Ristampata la bibbia del ‘gaudente’

La casa editrice Feltrinelli manda in libreria la ristampa del più importante volume dedicato al buon bere, quel  Manuale del vero gaudente, in cui lo statunitense Jerry Thomas, intorno alla metà del secolo XIX°, codificava per la prima volta i maggiori cocktail in circolazione. Ancora oggi, con le sue 236 ricette, si dimostra un’ottima guida alle miscele alcoliche.

        

Nel gennaio di quest’anno dedicammo questo spazio a qualche riflessione intorno a una delle più importanti pubblicazioni riguardanti la preparazione di cocktail (Cocktail che passione!, 04-01-2007), redatta da Harry Craddock e intitolata The Savoy cocktail book. In questi giorni ci sembra il caso di ritornare sull’argomento in coincidenza della ristampa da parte della casa editrice Feltrinelli di quella che è stata considerata la “bibbia” del buon bere. La prima edizione del Manuale del vero gaudente,ovvero il grande libro dei drink, venne data alle stampe nel 1862 da Jerry Thomas. Ne seguirono altre due compresa la definitiva datata 1887, in cui venne accluso in appendice il Manuale per la preparazione di liquori, cordiali e sciroppi del professor Christian Schultz, esperto chimico e distillatore. Geremia (Jerry) era nato a Sacket Harbor, New York, nel 1830, girò un po’ tutti gli States lavorando in bar ed alberghi dove poté perfezionare la sua tecnica. Sarebbe, forse, più corretto utilizzare il verbo “inventare” poiché precorse in pratica i tempi ideando la gran parte del mestiere di bartender, compresi gli aspetti più spettacolari, quali ad esempio i giri di bottiglia in aria, le evoluzione durante lo shakeraggio, le decorazioni al prodotto finito. Lavorò a St. Louis, Chicago, San Francisco, New Orleans, prima di tornare nella “grande mela” dove, tra la 21° e la 22° strada a Broadway, riuscì ad aprire un proprio locale che divenne ben presto leggendario. Era il 1866, ma già Thomas era diventato un mito presso gli amanti del buon bere. La grande intuizione di Jerry fu quella di miscelare più ingredienti, alcolici e non, per realizzare bevande dai gusti gradevoli e dissetanti . L’attenzione con cui operava la selezione degli ingredienti, i processi di miscelaggio, le regole da seguire per ottenere il miglior risultato, i “riti” da compiere ogni volta che si iniziava un prodotto, e che ha descritto con dovizia di particolari nella sua opera, gli valsero l’appellativo di “Professore” che lo accompagnò per tutta la vita. In pratica dettò le basi su cui venne costruita una professione che con l’andare del tempo acquisì sempre maggiore importanza. Certo le sue ricette, in considerazione degli ingredienti a disposizione alla metà dell’Ottocento, non possono considerarsi di grande attualità, ma alcune delle sue invenzioni reggono con orgoglio il passare degli anni. Il Daiquiri, il Mintjulep, il Manhattan, risalgono a quel periodo, anche se i fiori all’occhiello di Thomas sono rappresentati dal Blu Blazer, creato mentre lavorava all’El Dorado di San Francisco, il Martinez descritto per la prima volta nella guida del 1887, che viene considerato il precursore dell’odierno Martini, e la codifica in sei varianti dei Fizz Cocktail: Gin Fizz, Ramos Gin Fizz, Sloe Gin Fizz, Uncommon Variations, See Also e External References. Ognuna di queste ricette univa ingredienti e metodologie di preparazione diverse e anche al proprio interno esistevano numerose variazioni sul tema, tutte codificate dal solerte barman newyorkese. Jerry Thomas venne meno nella sua città natale il 15 dicembre 1885 per apoplessia. Poco più che trentenne si era sposato ed aveva avuto due figlie. Nonostante avesse accumulato una fortuna, si spense in ristrettezze economiche mentre gestiva un nuovo bar che, però, non ebbe lo stesso successo del primo.  Aveva disperso i suoi guadagni, compresa una ricca collezione di opere d’arte, in speculazioni sbagliate a Wall Street. Chiudiamo queste note con una delle sue più diffuse creazioni, il Brandy Daisy:

4/5 di brandy

         1/5 di granatina

         succo di limone

         ciliegie da cocktail come decorazione

Il necrologio sul New York Times si chiudeva con queste parole: “…fu molto popolare in tutte le classi sociali”, come dire, il buon bere unisce gli uomini.

 

                                                                                                                                     Sam

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