Il Bora Bora è uno dei tanti bar che si affacciano sulla spiaggia di Platja d’en Bossa, località assai conosciuta dagli habitué di Ibiza, perché nei suoi 2.700 metri di estensione è concentrata la più ricca rassegna di discoteche e luoghi d’incontro dell’isola. Una spiaggia in cui i tanti locali aperti 24 ore su 24, secondo uno slogan coniato alcuni anni fa, “anche durante il giorno, tengono viva la vita notturna di Ibiza”. Non è un caso che proprio di fronte al Bora Bora si trovi lo Space, la discoteca più famosa dell’isola, quella che, secondo gli specialisti del settore, è da tre anni votata negli Stati Uniti come la migliore del mondo. Il bar era diventato il punto d’approdo di coloro che non volevano “fermarsi mai”, con la sua musica elettronica sparata dal primo mattino fino a notte fonda. Ora è un normale locale soggetto agli orari decisi dalle autorità e che limitano, ad esempio, l’apertura delle discoteche dalle 16,00 del pomeriggio alle 7,00 del mattino successivo. Niente più musica non stop per l’intera giornata, niente più sballo continuato. Camerieri che bighellonano stanchi attraverso i sobri tavoli, musica soffusa di sottofondo e stereotipate tapas nella migliore tradizione spagnola, tanto che il Bora Bora, forse, per la stagione 2009 non riaprirà i battenti. C’è sempre un po’ di nostalgia nel pensare al passato, ma il trascorrere del tempo muta gli uomini e le cose. Al di là degli aspetti intimisti le cause della stretta di vite sono da ricercare nella brutta piega che tale situazione aveva preso per quanto riguarda lo spaccio ed il consumo di droghe. I ritmi imposti dalla spirale del divertimento favorivano il consumo di sostanze capaci di aumentare la resistenza alla fatica, almeno momentanea, e di aiutare il consumatore a raggiungere stati di ebbrezza più o meno artificiali. L’isola era diventata negli ultimi anni il più grande supermercato di stupefacenti d’Europa e i decessi cominciavano a farsi numerosi, mentre le corsie degli ospedali si riempivano a dismisura nel periodo estivo. Era necessario introdurre delle regole che invertissero in modo sensibile la tendenza e riportassero la situazione al puro svago depurandola dagli elementi nocivi e illegali. L’aumento dei controlli da parte delle forze dell’ordine, i limiti di orario imposti ai locali, il divieto di organizzare gli after hours (discoteche aperte anche di giorno), l’impossibilità di mandare musica no-stop, hanno, comunque, avuto ripercussioni, del resto inevitabili, sulla performance turistico – economica di Ibiza. Commercianti, tour operator, proprietari di grandi sale, gli stessi dj (alcuni come Erick Morillo sono diventati milionari grazie al successo dei locali dell’isola) sono preoccupati della piega che sta prendendo quello che deve essere considerato un business di dimensioni davvero notevoli. Al primo anno di restrizioni i risultati sono stati i seguenti: -7,0% di presenze turistiche complessive e, secondo ristoratori baristi e proprietari di spazi di “distrazione” di massa, il giro d’affari si è ridotto in un sol colpo del 20 – 30%. Al contempo il Consell Insular diffonde i dati relativi alla lotta alla droga: ricoveri ospedalieri dimezzati e piccola contrazione dei trapassi, dai sette del 2007 ai sei di quest’anno. Inoltre, sempre l’istituzione amministrativa,  imputa il calo di turisti principalmente alla crisi economica ed all’ingordigia degli operatori del settore che chiedevano 50 euro per l’entrata in discoteca e 15 euro per il consumo di ogni cocktail. Prezzi che, al giorno d’oggi, non sembrano alla portata di un vasto numero di giovani. I blog su internet, veri e propri termometri delle reazioni giovanili agli eventi del mondo attuale, riflettono con disarmante semplicità la nuova situazione. Ad un intervento in cui si domandava se Ibiza fosse davvero così cambiata, un assiduo frequentatore della movida isolana (si reca in loco tutti gli anni dal 2002) ha risposto: “Le discoteche e le feste funzionano ancora come sempre…ma sicuramente in giro quest’anno ho visto molta meno gente e molti meno eccessi rispetto agli anni precedenti. Hanno semplicemente messo delle regole ad un posto che regole non ne ha mai avute”.

 

 

 

 

                                                                  La redazione

 

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