Presentato il nuovo Piano Strategico per il Turismo

Presentato dal Ministro per il Turismo Gnudi, il Piano Stategico per il Turismo i cui punti chiave non convincono del tutto (alcuni), per niente (altri) le associazione di categoria del comparto turistico nazionale.

                                                                                     Pamastro

Il 18 gennaio  il Ministro Piero Gnudi ha presentato il Piano Strategico del Turismo. Il piano si compone di 7 linee guida e 61 azioni da intraprendere per far si che nel 2020 si arrivi a creare 500.000 posti di lavoro, il che significa 30 miliardi di euro di contributo al Pil nazionale e un enorme rilancio per  l’industria del turismo italiana. Tre ne sono i punti fondamentali: 1) Trasformazione dell’Enit-Agenzia in una SpA con capitale pubblico (51%) e privato (49%). 2) Sostituzione dell’imposta di soggiorno con una tassa di scopo nazionale seguendo criteri di applicazione uniformi in tutto il Paese. 3) “Rottamazione” di strutture ricettive ormai fuori mercato e loro trasformazione in residence o case-vacanze con diversa normativa regolamentare. E’ quasi superfluo dirlo ma il Piano ha suscitato molte perplessità e da più parti è stato definito inadeguato. Molto fa discutere la proposta relativa alla rottamazione degli alberghi finalizzata a una riorganizzazione del sistema delle strutture ricettive italiane, composto da 34mila alberghi che, per il Ministro Gnudi sono “troppi, troppo vecchi e troppo piccoli”. E’ un dato di fatto che  Federalberghi ha da un pò di anni a questa parte sempre chiesto di incentivare con crediti d’imposta e premi di volumetria la riqualificazione delle strutture e di semplificare il cambio di destinazione d’uso per accelerare l’uscita dal mercato delle aziende che non producevano reddito, ma le cose vanno fatte con modalità e con tempi giusti tenendo conto della situazione economica che stiamo attraversando. Claudio Albonetti, presidente Assoturismo Confesercenti, ha commentato la presentazione del piano strategico del turismo evidenziandone tutte le lacune:” Le grandi difficoltà che le imprese del settore stanno vivendo non permettono di prevedere improbabili scenari futuri proiettati addirittura al 2020. Oggi serve un piano per affrontare l’unica vera emergenza, salvare le imprese turistiche del nostro Paese”. Inolte Albonetti ha sottolineato che le imprese medio–piccole nostrane sono già messe fuori gioco dal mercato, sottolineando come le problematiche reali che andrebbero affrontate in maniera seria sono ben note: costo contributivo del lavoro che non ha eguali, IVA superiore a quella pagata dai competitor(con tutti gli svantaggi che ne derivano), burocrazia pubblica disorganizzata e complicata che toglie tempo e risorse al lavoro degli imprenditori turistici. Aspre critiche sono arrivate anche da Paolo Zona, presidente di Federcongressi&eventi che ha lamentato come all’interno del Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia, al turismo congressuale sia stato dedicato solo qualche accenno. Per Zona è assurdo che nonostante l’Osservatorio Congressuale Italiano abbia rilevato che nel 2011 si sono tenuti nel nostro paese oltre 400mila tra congressi e meeting, che si sono “tradotti” in oltre 20 milioni di pernottamenti, si attribuisca un ruolo secondario proprio al segmento del turismo cui le statistiche assegnano il primo posto nel giro d’affari.

Detto questo, secondo noi bisogna prendere atto del fatto che se si vuole far riprendere il turismo Made in Italy al punto tale che possa costituire un volano per l’economia nazionale occorre adottare misure coraggiose dirette a risolvere le tante problematiche urgenti che oggi toccano il comparto, che ha bisogno di una svolta importante a cominciare dal 2013.

 

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