Vacanze invernali, alcune riflessioni

Un’attenta analisi delle  preferenze degli italiani riguardo luoghi e modalità delle vacanze invernali evidenzia una serie di novità da tenere in attenta considerazione. Il mito della “settimana bianca” sembra in crisi, sostituito da passeggiate in quota oppure da attività turistiche di carattere enogastronomico.

 

Sulla scia di quanto evidenziavamo nell’ultimo intervento proprio su queste colonne (Pericoli in vista: i prezzi alti, 11 gennaio 2008) intorno alle modifiche che stanno caratterizzando i comportamenti degli italiani riguardo alle modalità in cui trascorrere i periodi di vacanza, segnali chiari giungono dai comportamenti espressi per il periodo invernale. Una recente indagine della Doxa fornisce alcuni interessanti spunti di riflessione. Prima di tutto un dato positivo, i compatrioti che hanno deciso di trascorrere in montagna il periodo di ferie invernali sono stati  intorno ai 14 milioni, ben il 25% medio in più rispetto allo scorso anno. Le differenze maggiori rispetto alla recente tradizione vacanziera riguardano, invece, la durata del soggiorno e le sue modalità. La “settimana bianca” che aveva ormai assunto le caratteristiche del rito sociale in grado di consolidare l’immagine di famiglia agiata e al passo coi tempi batte i colpi. Soltanto il 18,9% degli intervistati mantiene l’interesse per questa formula, mentre la maggioranza (55,4%) dichiara di preferire organizzarsi in diversi week end durante l’inverno. Una fetta importante (21,3%) divide il periodo in 3, 4 lunghi week end e il restante 4,4% dichiara di organizzarsi in modo completamente autonomo. Anche intorno alle località prescelte non mancano le sorprese. Se il Trentino Alto Adige si mantiene in testa nelle preferenze degli italiani riguardo alla montagna con il 26,4% dei consensi, seguito con un po’ di distacco dal Piemonte che si attesta a quota 15,9%, la sorpresa è rappresentata dal terzo posto dell’Abruzzo che raggiunge l’11,9% delle preferenze, superando la Valle D’Aosta (9,4%) e l’Alto Adige (8,6%). Segue, ed anche questa deve considerarsi  una novità, la Sicilia che raccoglie l’8,2% dei consensi e si lascia dietro tanto la Lombardia con il 7,3%, che il Friuli Venezia Giulia attestato su di un laconico 3,8%. L’8,5% dichiara di preferire altre località sparse per la penisola. Anche sulle attività preferite ad alta quota l’evoluzione nei gusti dei turisti segna un passo importante. Infatti meno della metà (48,6%) dichiarano di andare in montagna per dedicarsi agli sport, sci e snowboard innanzi tutto, lasciando alla maggioranza (63,4%) il piacere delle passeggiate tra la neve. Del resto ben un 44,6% afferma di andare nei monti per gustare vini e cibi del posto ed il 36,7% in cerca di tesori  artistici, magari spesso dimenticati. La ricerca tenta di tracciare anche un identikit del turista di montagna ideale: di sesso prevalentemente maschile (59,4%), tra i 15 e i 54 anni (77,0%), single (40,8%). Evidentemente le alte cime e i fitti boschi di conifere facilitano la ricerca di intimità e di solitudine. Altra conferma viene dalla compagnia che si sceglie per questo tipo di vacanza. Le coppie sono una minoranza solo il 17,3%, contro il 37,8% che parte con gli amici e il 57,2% che muove il nucleo famigliare per intero. Le conclusioni da trarre a fronte del panorama testé disegnato sono diverse. Di sicuro esiste un cambiamento profondo delle abitudini turistiche nazionali, cambiamento che tende sempre più a privilegiare le località dove è più facile trovare vive antiche tradizioni, dove l’ambiente e il paesaggio sono stati preservati da interventi traumatici sia di carattere industriale che abitativo, dove esistono prodotti enogastronomici tipici e di qualità. Queste scelte evidenziano la necessità da parte del singolo consumatore di ricercare una precisa identità anche nei percorsi delle vacanze, il tentativo di fuggire da luoghi comuni e da stereotipi sociali cui non si sente più legato, come se non dovesse più dimostrare niente a nessuno. Un salto di qualità importante nella crescita dell’individuo che suggerisce innovazioni anche nel campo dell’organizzazione ricettiva. La possibilità di articolare pacchetti più corti rispetto alle settimane canoniche, la messa a disposizione di servizi diversi da quelli comunemente utilizzati (guide e cartine turistiche a disposizione degli avventori in ristoranti e alberghi, tour organizzati nel territorio, accordi con musei e pinacoteche, incontri con produttori locali di prodotti tipici), la scoperta di nuovi tipi di intrattenimento. Queste le opportunità a disposizione di chi intende raccogliere i segnali che giungono dalla società.

 

 

                                                                      Egidio Crispoldi

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