Fipe:”Si mangia sempre di più fuori”

FIPE

Oltre 12 milioni di persone, di cui nove milioni di lavoratori, mangiano ogni giorno al bar o al ristorante, consumando ogni anno 1,8 miliardi di pasti e producendo un valore complessivo stimabile in 12 miliardi e mezzo di euro. È questa la fotografia dell’Italia che sta sempre più fuori casa, per scelta o necessità, scattata dal centro Studi Fipe nel convegno “Il pranzo fuori casa degli italiani: ieri, oggi e domani”. L’indagine presentata a Tuttofood, la Fiera dell’Alimentazione, in corso alla Fiera di Milano fino all’11 maggio, ha preso in esame qual è il rapporto fra tradizione e innovazione, quali sono le tendenze che bisogna aspettarci nel futuro e, soprattutto, qual è il rapporto fra identità nazionale e macrotendenze sovranazionali.

Nel corso degli ultimi quindici anni la percentuale dei cittadini che consuma il pasto di mezzogiorno fuori dalle mura domestiche è aumentata del 5%, passando dal 20 al 30% attuale. Ovviamente la percentuale è tirata al rialzo dai modelli proposti nelle grandi città, dove la percentuale tocca i 35 punti contro il 17,5 dei piccoli centri. Insomma nelle zone a media densità di popolazione si preferisce o si riesce ancora a tornare nella propria dimora; un lusso più difficile per chi vive invece nelle metropoli. E per questo il pranzo lascia sempre più il posto alla cena nel ruolo di pasto principale della giornata. Il cambiamento è apprezzabile. Se quindici anni fa il pasto più importante era il pranzo (considerato vero e proprio rituale formato da primo, secondo, contorno e frutta) per il 78% degli italiani, ora a considerarlo tale è solo il 67%. Così l’italiano moderno che spende mediamente 7 euro per soddisfare il suo bisogno alimentare, sceglie nel 26% dei casi un panino, una pizza (23%), un primo (15%) o un’insalatona (13%). Solo poco più di dieci italiani su cento continuano, invece, ad essere fedeli al vecchio concetto di pasto completo come è conosciuto nella tradizione italiana.

I pasti vengono consumati prevalentemente nelle trattorie o ristoranti (28%); un po’ meno negli snack bar (22%) e nel 18% nelle pizzerie a taglio o che servono al piatto. Nella scelta delle bevande prevale il consumo di acqua minerale (46%) e di bevande analcoliche, mentre risultano marginali (nei pasti fuori casa) i consumi di vino e birra. Un salutismo che si riscontra meno nel caso di frutta e verdura consumate fuori casa, quindici anni fa, dal 51% degli italiani contro l’attuale 49%. E, strano a dirsi per la nazione del caffè, a chiudere il pasto con il classico infuso amaro e nero è solo il 17%.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *