Stilisti in cucina

Si diffonde con sempre maggiore frequenza fra le più importanti firme del mondo della moda la tendenza ad abbinare la propria griffe a locali dedicati alla ristorazione. Gli italiani, che in entrambe i settori possono vantare una vasta e secolare tradizione, sono in prima fila con ristoranti, aperti nelle più importanti capitali del globo, che riescono a trasmettere tutte quelle eccellenze che hanno fatto grande il nostro paese a livello internazionale. La dimostrazione di come utilizzare al meglio le sinergie tra differenti mercati.

 

                                                                              Stelvio Catena

 

Il primo a tentare l’abbinamento moda – accoglienza è stato Giorgio Armani, quando nell’aprile dello scorso anno ha inaugurato nella torre più alta del mondo, la Burj Khalifa (828 metri) di Dubai,  un hotel col suo nome capace di occupare i primi otto piani del possente edificio. L’albergo, naturalmente, è costosissimo e di rara raffinatezza, in grado di trasmettere in pieno quello “stile” che ha reso le creazioni del nostro conterraneo famose e ambite in tutto il pianeta. La struttura offre ai clienti anche un ottimo ristorante informato ai principi di semplicità e gradevolezza, tanto nell’arredo che nella cucina dove dominano gli alimenti biologici. Sulla medesima lunghezza d’onda sembra essere stato concepito il secondo nato della famiglia, l’Armani/Nobu, situato nel quartier generale dell’imprenditore al numero 31 di viale Manzoni a Milano. Il ristorante, dall’ambiente moderno e minimalista, dai grandi spazi e dalle luci soffuse, dove il colore nero impera, affida il menu ad uno dei più abili chef giapponesi, Nobuyuki Matsuhisa, che condivide con lo stilista piacentino l’amore per la cucina fusion. Forte della tradizione culinaria nipponica, in particolare nella lavorazione del pesce, e influenzate da contaminazioni sudamericane, peruviane in particolare, le proposte del locale meneghino si possono catalogare nell’ambito della cosiddetta cucina new style, caratterizzata da preparazioni raffinate e dall’aspetto accattivante. Il piatto forte è rappresentato, e non poteva essere altrimenti, dal sushi, anche se trovano spazio materie prime ricercate, quali il merluzzo nero e il salmone. Qualche isolato più in là, sempre nel capoluogo lombardo, ha sede il locale di Dolce & Gabbana, denominato “Gold”, un nome che è tutto un programma. In effetti il riferimento all’oro non può certo considerarsi approssimativo, dal momento che il colore predominante degli interni e dell’arredo è proprio quello del prezioso metallo. “L’oro – spiegano i creatori di moda – è il colore della positività, del sole, del lusso e di una nuova Dolce vita, intensa come il gusto per la bellezza e per il piacere dei sensi”. La versione D&G del “Gold”, nel quale il dj transalpino Bob Sinclar ha voluto girare il video del remix di “Far l’amore” il successo del 1977 di Raffaelle Carrà, si manifesta attraverso gli spazi morbidi, leggeri, luminosi e le atmosfere rese calde dai legni, i cactus, i quadri rinascimentali, le giare in terracotta. Forse, però, l’aspetto di maggior pregio del locale consiste nella cucina tradizionale italiana, preparata con sobria maestria e eleganza, arricchita dalle specialità siciliane. La segreta speranza della clientela è che troppo gold non risulti anche il conto. Per trovare, invece, il nuovo ristorante di Roberto Cavalli dobbiamo spostarci nella capitale della Russia di Putin. Si tratta del glorioso e antico ristorante “Praga”, simbolo prima dell’impero zarista e dopo dell’Unione Sovietica di Stalin. Nelle sue sale Anton Cechov festeggiò con gli amici nel 1901 la prima teatrale di “Tre sorelle”, mentre il despota georgiano ne aveva fatto il locale prediletto dalla nomenklatura del partito. Lo stilista italiano ha da poco concluso l’acquisto della struttura in società con il miliardario ceceno Umar Dzhabrailov e si appresta a definire il progetto di ristrutturazione. Sarà interessante scoprire se verranno salvate le decorazioni Art Nouveau che hanno per anni rappresentato, insieme alle ampie vetrate su piazza Arbatskaja,  una delle caratteristiche del locale. Di sicuro sembra che all’imprenditore toscano piaccia molto lo Schi, una zuppa tradizionale russa a base di cavolo in salamoia, e ciò fa pensare che almeno una serie di piatti caratteristici del grande paese europeo manterranno il loro posto anche nel nuovo menu. Nel frattempo sembra vinta la scommessa di Ralph Lauren a Parigi. Il boss della moda americana è sbarcato nella capitale francese con l’acquisto di un palazzo d’epoca in Boulevard Saint Germain  nel quale ha collocato un grande atelier, dove si alternano spazi dedicati ai prodotti di abbigliamento, altri ricchi di oggettistica, altri ancora di profumi, e un ristorante che sembra un ranch di lusso. Divani di cuoio invecchiato, camini in pietra, lanterne in ferro battuto e tanti cuscini colorati cercano di portare un po’ di USA nel cuore della vecchia Europa, nel tentativo di opporre una cultura “giovane” ad un’altra ormai avviata, almeno a parere di alcuni, sul viale del tramonto. Anche nell’offerta gastronomica si cerca una via “nazionale”. Hamburger, bistecche, aragoste del Maine, Polo Club Sandwich e un dessert che sembra l’inno a stelle e strisce: l’autentico cheese – cake di New York.

 

 

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