FIPE:”Posto che vai, vacanza che trovi”.

Federazione Italiana Pubblici Esercizi

Roma, 6 agosto 2009. È di moda la vacanza mordi e fuggi. Tre giorni all’anno in una località, altri cinque di un altro mese in un’altra, dieci giorni per il mese di agosto… È questo il nuovo modo di trascorrere le ferie. Sarà per la crisi economica, sarà per un nuovo stile di vita, sarà per i continui inviti a scaglionare le vacanze, sarà per le tecnologie che rendono la canicola estiva meno attanagliante in casa e in ufficio, ma in Italia e in tanti altri paesi si è riscoperto il piacere di frazionare le vacanze, distribuendole su più periodi, interrompendo quindi più frequentemente le abitudini quotidiane.

E così il vacanziere di trent’anni fa con la valigia in mano gonfia di vestiti per un mese di soggiorno lascia il posto al nuovo turista con il trolley piccolo e maneggevole dall’uso frequente. E se la nuova tendenza fa soffrire chi incentrava gli affari in maniera esclusiva sulla stagione estiva, le micro-vacanze sembrano favorire il sistema turistico nel suo complesso e soprattutto quelle destinazioni che possono contare su un efficiente sistema di servizi integrati.

La conferma arriva da un’indagine del Centro studi Fipe, basata sulle risposte fornite dai gestori di pubblici esercizi in grado di intercettare qualsiasi forma di turismo.

Dall’analisi condotta su riscontri reali e non sulle intenzioni dei vacanzieri risulta che nei due mesi di inizio stagione l’andamento è stato fievole rispetto a quello dell’anno precedente. I dati misurati sulle presenze turistiche parlano chiaro: per il 60% degli esercenti giugno e soprattutto luglio sono trascorsi sottotono e si spera in un andamento migliore per le settimane di agosto.

«L’estate turistica mostra qualche prevedibile debolezza, ma non sarà una debacle – afferma Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe – perché alle ferie estive non si rinuncia, nemmeno in periodo di crisi. E sarà così anche nei prossimi anni. L’estate rimarrà lo zoccolo duro del nostro turismo anche per un aspetto climatico e difficilmente potrà essere modificabile nella sua concezione tradizionale. Le possibilità per lo sviluppo del turismo, allora, vanno ricercate negli altri periodi dell’anno che il turista, anche quello italiano, dimostra di gradire, cercando di ottimizzare il suo budget turistico annuale e accelerando quel processo di destagionalizzazione da tutti auspicato anche per elevare il tasso di produttività e di efficienza del settore».

Le nuove tendenze dei turisti si sono però tradotte in termini di fatturato in una perdita di circa 1,2 miliardi di euro per i primi due mesi estivi, pari a un -3,7% rispetto al 2008. A spendere meno saranno soprattutto gli italiani che consumeranno meno superalcolici, vino, pesce e dolci, ma si lasceranno andare su birra, aperitivi e soprattutto su gelati, bibite, panini, pizza, frutta e verdure.

Per quanto riguarda le destinazioni, il calo maggiore è registrato nelle località di montagna e nei laghi, perdono poco le località marittime, mentre sembrano tenere le città d’arte e i centri minori. La perdita del turismo straniero riguarda maggiormente tedeschi, francesi e olandesi, americani e giapponesi, queste ultime due nazionalità penalizzate anche dalla rivalutazione dell’Euro.

 

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