Pericoli in vista: i prezzi alti

Le statistiche economiche ci descrivono l’Italia come un paese in cui il potere d’acquisto della gran parte della popolazione scende sensibilmente  in maniera costante . Anche nel settore turistico si confermano fenomeni di incrementi dei costi allarmanti che pongono il consumatore di fronte a scelte difficili e rischiano di frenare la crescita del mercato interno.

 

In diverse occasioni abbiamo parlato della leva prezzo come non determinante nelle azioni di marketing a disposizione dell’operatore turistico. È vero che il consumatore odierno tiene in grande considerazioni anche altri elementi presenti nei pacchetti d’offerta, ma il costo di una vacanza rimane un aspetto prioritario da tenere presente. Il contesto economico nazionale e internazionale non invita all’ottimismo. L’aumento della pressione fiscale interna e i rincari continui dei beni e servizi legati al prezzo del petrolio tendono ad aumentare l’inflazione e trascinano una serie di aumenti un po’ in tutti i settori economici. Il comparto turistico non fa eccezione. In una ricerca di mercato di qualche mese fa il Centro Studi Sintesi disegna una mappa di tali aumenti sufficientemente precisa. I dati fanno riflettere. In generale una vacanza costa in media l’11,3% in più del 2002 e + 1,7% rispetto al 2006. Le aree che guidano i rialzi sono da individuare principalmente nei parchi di divertimenti (+ 36,6% negli ultimi 5 anni, + 8,5% nei confronti del 2006), negli stabilimenti balneari (+ 26,1% nel quinquennio, + 5,9% negli ultimi 12 mesi, con punte da 55 euro al giorno per ombrellone e due lettini a Forte dei Marmi), nei pacchetti vacanze all inclusive (+ 22,9% dal 2002, + 3,6% 2007 vs 2006). Andare al ristorante anche per una pizza costa il  18,8% in più rispetto a cinque anni fa e il + 3,4% nei confronti dello scorso anno. Andamento schizofrenico per le compagnie aeree che a paragone del 2002 registrano aumenti pari al 35,9% mentre in confronto al 2006 ad oggi si registra una diminuzione del – 9,2%. Con molta probabilità i rincari continui stavano allontanando un numero considerevole di viaggiatori, per cui si rendeva necessario correre ai ripari. Nell’ambito alberghiero, il delta prezzi si stabilizza intorno a un 12,7% nell’arco dei cinque anni, mentre nell’ultimo lo scarto rispetto al precedente è del + 2,2%. Incrementi che rientrano un po’ nella media ma che, sommati al resto, portano ad un aumento del costo complessivo per il portafoglio del consumatore medio abbastanza pesante. Per fare un esempio una famiglia con un reddito annuo intorno ai 20.000 euro, ne spende per una settimana in pensione completa al mare o in montagna in media 650, l’equivalente di due settimane a casa propria, senza contare le spese accessorie. Insomma c’è quanto basta per essere preoccupati, anche in considerazione delle previsioni macroeconomiche sul futuro prossimo per nulla rassicuranti . Secondo alcuni analisti esistono problemi strutturali nel mercato italiano dell’accoglienza difficilmente superabili. Il numero di posti letto gestiti dalle grandi catene alberghiere, capaci di poter accedere a rilevanti economie di scala tanto per l’acquisto di prodotti che per l’erogazione di una serie di servizi importanti, si ferma in Italia al 4,2%, contro il 20% della Spagna e oltre il 30% della Francia, paesi di cui soffriamo maggiormente la concorrenza nell’ambito turistico. Questo genera una difficoltà maggiore nel nostro paese a intervenire sui prezzi, poiché il piccolo imprenditore si dimostra assai meno elastico alla oscillazione dei costi. Il pericolo è reale, i dati recenti segnalano non tanto la rinuncia alla vacanza, i flussi interni aumentano dello 0,9%  rispetto allo scorso anno, quanto l’interesse per mete più abbordabili da un punto di vista economico, unita alla ricerca di qualche compromesso, magari una località meno famosa ma dove si può essere ospiti di parenti o amici (- 0,6% di notti trascorse nel 2007 in albergo sempre nei confronti dell’anno passato). In effetti si evidenzia un incremento importante in alcuni settori specifici: il turismo termale, gli agriturismo e il turismo “verde”, in cui si privilegiano il contatto con la natura e l’attività fisica. Un anno che si presenta complesso, ma che può riservare anche sorprese piacevoli. Non resta che augurarcelo.

 

 

 

                                                                         Egidio Crispoldi

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