Un uovo di Pasqua con una sgradevole sorpresa

Non rallenta la crisi dei consumi nel mercato italiano, i dati diffusi da Fipe su clienti e incassi nei ristoranti tra Pasqua e Pasquetta sono testimoni di una ulteriore diminuzione di clienti e incassi rispetto a quelli riferiti allo stesso periodo dello scorso anno.

 

La situazione continua ad essere estremamente drammatica, la barca non riesce proprio a raddrizzarsi e purtroppo le recenti vicende politiche con un Governo che non riesce a formarsi, un Presidente della Repubblica che ha varcato la soglia del suo semestre bianco, con le forze politiche (chiamiamole così) che continuano a litigare e a rincorrersi a turno, senza mai raggiungersi non lasciano presagire tempi migliori. Il tutto mentre ogni giorno che passa si fa sempre un ulteriore piccolo passo verso il baratro.

Il consolidato stato di crisi economica che impera nel nostro paese non ha infatti dato tregua, nemmeno durante le festività di Pasqua, alle piccole e medie imprese che operano nel canale della ristorazione professionale. I primi dati diffusi dalla Fipe fanno riflettere. I fedelissimi del ristorante, tra Pasqua e Pasquetta 2013 sono stati 6 milioni 495mila, per una spesa complessiva di 257,8 milioni di euro, con una flessione – rispetto a Pasqua e Pasquetta 2012 – del 2,1% per la clientela (che nel 2012 era stata di 6 milioni e 635.000) e del 3,7% per la spesa (che nel 2012 era stata di 267,8 milioni); Pasqua 2013 scende del 2,8% come clientela rispetto a Pasqua 2012 (da 4 milioni 140.000 a 4 milioni 25.000), e scende del 4,3% in termini di spesa (da 169,3 milioni a 162 milioni); Pasquetta 2013 scende – rispetto alla Pasquetta 2012 – dell’1% in termini di clientela (da 2 milioni 495.000 a 2 milioni 470.000) e del 2,7% in termini di spesa (da 98,5 milioni a 95,8 milioni).

In quest’ottica va poi tenuto conto della sempre più diffusa tendenza, giustificabile in prima istanza con una forte contrazione del potere d’acquisto dei cittadini, a soddisfare le proprie esigenze di convivialità all’interno delle mura domestiche, si va sempre di meno fuori a cena e si preferisce parallelamente accogliere gli amici in casa, per stuzzicare o bere qualcosa e trascorrere la serata a chiacchierare e divertirsi, anche perché c’è il rischio, per la ristorazione professionale,  che su questa nuova tendenza/necessità il mercato crei un vero e proprio modello di consumo.

A rendere la situazione ancora più complicata la situazione è anche la concorrenza sleale rappresentata da una somministrazione parallela che non deve sottostare alle osservanze a cui sono tenuti, invece, i pubblici esercizi. Il settore, vale la pena di ricordare, è formato da 290mila imprese che operano in un contesto, quello del turismo, che conta una forza lavoro di circa un milione di addetti e che nel 2011 è stato in grado di generare un valore aggiunto pari a 41 miliardi di euro.

Preoccupato anche il commento del Presidente Fipe Lino Stoppani: “Siamo ancora in piena tempesta e non riusciamo a vedere la luce. Attendiamo con ansia il Piano nazionale del turismo e soprattutto un Governo che sappia impostare una buona politica turistica per il nostro Paese“.

Il tempo stringe, speriamo bene.

 

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