Patrimonio intangibile dell’umanità

Non ci stiamo riferendo ad una delle tante opere d’arte che arricchiscono il territorio della nostra penisola e che rappresentano, forse, la più grande fra le tante ricchezze di un paese che non finisce mai di stupire, ma all’insieme dei prodotti alimentari indigeni che da tempo immemorabile compongono una delle diete, definita appunto “mediterranea”, di maggiore successo e gradimento a livello planetario. Sarà, con molta probabilità entro il 2009, l’UNESCO a conferire all’alimentazione italiana questo ulteriore prestigioso riconoscimento.

La mozione presentata al senato della Repubblica italiana da Paolo De Castro, eletto nelle liste del PD ed ex ministro delle Politiche agricole, che afferma di voler “salvaguardare e valorizzare” la dieta mediterranea , aggredita da una globalizzazione selvaggia e dalla diffusione del fast food, è stata approvata all’unanimità dai diversi schieramenti politici. Per cui accanto alla musica delle trombe traverse dei Tagbana della Costa d’Avorio, al carnevale di Barranquilla e alla Piazza Djemaa el Fna di Marrakesch , ritrovo di fachiri, commercianti, predicatori e ballerini, gli spaghetti al pomodoro entrano a far parte dell’elenco dei beni culturali da salvaguardare. Sarà, infatti, l’UNESCO a decidere se inserirla nelle testimonianze facenti parte del Patrimonio intangibile dell’umanità, che comprende quelle pratiche sociali, riti, feste, linguaggi, arti e mestieri, perfino luoghi di aggregazione simbolici capaci di rappresentare un patrimonio immateriale, appunto “intangibile”, composto da elementi caratteristici di culture diverse trasmesso di generazione in generazione e decisamente meritevole di essere salvaguardato. Già sull’altro versante, quello della tutela dei beni artistici, architettonici e ambientali il nostro paese occupa uno spazio ragguardevole (la Valle dei templi di Agrigento, i Sassi di Matera, i Trulli di Alberobello, le isole Eolie, l’arte rupestre della Valcamonica, la laguna di Venezia, la Reggia di Caserta, solo per citarne alcune), ma ritiene di avere frecce al proprio arco per occupare posizioni di rilievo anche sul versante delle ricchezze “astratte”. Forse non sempre, anche in quelle vetrine della nostra gastronomia che sono i ristoranti, siamo appieno consapevoli delle eccellenze presenti nella nostra cucina e riusciamo a dargli il valore che assume all’interno del panorama internazionale. Non può certo considerarsi un caso che la popolazione italiana sia la più longeve del pianeta (77,2 anni  in media per gli uomini ed 82,8 per le donne) e che la dieta mediterranea sia un toccasana per la prevenzione di un numero davvero notevole di malattie, soprattutto per  la notevole presenza di antiossidanti nei suoi prodotti. Prodotti per lo più agricoli che necessitano di cure attente e di una notevole attività fisica per essere coltivati con la dovuta attenzione, quella in grado di fornire una qualità superiore. Proprio il lavoro all’aria aperta, insieme alla frugalità dei pasti ed alla loro convivialità, rappresentano gli aspetti sociologici del modo di consumare cibo nel nostro paese, caratteristiche che ne fanno un rito dalle regole abbastanza precise, da tramandare intatto alle nuove generazioni. Un antidoto efficace alla frenesia ed alla insensibilità verso gli altri e verso le pietanze che si mangiano. Siamo giunti al punto in cui un piatto vale l’altro ed i sapori si confondono senza mai “donarci” piccoli attimi di gioia gustativa, spesso tale insensibilità del palato finisce per diventare insensibilità anche verso se stessi. La base del modo di mangiare “mediterraneo” si fonda su tre elementi cardine, che rappresentano anche i prodotti elitari di questa dieta,: l’olio extravergine di oliva (praticamente un élisir di lunga vita, tiene pulite le arterie, aiuta il fegato, lo stomaco ed è ricco di antiossidanti che rallentano l’invecchiamento), il vino (soprattutto il rosso, ricco di sostanze antiossidanti benefiche per il cuore) ed i cereali (il loro contributo alla salute è legato alla quantità di amido e di fibre che forniscono, assai utili alla prevenzione di alcuni tipi di tumore). L’insieme dei prodotti concernenti tale dieta rappresentano anche un vero e proprio business per il nostro paese, tanto che nel 2007, con 10 miliardi di euro di fatturato, hanno coperto il 40% di tutte le nostre esportazioni agroalimentari. Il riconoscimento dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, oltre all’aspetto simbolico assume una notevole importanza dal punto di vista salutistico, territoriale, ambientale, culturale, in grado di contribuire in modo determinante a migliorare l’immagine della nostra nazione, inoltre può assumere anche valore pratico dal momento che la denominazione potrebbe, a breve, essere usata anche sulle etichette, svolgendo una funzione commerciale e di marketing.  

 

 

                                                                           La Redazione

 

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