Pignoletto, un roseo futuro

PignolettoPignoletto sempre più! Il vino bianco comincia a diventare sempre più rappresentativo della regione emiliana. Non a caso Antonio Paolini, critico di fama nazionale nonché co-curatore della Guida ai Vini de l’Espresso, lo ha definito: “un vino che farà strada: uno dei bianchi italiani più in evidenza e con le maggiori possibilità di crescita”. E pensare che fino a qualche anno fa questo vino era bistrattato dalla critica e dal mercato. Ma anche ad Enologica – il Salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia-Romagna, il Pignoletto è stato “incoronato” ufficialmente, re dei vini bianchi di questa regione.
Sempre più presente nelle carte dei vini tra i ristoranti di Bologna, Modena e Parma, oltre che di quelli della riviera romagnola, così come testimoniato da Beppe Palmieri, sommelier dell’Osteria Francescana che ha confermato che quella che riguarda il pignoletto è una tendenza che va oltre Bologna: “Il Pignoletto è sempre più presente nelle carte dei vini della nostra regione. Se abbinato con sapienza, può affiancare anche piatti di alta cucina esprimendo al meglio il suo potenziale. Noi stessi negli ultimi anni abbiamo inserito in carta sempre nuove proposte: oltre al Pignoletto fermo e al frizzante stiamo guardando con interesse alle versioni metodo classico e rifermentato in bottiglia.”
Inoltre è stato anche uno dei protagonisti indiscussi delle carte dei vini che hanno partecipato al Premio Carta Canta, che ha l’obiettivo di valorizzare chi crede nella tipicità del territorio. Spinti dagli incoraggianti segnali del mercato, molti produttori hanno scelto, infatti, di puntare sul Pignoletto al punto di mettere a dimora nuovi filari di Grechetto Gentile, l’uva dalla quale si ottiene. Una crescita qualitativa e di apprezzamento registrata anche dai dati IRI, che negli ultimi anni hanno riportato incrementi di vendite a doppia cifra, e fotografata, inoltre, dai giudizi di molte delle ultime guide vinicole 2017. A partire da Vitae 2017, la Guida dell’Associazione Italiana Sommelier che annovera ben 4 vini dei Colli Bolognesi tra i 5 ritenuti migliori in Emilia Romagna, due dei quali sono proprio dei Pignoletto. Allo stesso modo l’edizione 2017 della guida Vini Buoni del Touring Club assegna ad un Pignoletto una delle tre Corone andate ai vini bianchi della regione. La cartina di tornasole di questo positivo fermento in atto intorno al Pignoletto è rappresentato, infine, anche dal numero di aziende produttrici che vi stanno puntando con decisione, alcune delle quali condotte da giovani imprenditori che credono con forza nella tipicità.
Quest’anno più che mai, nel corso della tre giorni della kermesse emiliana, giunta ormai alla sua diciannovesima edizione, seminari e cene a tema sono state all’insegna del Pignoletto. Gli chef stellati Aurora Mazzucchelli e Alberto Bettini hanno valorizzato la poliedricità del vino abbinando ai piatti etichette provenienti da terroir specifici.
Ma il Pignoletto è anche un esempio di grossa collaborazione tra piccoli e grandi produttori, oltre che tra pubblico e privato. L’attività del Consorzio Pignoletto Emilia Romagna, nato per tutelare la Doc si è affiancata alla attività del Consorzio dei Colli Bolognesi sulla Docg, che ha portto i due enti a lavorare sinergicamente tra loro, grazie alla compartecipazione di presidenza e direzione, e con le amministrazioni locali e la Commissione Europea, con lo scopo di tutelare al meglio questo vino e i suoi territori.
Uno sforzo che ha dato buoni risultati sia sotto l’aspetto normativo, sia produttivo sia di comunicazione.

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