Oggi si mangia “a peso”

Da qualche tempo si moltiplicano i ristoranti, in prevalenza quelli collocati nei pressi di aziende o uffici che concentrano il grosso del lavoro durante la “ pausa pranzo”, che offrono alla clientela la possibilità di pagare il proprio pasto secondo il peso globale ottenuto dalle diverse pietanze selezionate. Un suggerimento venuto dal Brasile, paese in cui tale metodologia di consumo delle pietanze è utilizzata da diverso tempo, ma che sta trovando un numero sempre crescente di adepti anche nel nostro paese.  


Un antipasto misto costa, in media, intorno ai 2 euro, un piatto di risotto 2,80, un secondo, ad esempio seppioline con polenta, 2,50 e, infine, il dessert, a scelta fra tre tipi di monoporzioni, 1 euro. Ecco che con la modica cifra di 8,30 euro si è risolto il problema del pasto fuori casa. Non è il caso di una mensa aziendale o di un circolo con sconto per i soci, ma una nuova tipologia di ristorante che fa pagare al cliente i piatti acquistati secondo il peso che gli stessi registreranno su di una bilancia posta a fianco della cassa. Naturalmente non può contare su camerieri o livelli di servizio particolari, dal momento che le pietanze sono esposte in strutture collocate negli appositi spazi posti lungo il perimetro del locale, ma per il resto è possibile scegliere tra diverse opzioni per le differenti portate. Di sicuro, almeno a sentire alcuni degli entusiasti avventori, concreti benefici si hanno per il portafoglio e, al giorno d’oggi elemento da non sottovalutare, si può agevolmente controllare la quantità di cibo che si consuma durante il pasto. Le alternative possibili rendono agevole anche l’osservanza di particolari tipologie di diete (ad esempio quelle mono pietanza, oppure di sole verdure, o ancora bilanciando quantità precise e flessibili di alimenti specifici). L’opportunità per il cliente di operare in piena autonomia, avendo a disposizione, al contempo, una vasta e articolata selezione di piatti, appare come il beneficio maggiore di questi ristoranti. L’idea viene, sembra, da Rio de Janeiro dove tale tipologia di locale è da tempo in funzione e registra una continua crescita di gradimento. Si sono presto impossessati del modello tanto New York che Londra, città in cui i “ristoranti a peso” sono diventati di moda. Nella penisola sono partite alcune tiepide sperimentazioni ( quelle finora a nostra conoscenza sono dislocate a Dalmine e a Genova Pegli), ma esistono condizioni concrete per il loro sviluppo. La formula, in particolare in momenti come questo di stagnazione dei consumi e di diffusa volontà da parte delle famiglie a contenere al minimo le occasioni di uscite fuori casa, si presenta come una valida alternativa sia alla trattoria tradizionale che alla pizzeria, cioè a quella gamma di locali dove si ritiene si possa consumare un pasto a costi più contenuti. Anche le iniziative promozionali si presentano come particolarmente accattivanti ed originali. Ad esempio “La Porcigna” di Genova Pegli, ha di recente messo a punto un concorso aperto a tutti i suoi avventori  in cui sono in palio ben 50 kg in buoni pasto. In altri casi si tenta di introdurre qualche elemento innovativo che corra lungo questa strada, come l’inserimento nel menu di alcune strutture del cosiddetto “antipasto a peso”, ma, in verità, senza gli strumenti necessari (il più delle volte non si possiede la bilancia o il personale a disposizione per poter verificare la quantità di merce selezionata dal cliente), si rischia di generare irritazione presso l’avventore che finisce per giudicare spesso troppo caro il prezzo attribuito alle proprie scelte, mancando sponde precise di riferimento per la determinazione dei costi. Il ristoclub Guga di Dalmine (Bg) offre alla clientela un buffet lungo 27 metri ricco di ogni genere di pietanze: antipasti, piatti etnici e nostrani, pizze, focacce, primi e secondi, insalate e dessert preparati da chef dall’esperienza internazionale, 2.000 metri quadrati di superficie, 400 posti disponibili e 40 dipendenti dedicati alle diverse fasi di servizio. Un pool d’imprenditori che hanno scelto una via precisa da seguire e l’hanno percorsa senza tentennamenti, forse anche da qui il successo del locale. Non è un caso che lo si è voluto dedicare a un giocatore di tennis brasiliano, Gustavo Kuerten, detto appunto Guga, vincitore per tre volte del prestigioso torneo parigino del Roland Garros, unica prova su terra rossa del Grande Slam, proprio per caratterizzarlo al meglio, legandolo alle sue origini e alle radici della realtà carioca. Un modello interessante, in grado di offrire agli operatori nuove e, ancora, poco diffuse occasioni di guadagno.

 

 

                                                                  Mario Rossi

 

 

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