Point it

Questo è il nome di una pubblicazione che intende aiutare tutti coloro che in viaggio non conoscono la lingua del paese visitato e non riescono a farsi capire. Si compone di fotografie che raffigurano oggetti, piatti, medicine, insomma tutto ciò che puo’ essere necessario quando si è in viaggio lontano da casa.   

Tutto cominciò durante una vacanza in India intorno agli anni settanta. Dieter Graf, un architetto tedesco in viaggio di piacere, scopre con preoccupazione che il suo limitato inglese non lo mette al riparo da disagi provocati dall’assoluta ignoranza della lingua e della gestualità del luogo. Se non fosse stato per i cartelli internazionali, quali gli omini stilizzati che indicano le toilette oppure i segnali stradali, sarebbe stato perso. Da quella esperienza decide di mettere in commercio un piccolo opuscolo che aiuti chi, come lui, ha difficoltà di comunicare in paesi stranieri, ma, al contempo, non intende precludersi il piacere della scoperta di luoghi e civiltà diverse. Impiega ben diciassette anni per condurre in porto il progetto, e nel 1993 esce la prima edizione di Point it (Indicalo). Da quel momento non è più necessario portare con se vocabolari o traduttori automatici, basta il proprio indice. Infatti il libretto, le dimensioni sono di 9 x13 cm, entra comodamente in qualsiasi tasca e riporta 1.200 fotografie che raccolgono tutto ciò di cui si può aver bisogno durante un viaggio, si seleziona la foto del prodotto/oggetto di cui si ha necessità la si indica alla persona che si ha davanti e si attendono le indicazioni per dove trovarla. Una banalità, che ha però fruttato al suo inventore notorietà e lauti guadagni. Attualmente siamo giunti alla quattordicesima edizione mentre i paesi in cui si utilizza con continuità hanno raggiunto la ragguardevole quota di diciassette, per cui accanto ai paesi europei troviamo Stati Uniti, Australia, Israele e Corea. La particolarità del volume consiste nell’essere composto esclusivamente da riproduzioni fotografiche senza una sola riga di testo. Le foto mettono in mostra alimenti, oggetti, medicine, indumenti,  accessori, insomma tutto il materiale che può servire a chi si trova lontano da casa propria e ha bisogno di qualcosa. Graf ha fondato una casa editrice a suo nome che confeziona il prodotto e le 1.800.000 copie ad oggi vendute della pubblicazione, il cui prezzo di copertina oscilla tra i 6 ed i 7 euro, ne fanno un vero e proprio best seller internazionale. Numerosi sono stati nel tempo gli utilizzatori, partendo dai soldati che formano i contingenti ONU, agli atleti facenti parte delle squadre olimpiche durante i giochi, ai medici  impegnati nel campo della “logopedia”. Di grande aiuto è stato per persone diversamente abili a superare intoppi e piccole contrarietà, e gli hanno permesso di compiere un viaggio anche in località dove sarebbe stato molto difficile fare intendere i propri particolari bisogni. Per quanto riguarda un’esperienza assai diffusa presso i turisti, a mio avviso l’aspetto che maggiormente aiuterebbe in frangenti difficili è quello che riguarda i cibi. La scoperta dei prodotti di una terra particolare e gli ingredienti che uniti in modo diverso compongono i piatti locali possono così essere individuati con relativa semplicità, svelando il significato di locuzioni spesso incomprensibili. Inoltre, quanti di noi si sono trovati al ristorante con fra le mani menu illeggibili che il più delle volte ci costringono a prendere piatti per niente graditi? Quindi si è costretti, una volta individuata una pietanza di nostra soddisfazione, a mangiare soltanto quella per il resto del viaggio. In considerazione dell’importanza che la curiosità enogastronomica sta ottenendo presso una parte notevole di coloro che intraprendono viaggi in vari paesi, il supporto di Point it può rivelarsi fondamentale per godere appieno delle specialità della cucina locale. Anzi, da questa vicenda potrebbe nascere un suggerimento a molti chef che fanno della creatività e dell’innovazione gastronomiche un fiore all’occhiello. Aggiungete nella lista da portare al pubblico foto o riproduzioni grafiche delle pietanze maggiormente originali, in modo da mettere il cliente in grado di vedere il piatto finito e decidere se consumarlo o meno. Può sembrare una banalità, o peggio, un espediente da localino di terza categoria, ma se trovato il modo giusto per comunicarlo, può rappresentare un servizio assai gradito ai commensali.

        

                                                                           Mario Rossi

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