Sapori d’Italia

I prodotti  della tradizione nazionale stanno vivendo un momento di grande successo. Aumentano produzione e esportazioni e si registrano new entry, quali il pecorino romano e l’olio extravergine di oliva sardo. L’Italia all’avanguardia in Europa per la certificazione di prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta).  

Con 164 (22% del totale) prodotti certificati il “bel paese”  conquista la testa della particolare classifica europea che seleziona gli alimenti di produzione nazionale ai quali viene concessa la qualifica DOP. La Francia tallona la capolista da vicino con 155 prodotti (20%), seguita dalla Spagna che ne conta 111 (14%), dal Portogallo con 104 (13%), dalla Grecia che raggiunge le 85 unità (11%), poi la Germania a quota 69 (9%) e infine l’Inghilterra con 30 referenze (4%). Il restante 7% di prodotti sono certificati negli altri Paesi del vecchio continente, fra i quali spicca l’Austria che ne conta 12. Una bella soddisfazione per il nostro paese e per la sua cucina che, anche attraverso questi riconoscimenti, si conferma tra le migliori del mondo, una tradizione importante, salutare e capace di rappresentare una fetta considerevole dell’economia italiana. Tra le categorie di prodotto  eccellono gli ortofrutticoli e cereali che raccolgono ben 51 etichette. Al secondo posto l’olio extravergine d’oliva, vero gioiello dell’offerta nazionale, con 38 segnalazioni, poi i formaggi con 32 e i prodotti a base di carne con 28. Anche i territori d’elezione emergono con chiarezza dall’indagine condotta da Qualivita (fondazione che si prefigge di favorire lo sviluppo e il progresso tecnico-scientifico dei prodotti  certificati) sulla situazione dei prodotti DOP e IGT italiani. Al vertice troviamo un’area che rappresenta essa stessa un certificato di garanzia: Parma, seguita da Udine, Trento, Modena, Reggio Emilia, Sondrio, Mantova, Bolzano, Brescia, Cuneo. Tra le prime dieci, come è facile constatare, sono assenti province del centro-sud Italia, anche se di prodotti caratteristici ne esistono (un esempio è rappresentato dalle Clementine di Calabria che, a partire dal 1950, hanno trovato nel suolo calabro il loro habitat naturale), magari sarebbe interessante comprenderne i motivi. I parametri di valutazione appaiono seri, dal momento che prendono in considerazione il rapporto fra prodotti certificati e superficie agricola, il numero dei prodotti DOP-IGT e le aziende che li producono. In ogni modo al vertice della piramide staziona con i suoi 950 milioni di euro di fatturato (al consumo raddoppiano raggiungendo 1.864 milioni di euro) il Grana Padano.  Subito dopo troviamo il Prosciutto, guarda caso, di Parma con 850 milioni, quindi il Parmigiano Reggiano con 808. Per uscire dal parmense dobbiamo aspettare la quarta posizione occupata dal Prosciutto di San Daniele, tenuto a una certa distanza, capace di fatturare 337 milioni di euro. L’unico segnale del sud Italia viene dalla Mozzarella di Bufala Campana che produce 300 milioni di euro, cento in più del Gorgonzola a quota 200 milioni. Poi a 187 milioni troviamo la Mortadella di Bologna, a 165 milioni la Bresaola della Valtellina, quindi la Mela della Val di Non a 157 milioni e, per finire, a 91 milioni lo Speck dell’Alto Adige. Una bella carrellata di specialità che traggono dalla qualità delle materie prime e dalla artigianalità della lavorazione le eccellenze in grado di renderli unici nel panorama della ristorazione internazionale e che tutti insieme rappresentano 4,4 miliardi di euro di fatturato alla produzione e 9,5 miliardi al consumo.  La maggiore vitalità, nei confronti della passata indagine, viene dall’Alto Adige, balzato grazie alle mele dal quattordicesimo all’ottavo posto oppure dalla bresaola che porta Sondrio al settimo. Scalano numerose posizioni le province isolane di Nuoro e Sassari grazie alle performance notevoli in termine di crescita di fatturato del Pecorino Romano e dell’Olio Extravergine di Oliva da poco entrato a far parte della grande famiglia dei prodotti  italiani DOP. Come abbiamo già visto in un precedente articolo, la garanzia derivante dalla certificazione di qualità è un importante elemento per l’affermazione di tutti quei prodotti che traggono dalla localizzazione e dalle particolari caratteristiche dei terreni e dell’esposizione agli agenti atmosferici fattori fondamentali per il mantenimento delle peculiarità organolettiche capaci di determinarne il successo presso i consumatori.

                                                                                                  Mario Rossi

 

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