Nel 2024, il settore HoReCa si trova a un bivio operativo: continuare con la produzione artigianale interna o adottare un modello di produzione centralizzata per la preparazione di piatti e prodotti da forno.

In un contesto segnato da margini compressi, difficoltà nel reperire personale qualificato, e pressione crescente sulla standardizzazione della qualità, la scelta del modello produttivo non è più solo una questione di identità, ma un vero e proprio snodo strategico per ristoranti, pasticcerie, catene e laboratori indipendenti.

Questo approfondimento confronta i due approcci, analizzandone costi, impatti logistici, qualità percepita dal cliente e sostenibilità operativa, con il supporto di case study reali raccolti nel 2024.


Modello artigianale: identità, flessibilità, valore percepito

La produzione artigianale in loco – che sia nella cucina di un ristorante o nel laboratorio di una pasticceria – rimane una scelta forte per chi punta su:

  • Originalità del prodotto: ricette uniche, stagionalità e personalizzazione;
  • Esperienza sensoriale: profumi in sala, impiattamento espresso, storytelling sul piatto;
  • Percezione di freschezza e qualità da parte del cliente;
  • Adattabilità immediata al contesto (es. modifiche al menu, gestione dell’invenduto).

Vantaggi

  • Rafforza il valore del brand (soprattutto per ristoranti gourmet e pasticcerie premium);
  • Maggiore controllo creativo da parte dello chef o del pasticcere;
  • Maggiore fidelizzazione del cliente, grazie alla “firma” artigianale riconoscibile.

Limiti

  • Costi fissi alti: personale specializzato, formazione, materie prime gestite in piccole quantità;
  • Difficile scalabilità del modello;
  • Rischio operativo elevato (assenze, errori, inefficienze di produzione).

Produzione centralizzata: efficienza, scalabilità, controllo

Sempre più gruppi del settore food stanno adottando un modello di produzione centralizzata, con cucine o laboratori unici che servono più punti vendita (dark kitchen, catene di ristorazione, pasticcerie in franchising). Nel 2024, questo approccio si è evoluto grazie a:

  • Sistemi di sottovuoto e abbattimento controllato;
  • Logistica refrigerata efficiente;
  • Automazione parziale nei processi ripetitivi;
  • Standardizzazione delle ricette con consistency garantita.

Vantaggi

  • Riduzione dei costi per porzione prodotta (acquisto materie prime in blocco, ottimizzazione del personale);
  • Scalabilità elevata, adatta a catene e format in espansione;
  • Miglioramento della marginalità operativa e delle tempistiche di servizio;
  • Minore dipendenza dal personale specializzato in sede.

Limiti

  • Percezione di minor autenticità da parte di una parte di clientela;
  • Minore flessibilità nel modificare prodotti last-minute;
  • Complessità logistica se non supportata da sistemi digitali avanzati.

Case study 2024

Iginio Massari Alta Pasticceria – Modello centralizzato per l’eccellenza replicabile

Il maestro Iginio Massari ha sviluppato un sistema di produzione centralizzata a Brescia, dove un laboratorio avanzato prepara prodotti di alta pasticceria distribuiti poi nei punti vendita di Milano, Torino, Verona e Roma.

Punti di forza:

  • Qualità costante garantita grazie al controllo totale in laboratorio;
  • Spedizioni giornaliere in catena del freddo con logistica specializzata;
  • Presentazione finale e servizio realizzati nei punti vendita, mantenendo alta percezione artigianale.

Fonte: Il Sole 24 Ore – 2023

Poke House – Produzione semi-centralizzata e standardizzazione globale

Catena fondata a Milano, oggi presente in più di 160 location tra Europa e USA. Nel 2024 ha continuato a investire in un modello di cucina semplificata e replicabile, con base di preparazioni centralizzate e finitura in store.

Strategia:

  • Centrali di produzione locali in Italia e all’estero per ridurre costi e tempi;
  • Ingredienti core (es. riso, salse) preparati in lotti e distribuiti in store;
  • Alta efficienza operativa con personale ridotto in cucina e formazione rapida.

Fonte: Gambero Rosso – 2023

Trippa Milano – Produzione artigianale in cucina, identità forte e indipendente

Il ristorante di Diego Rossi, considerato uno dei modelli più imitati del nuovo bistrot italiano, mantiene una cucina completamente artigianale e improntata alla stagionalità e alla filiera corta.

Elementi chiave:

  • Produzione quotidiana in cucina: brodi, salumi, paste, conserve;
  • Nessun elemento centralizzato o prefabbricato;
  • Forte legame con il territorio e narrazione del prodotto al cliente.

Fonte: Identità Golose – 2023


Quale modello conviene nel 2024?

Dipende da tre variabili chiave:

  1. Posizionamento del brand: l’artigianalità ha più senso per attività ad alto valore percepito, dove l’esperienza supera l’efficienza.
  2. Volume di produzione e crescita prevista: se l’obiettivo è scalare o replicare, la centralizzazione diventa un vantaggio competitivo.
  3. Contesto territoriale e tipo di clientela: nei centri urbani il cliente accetta anche formati standardizzati se coerenti, nei borghi o nel segmento lusso, l’esperienza unica è imprescindibile.

Nel 2024, non esiste una risposta universale tra produzione artigianale e produzione centralizzata; la scelta giusta è quella coerente con la strategia di posizionamento, la capacità produttiva e le aspettative del cliente.

Il modello vincente potrebbe essere ibrido, combinando le efficienze industriali della centralizzazione con il tocco umano e creativo dell’artigianalità sul punto vendita. La tecnologia oggi permette questa integrazione, ma serve una visione chiara e un team pronto a metterla in pratica.

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