FIPE:”Natale di crisi ai tavoli d’affari”

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Nonostante i timidi segnali di ripresa, l’economia reale non è ripartita. La constatazione arriva dall’analisi del centro studi di Fipe-Confcommercio Imprese per l’Italia, che in occasione delle festività ha scandagliato la ristorazione legata al mondo del lavoro. Il Natale che rappresenta un’ottima occasione per organizzare cene aziendali non è stato colto, a causa delle difficoltà economiche vissute anche dalle imprese, come momento informale di ritrovo fra colleghi. Già nel 2009 il fatturato registrato dalla ristorazione relativa al mondo degli affari ha registrato un calo e il 2010 non parte sotto i migliori auspici.

«È importante – ha commentato il presidente Fipe, Lino Enrico Stoppani, che l’economia dell’Italia riprenda il suo cammino. Per non indebolire i primi segnali, bisogna alleggerire la pressione fiscale. Solo così si possono far ripartire i consumi. Non è un buon segnale che anche la ristorazione legata alle aziende abbia registrato difficoltà. Dobbiamo invertire questa tendenza». Secondo la stima effettuata dal Centro Studi Fipe, a livello generale il fatturato medio relativo al mondo degli affari vale il 16,4% di quello complessivo della ristorazione tradizionale, pari in valore assoluto a 3 miliardi di euro. Ma anche in questo segmento per ben otto ristoratori su dieci, la crisi si è fatta sentire in maniera pesante. Per il 18% dei ristoratori è calato il numero dei coperti; il 21% ha registrato una sensibile riduzione della spesa media, mentre il 21% sempre degli esercenti ha visto diminuire sia il numero dei coperti che la spesa complessiva. Infatti, solo il 2,3% dei ristoratori intervistati ha registrato un incremento della clientela business. In totale in questo segmento di ristorazione si stima una flessione di circa dieci punti, pari in valore assoluto a 290 milioni di euro.

Il Natale non ha invertito la tendenza al ribasso, anche se la percentuale di incidenza sul fatturato (19,9%) in occasione delle feste tende fisiologicamente a salire. Nonostante questo, infatti, nel 2009 il giro di affari dei ristoratori per il brindisi pre-festivo è calato del 22,8% rispetto allo scorso anno con una perdita di valore assoluto pari a 117 milioni di euro, bloccando il giro di affari natalizio sempre in termini monetari a 514 milioni: una flessione piuttosto consistente se si considera che per i ristoranti specializzati nella clientela d’affari questa cifra rappresenta il 50% del fatturato del mese di dicembre.

I primi dati a consuntivo non spingono all’ottimismo. Il 63,6% dei ristoratori lamenta una flessione di pranzi e cene d’auguri da parte delle aziende, mentre per appena il 6,8% degli intervistati quest’anno le cose stanno andando e andranno meglio.

Eppure le idee non sono mancate. Per stimolare la domanda un’impresa di ristorazione su tre ha adottato specifiche azioni di comunicazione e marketing verso la clientela aziendale creando appositi menu, garantendo sconti, promozioni e offerte speciali. Insomma anche il ristorante, soprattutto quando si tratta di clientela business, diventa flessibile su prezzo e prodotto.

I prezzi per un pranzo d’auguri oscillano all’interno di una forchetta che va da un minimo di 38 ad un massimo di 59 euro. Non stupisce che questi prezzi siano proposti anche dalla ristorazione top, classificata in stelle, forchette o altri simboli.

Secondo i ristoratori, le aziende pur di tagliare il budget di Natale privilegiano nel 64% dei casi il menu fisso a quello alla carta; tendono nel 42,9% dei casi ad ordinare la carne piuttosto che il pesce e, sul vino, si privilegia un minore ricambio di etichette durante il pasto. Alla qualità, tuttavia, non si rinuncia. Sono modeste, infatti, le percentuali di chi dichiara che le aziende si orientano verso cibi (14,3% delle risposte) o vini (21,4%) più economici.

Secondo il direttore generale Fipe, Edi Sommariva, «Non va trascurata la spiccata preferenza da parte della clientela non solo aziendale verso i menù della tradizione con i grandi prodotti di qualità della nostra enogastronomia e un progressivo distacco da menu fantasiosi, internazionali ed esotici».

 

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