Ricette anticrisi

L’andamento economico negativo sta impattando in maniera sempre più negativa sul livello dei consumi della popolazione italiana. Anche il canale bar risente in modo significativo di questa contrazione della spesa e sta correndo ai ripari. Dalle varie associazioni di categoria giungono suggerimenti e proposte per contrastare il fenomeno della “fuga dai bar”. La FIPE, ad esempio, consiglia di attuare una differenziazione delle tariffe dei singoli prodotti a seconda dell’orario in cui vengono consumati, e non si ferma qui.

                 

Le prime notizie riguardanti l’andamento dei consumi di alcuni prodotti molto importanti per i bar nei primi mesi del nuovo anno offrono un panorama che definire preoccupante deve essere considerato un giudizio ottimista. Infatti se l’insieme dei consumi “fuori casa” cala del -3,65% nella media nazionale, con punte di -6,30% nel Nord-Est della penisola, il canale bar raggiunge il -3,12% confermando il trend negativo che aveva caratterizzato anche il bilancio riguardante l’anno passato. La situazione generale risulta ancor più problematica se consideriamo che nel settore dei locali d’intrattenimento, in particolare in quelli dedicati al “tempo libero serale” il saldo negativo raggiunge il -7,30%. I prodotti maggiormente coinvolti risultano gli alcolici (-18,36% birre, -10,05% vini speciali, -4,78% superalcolici), mentre crescono, anche se in maniera contenuta, le bevande gassate (+0,47%) e gli energy drink (+5,04%). In particolare è la birra a sembrare in maggiore difficoltà, in special modo nel comparto dei bar in virtù di un calo del -23,00%, che assomiglia a un vero e proprio crollo delle vendite. Il caffè sembra tenere, mentre tendono a diminuire il numero di cappuccini preparati ogni giorno a causa del calo (valutato intorno all’8,8%) di coloro che fanno colazione fuori casa. In un panorama dai segnali fortemente negativi è necessario applicare delle efficaci contromisure. Una serie di idee sono state avanzate fin dall’ottobre dello scorso anno dalla FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) che attraverso l’iniziativa “Un prezzo da amico” offriva ai consumatori, nei locali dei propri associati contrassegnati da una vetrofania che riportava il logo dell’iniziativa, sconti in grado di contenere la spesa al bar. Si andava dal servizio al tavolo senza maggiorazione, alla istituzione di “carte fedeltà” (ogni consumazione vale punti, differenziati per il valore dell’importo, che a loro volta permettevano altre consumazioni gratuite o scontate), a colazioni “a pacchetto”, a pranzi “a pacchetto”, alle bibite da asporto scontate, ai caffè a prezzi differenziati. Quest’ultima appare ancor oggi un’idea, a nostro avviso interessante, poiché prevede costi diversi per lo stesso prodotto (ad esempio la tazzina di caffè) a seconda dell’orario oppure della stagione in cui viene consumata. Così il cappuccino potrebbe avere un prezzo alle 9,00 ed un altro alle 12,00, il gelato un prezzo d’estate ed un altro d’inverno, come del resto, commentano i promotori, lo stesso viaggio ha un costo a Natale ed un altro a marzo. La proposta appare sensata e potrebbe davvero diventare un incentivo ad aumentare l’interesse, e di conseguenza, i consumi in un canale, come quello dei bar, che sembra risentire più di altri degli effetti della crisi economica. Le iniziative di “Un prezzo da amico” a sostegno dei consumi nei bar potevano variare da regione a regione, secondo le caratteristiche del mercato di riferimento e le necessità dei singoli esercenti, ma tutte hanno portato una diminuzione dei prezzi calcolata da un minimo del 10,0% ad un massimo del 20,0%. La differenziazione dei prezzi può avere, però, diverse finalità. A Treviso, in una zona ai limiti del centro storico, ormai sei anni orsono, una barista che voleva “depurare” il proprio locale da avventori poco graditi (extracomunitari, giovani disoccupati, tossicodipendenti), a tali clienti aumentava le tariffe delle consumazioni, ad esempio il caffè costava due euro. Tattica che ha sortito l’effetto desiderato dal momento che,come conferma la proprietaria, “Qualcuno si è lamentato ma alla fine ha pagato e non è più tornato”. Quanto detto conferma che, nonostante il ricorso sempre più frequente a iniziative promozionali diverse da parte degli uffici marketing delle varie aziende tanto di produzione che commerciali, il prezzo rimane una leva di primaria importanza capace di determinare i flussi di clientela, anche se da usare con la dovuta oculatezza.

 

 

 

                                                                           Sam

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