Quando il gelato diventa business

Con l’arrivo della bella stagione, e di conseguenza del caldo, torna in primo piano il consumo del gelato, e sempre di più il vasto pubblico di amatori sembra apprezzare quello artigianale, ottenuto dalla miscelazione di materie prime sane e genuine. Proprio alla scelta di non utilizzare composti chimici, aromi e coloranti, ma affidarsi esclusivamente ai prodotti naturali, meglio se coltivati direttamente nell’azienda agricola di proprietà, si deve il successo di due giovani imprenditori piemontesi con gelaterie sparse in tutto il mondo.

 

                                                                                    Stelvio Catena

 

La definizione più diffusa recita: “preparazione alimentare ottenuta con una miscela di ingredienti portata allo stato solido o pastoso mediante congelamento e contemporanea agitazione per insufflazione d’aria”. Nonostante il giro di parole stiamo semplicemente parlando del gelato. Come ogni estate s’impennano i consumi di questo gradevolissimo alimento capace di fornire un gustoso ristoro nelle calde giornate d’estate. E, come ogni estate, un numero notevole di bar e pasticcerie si apprestano a riutilizzare gli espositori refrigerati per la conservazione a giusta temperatura delle variopinte vaschette. Negli ultimi anni, grazie soprattutto allo sviluppo tecnologico, il dolce amalgama può essere prodotto direttamente dall’esercente con un investimento economico contenuto e un numero di macchinari esiguo. Sono così fioccati i locali che possono esporre il cartello “gelato di produzione propria”, attirando il consumatore con una promessa di genuinità. Non sempre tale promessa è mantenuta nella sua interezza, poiché il gestore, pur utilizzando attrezzature proprie, preferisce, per praticità e per contenere i costi, adoperare una serie di prodotti non sempre al massimo della qualità, magari servendosi di semilavorati, che possono essere tranquillamente considerati preparati chimici (grassi idrogenati, oli vegetali, panna disidratata, aromi coloranti e additivi di sintesi). L’esempio che, invece, sottoponiamo all’attenzione dei nostri lettori ha puntato con decisione al massimo della qualità e i risultati, fino ad oggi, gli hanno dato ragione. Si tratta di due giovani e audaci imprenditori nati in Piemonte che in pochi anni sono riusciti a creare una catena di gelaterie presente nelle più importanti città del pianeta. La società, “Grom”, prende il nome da uno dei due fondatori Federico Grom, appunto, trentanovenne che insieme all’amico Guido Martinetti (37 anni), nove anni orsono nel parcheggio di un supermercato, dopo aver letto un articolo di Carlo Petrini che con una punta di amarezza constatava come: “nessuno fa più il gelato come una volta”, decisero di aprire un’attività in grado di smentire l’inventore di “Slow Food”. La gelateria aperta nel 2003, con un investimento di 32.500,00 euro a testa, in pieno centro a Torino, in breve tempo diviene un punto di riferimento irrinunciabile per una folta schiera di appassionati, e golosi, clienti, tanto che appena due anni dopo i soci decidono di avviare un laboratorio per poter fornire i locali che stanno aprendo un po’ in tutto il territorio nazionale. In seguito a ciò, con l’intento di tutelare al meglio il processo produttivo conservando inalterata la qualità superiore dei propri prodotti, si decide di centralizzare la fase di miscelazione degli ingredienti, al fine di mantenere il necessario rigore produttivo e di poter utilizzare alcuni tipi di frutta disponibili solo presso i rispettivi consorzi regionali e non presso i mercati generali dei singoli centri urbani. Nei diversi punti vendita il gelato viene “mantecato” giornalmente, mantenendo un’eccellenza qualitativa di valore assoluto. Grazie a tali accorgimenti forse i negozi “Grom” sono gli unici dove poter trovare: il limone Sfusato di Amalfi, la nocciola Tonda Gentile Trilobata delle Langhe, la pesca di Leonforte, il pistacchio di Bronte. Le Olimpiadi Invernali del 2006 svoltesi nel capoluogo piemontese impongono all’attenzione internazionale i gelati dei due nostri giovani connazionali. Sorgono così i negozi di New York, Parigi, Tokyo. Al momento attuale sono cinquantasette, sparse un pò in tutto il mondo, le gelaterie a marchio “Grom”, e ognuna conserva il livello di qualità che ha decretato il successo dell’azienda. Nel frattempo è stata acquistata in provincia di Asti un’azienda agricola, “Mura Mura”, subito adibita alla produzione biologica di frutta, nel rispetto dei tempi della natura e dell’ambiente, da impiegare nella realizzazione del gelato. Inoltre per contribuire alla salvaguardia ambientale tutta la plastica (cucchiaini, sacchetti per l’asporto e per la spazzatura) è stata sostituita dal Materbi, uno straordinario materiale che viene ricavato da amido di mais e oli vegetali, biodegradabile al cento per cento. Federico, ex direttore finanziario di una multinazionale, è il manager della società, mentre Guido, enologo, sceglie i fornitori e studia le ricette, un binomio vincente all’insegna della genuinità e della naturalità. Per questo, ripensando all’articolo di Petrini, hanno sottotitolato il proprio marchio con il motto: “Il gelato come una volta”.

 

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