Pieno di birra

Grazie alla possibile acquisizione della Budweiser il gruppo belga Inbev si candida a diventare leader mondiale del prodotto ricavato dalla fermentazione del luppolo. Un evento destinato a modificare in maniera sostanziale gli equilibri economici del mercato internazionale di un prodotto, che nonostante gli attacchi dei salutisti, rimane tra i più diffusi e consumati al mondo.

 

La notizia è ormai ufficiale, il gruppo belga Inbev, leader mondiale nella produzione di birra, ha inviato un’offerta di 46,3 miliardi di dollari agli attuali proprietari dell’Haneuser Busch per l’acquisto dell’americana Budweiser. Già depositaria di numerosi e affermati marchi della bionda bevanda in un po’ tutto il mondo, la compagnia con sede a Leuven ha deciso di rafforzare la propria posizione nel mercato ampliando l’offerta al consumatore. In effetti con i suoi 202 milioni di ettolitri detiene la quota di mercato più alta, attorno al 13,0%, seguita a ruota dalla Sab Miller, statunitense, con il 12,7% e 176 milioni di ettolitri. A poca distanza l’Anheuser Busch che produce 173 milioni di ettolitri con il 10,8% di quota, poi Heineken al 7,8% e 118 milioni di ettolitri prodotti nel 2006, ancora Molson Coors con una quota del 2,9% e meno di 50 milioni di ettolitri. Il restante 56,8% è suddiviso fra le altre innumerevoli aziende che affollano il settore. Un mercato già considerevole con i suoi 1.700 milioni di ettolitri ogni anno diffusi nei vari paesi del pianeta. Sul piano internazionale il paese che diffonde la maggiore quantità di birra è la Cina (come potrebbe essere diversamente con tutte quelle gole da dissetare a disposizione) con 352 milioni di ettolitri e una quota del 21,0%, seguita dagli Stati Uniti con 232 milioni e il 14,0% di share, quindi l’europea Germania con 107 milioni di ettolitri e il 6,0% del mercato. La Russia occupa la quarta posizione sebbene possa anch’essa vantare il 6,0% di quota di mercato con, però, 100 milioni di ettolitri all’attivo, una manciata in meno dei tedeschi, poi il Brasile che grazie ai 94 milioni di ettolitri conquista la quinta posizione e il 5,8% di quota, quindi il Messico che vanta 73 milioni di ettolitri prodotti che significano il 4,0% di share. Con i suoi 14,4 miliardi di euro fatturati nel 2007, la Inbev intende dare uno scossone al mercato conquistando in maniera definitiva una posizione di leadership. Del resto basta scorrere i marchi in possesso del colosso belga per rendersene conto:  Stella Artois, Beck’s, Hoegaarden ( un tipo di birra bianca), Staropramen, Leffe (doppio malto), Tennent’s, Baahma, Quilnes. Con l’acquisizione di Budweiser il cerchio si chiuderebbe fornendo alla prima compagnia del mondo il tassello mancante, quello che gli permetterebbe di coprire con la dovuta potenza il mercato nord americano dove la prestigiosa marca locale detiene la posizione di leader assoluto con una quota del 48,5%. Inoltre il gruppo statunitense occupa posizioni di rilievo anche in Messico e Cina altri paesi in cui il colosso belga al momento appare poco presente. Insomma un’operazione che potrebbe portare vantaggi notevoli ad entrambe i partner, anche considerando come gli aumenti  dei prezzi del malto e dell’alluminio, necessario alla produzione delle lattine, andranno ad incidere sui ricavi di molti gruppi minori causando sensibili contrazioni dei margini capaci di generare seri problemi dal punto di vista patrimoniale. Come abbiamo visto in precedenza quello della birra è un mercato poco concentrato, dove un numero considerevole di piccole imprese, quasi a conduzione familiare, rappresentano oltre il 50% del totale delle vendite e riescono a presidiare ancora in maniera rilevante numerosi spazi territoriali, anche se limitati, contrastando efficacemente le grandi compagnie multinazionali.  Per l’Indev si tratta di poter mantenere gli attuali livelli di redditività aziendale, in considerazione di alcuni fenomeni che stanno emergendo dal mercato, in particolare da quello europeo. Ad esempio il lento ma costante decremento dei consumi in Germania, patria della spumosa bevanda, dove i volumi di vendita continuano a decrescere spingendo anche marchi prestigiosi ed esclusivi come Beck’s ad aprire le porte ai discount con grave disappunto di bar, ristoranti e birrerie.     

 

 

                                                                                Sam

 

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