Tonno rosso: alt alla pesca nel Mediterraneo

Uno dei prodotti più utilizzati dalla cucina internazionale, il tonno rosso, secondo il WWF è vittima di quella che l’istituzione ha definito “pesca selvaggia” capace di mettere in pericolo la sopravvivenza della specie. Così l’UE pone limiti che possono provocare ripercussioni sulle attività dei pescatori e sulla competitività nel mercato di alcune aziende nazionali del settore .

La specie “Pinna blu dell’Atlantico” può raggiungere i 3 metri di lunghezza ed i 700 kg di peso. Parliamo del tonno rosso attualmente uno dei pesci di maggior successo nel panorama ittico, dal momento che proprio il mare nostrum aveva incrementato negli ultimi anni il numero degli allevamenti. E non può essere altrimenti se nei mercati di Tokyo si arriva a pagare un esemplare di tre – quattrocento kg anche 80 mila euro.  Numerosi i piatti della cucina nostrana e internazionale che prevedono questo ingrediente nella loro realizzazione. In particolare vi è stato un vero e proprio boom, accentuatosi negli ultimi anni, del mercato nipponico che con il pesce crudo ha da sempre un rapporto privilegiato. In effetti il tonno rosso crudo viene oggi considerato dai giapponesi alla stregua del fois gras per i francesi, un alimento di lusso particolarmente apprezzato per il sapore intenso conferitogli dall’alta percentuale di grasso presente nelle sue carni. Del resto la diffusione anche nei paesi occidentali del sushi come pietanza di largo consumo e capace di abbinare alle qualità gustative anche i benefici per la salute derivanti da un’alimentazione naturale e povera di grassi, ha fornito ai produttori altri importanti argomenti di vendita. Un mercato che si presenta anche per l’Italia estremamente importante in special modo per i pescatori del sud, campani e siciliani. Sono infatti queste due regioni a coprire per intero la produzione nazionale con la Campania che raggiunge una quota del 70% mentre la Sicilia si attesta ad un 30%. Il fatturato dell’ultimo anno si aggira intorno ai 26 milioni di euro per i 300 armatori e ai 50 milioni di euro per i 7 allevamenti presenti nelle acque territoriali italiane. Acque che vedono nel Golfo di Trieste, nel Mar Ligure e nel Canale di Sicilia i luoghi d’elezione per la pesca del tonno rosso. La decisione della Commissione europea, che ha anticipato la sospensione della pesca del prezioso abitatore del mare dalla fine della prima settimana di giugno al 16 del mese, ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori che sostengono di essere al momento ben al di sotto delle 4.162 tonnellate stabilite dalla stessa Commissione come limite massimo di pesca per le imbarcazioni indigene. In considerazione della libertà di cui godono le marinerie di altri paesi costieri del Mediterraneo, quali Tunisia, Croazia, Turchia, Libia, Marocco, Algeria ed Egitto, per l’economia di queste aree italiane il divieto può rappresentare una perdita secca di fatturato con effetti problematici tanto sull’occupazione che sui ricavi delle aziende impegnate in questo business. La concorrenza, del resto, è notevole. La Francia possiede la quota di mercato maggiore con il 20%, seguita dalla Spagna, unico paese della Ue ad aver avuto una settimana ulteriore di lavoro dalla Commissione che ha fissato la chiusura della pesca per la penisola iberica al 23 giugno, con il 16%. L’Italia occupa la terza posizione attestandosi al 14% di quota, seguita dal Giappone con il 9% e dalla Turchia attestata all’8%. Gli accordi internazionali già da tempo conclusi  affidano alla sola Europa ogni anno la produzione di 16.210 tonnellate di prodotto pescato. Il vero artefice di tale decisione è però il WWF che già da maggio, in una relazione sull’argomento, aveva messo in guardia contro quella che aveva definito “pesca selvaggia”  ribadendo come il tonno rosso dovesse considerarsi una specie ad “alto rischio di estinzione” e, addirittura, invitava le gradi catene di distribuzione a “bloccarne la vendita”. Alcuni scienziati hanno calcolato che negli ultimi 40 anni la popolazione atlantica del thunnus thynnus sia calata del 90%. Presso gli allevatori non sembrano esserci timori eccessivi, le femmine producono fino a 10 milioni di uova all’anno, e le condizioni dei mari assicurano una crescita corretta delle larve che appena nate misurano 3 millimetri con un ritmo di crescita di un millimetro al giorno. Le dimensioni degli adulti variano dal metro del tipo Albacore, al metro e mezzo della Pinna gialla, ai due della Pinna blu del sud ai tre metri della Pinna blu dell’Atlantico. Pur comprendendo le difficoltà dei nostri pescatori, già gravemente penalizzati da una congiuntura economica particolarmente sfavorevole, a noi buongustai dispiacerebbe molto veder scomparire dalla tavola il tonno rosso per “estinzione della specie”.

 

                                                                          Mario Rossi

 

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