Quando il ristorante è bio

A Bologna è da qualche tempo attivo un ristorante dove, oltre a consumare pasti all’insegna della più stretta cultura biologica, si può fare la spesa e, soprattutto, “non si butta via niente”. Infatti tutto ciò che avanza dalla cucina viene donato alla locale mensa dei poveri, con grande soddisfazione dei meno abbienti. Un’iniziativa encomiabile che unisce alla scelta della salvaguardia dell’ambiente e della genuinità dei prodotti utilizzati per la composizione delle pietanze, un gesto importante di solidarietà.

 

                                                                            Sam

 

I più recenti studi sull’argomento stimano in oltre 18 milioni di tonnellate l’anno il volume dei rifiuti alimentari prodotti dalla nostra nazione. Una quantità in grado di sfamare intere regioni di paesi sottosviluppati, salvando dalla schiavitù della fame intere popolazioni ridotte allo stremo. Quella che sembrava una situazione relegata in continenti diversi e lontani da quello da noi abitato, torna invece a farsi largo all’interno della nostra opulenta società in virtù di una crisi economica talmente dura da riproporre con forza il problema della continua crescita del numero dei poveri e, di conseguenza, della loro totale indigenza. Perciò se qualcuno prende posizione in maniera decisa per tentare di contrastare tale degenerazione, non possiamo che dimostrargli il nostro pieno sostegno. Si chiama “Alce Nero Caffè Bio” il ristorante bolognese che ha deciso di devolvere il cibo che giornalmente si dimostra in esubero alla mensa dei poveri di Santa Cecilia, una delle maggiori del capoluogo emiliano, la quale si valuta produca non meno di una settantina di pasti quotidiani. E non finisce qui. Infatti il nuovo locale, situato in piena zona universitaria a due passi dalla centralissima Piazza Verdi, utilizza soltanto acqua in caraffe di vetro, proveniente dall’acquedotto cittadino e microfiltrata, pone ai tavoli tovagliette e tovaglioli di carta riciclata, usa per i suoi piatti esclusivamente alimenti biologici e di stagione. Le stesse componenti di arredo sono realizzate con materiali naturali: legno, juta, vimini. Al suo interno sono esposti, e offerti per l’acquisto, sia le materie prime utilizzate in cucina, che una serie di prodotti semilavorati tutti, però, con certificazione bio garantita. E se, per caso, i piatti ordinati vi sembrano eccessivamente abbondanti, potete richiedere il doggy bag (il servizio che permette di portare a casa gli avanzi del proprio pasto non ultimato al ristorante) e non per riciclarlo al cane. Grazie all’attestazione del “Last Minute Market”, una società spin off (consorzio a cui partecipa in qualità di socio l’istituzione universitaria) voluta dal preside della facoltà di agraria, Andrea Segrè, che ha adottato quale proprio slogan “Trasformare lo spreco in risorse”, il ristorante è il primo in Italia ad essere certificato a spreco zero. Tale riconoscimento viene concesso a fronte dell’adozione da parte del soggetto premiato “di una serie di strumenti, procedure e sistemi di controllo che garantiscono un uso razionale ed efficiente delle risorse e una gestione dei rifiuti ispirata ai principi di prevenzione, riutilizzo e riciclo dei materiali”, come recita la motivazione con cui è stato assegnato il riconoscimento. Un monito indirizzato a una società dove il consumo continuo, e di conseguenza la dissipazione costante e sempre maggiore di risorse ambientali, sembra una legge incontrovertibile, alla quale, però, diventa importante potersi opporre, facendo in modo di invertire la tendenza e ponendo il “non sprecare” alla base delle nostre azioni. Insomma cambiare nella sostanza la normale filosofia di vita. Lo stesso accademico bolognese ammette: “Il domani a spreco zero sarà possibile solo attraverso un mutamento di abitudini collettive e con questo primo esempio vogliamo essere un faro”. Del resto la vocazione del locale indirizzata verso una cucina semplice e basata su ingredienti genuini si percepisce scorrendo la lista delle pietanze: minestra di riso e fagioli, fusilli di farro al limone e bresaola, minestra di legumi secchi, pasta e ceci alla Toscana, panissa alla maniera piemontese, lenticchie in umido, torta di riso al miele. E non finisce qui. Sono in programma una serie di iniziative promozionali che, pur mantenendo al centro dell’interesse la cucina, si propongono di aprire lo spazio di ristorazione anche al mondo circostante e ad alcune problematiche di forte impegno civile e culturale. Un paio di esempi. Da marzo a maggio viene rappresentato “Mafie in pentola”, uno spettacolo social – gastronomico di Tiziana De Masi, realizzato in collaborazione con l’associazione “Libera Terra”, un viaggio all’interno delle cooperative dove, sui terreni un tempo in mano alle mafie, è sorta un’”altra economia” basata su agricoltura biologica, qualità, lavoro e rispetto delle leggi. La seconda si chiama “Cine – Cene”, appuntamenti (per l’anno in corso ne sono previsti tre) nei quali alcuni esperti di cinema selezionano e presentano scene da film cult nei quali appaiono ricette riproposte agli avventori dallo chef di  “Alce Nero Caffè Bio”, un pò alla sua maniera. Un esempio interessante di come importanti scelte sociali, ispirate a un modo nuovo e diverso di intendere il benessere collettivo e ambientale, possano coniugarsi con impegno civile, sviluppo culturale, divertimento e… buon cibo.

 

 

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