Mense, no a tracciabilità finanziaria

ANGEM

 

Il Cipe, Comitato interministeriale programmazione economica, ha messo nero su bianco che il Cup (codice unico progetto) non sarà rilasciabile per alcuni settori come per esempio i servizi di mensa, perché la realizzazione di tali servizi non presenta obiettivi di sviluppo nell’ambito di un progetto d’investimento pubblico come potrebbe essere un’autostrada.

Di conseguenza, secondo quanto spiegato dal Cipe, le società che si occupano di ristorazione collettiva dovrebbero essere al di fuori dal sistema della tracciabilità finanziaria previsto dalla legge 136/2010.

«È un grande successo per l’Angem – sostiene Ilario Perotto, presidente dell’associazione nazionale gestori mense – perché questo tipo di società era già stato messo in ginocchio dal cattivo costume dei pagamenti in ritardo da parte dell’amministrazione pubblica e non avrebbe sopportato un’altra procedura burocratica».

Angem aveva subito spiegato al sottosegretario al ministero dell’Economia, Luigi Casero, la inapplicabilità della normativa proprio in ragione dell’impossibilità di attribuire il Cup agli appalti delle mense e alla conseguente impossibilità di indicare tale codice sui bonifici relativi ai pagamenti della pubblica amministrazione e delle imprese ai propri subappaltatori e ai sub-contraenti.

Angem ritiene che ai fini della tracciabilità appare evidente come l’assenza del Cup determinata dalla inesistenza di un investimento pubblico debba comportare l’inapplicabilità della specifica disciplina agli appalti di ristorazione collettiva e l’impossibilità di inserire nei contratti con subappaltatori e subcontraenti la clausola sulla tracciabilità finanziaria richiesta da molte stazioni appaltanti.

 

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