VINI – Scocca l’ora del bere intelligente

Alcool e vino sul banco degli imputati. Sono loro la causa degli incidenti? O forse il consumatore andrebbe educato.

 

Ammettiamolo, il mondo della birra è più veloce di quello del vino nel rispondere a cambiamenti nei consumi e nuove tendenze di mercato. Ricordate il battage pubblicitario della scorsa estate della Moretti Zero, la prima birra italiana zero alcol? E quella dell’analcolica Tourtel? Due prodotti che sono figli della campagna salutista che da mesi agita il mondo del beverage, degli alcolici e del vino. Che ormai ci ricorda insistentemente i danni provocati dall’abuso di alcol e i pericoli per la guida in stato in ebbrezza. Qualcosa di analogo l’ha fatto il gruppo Coltiva lanciando i vini Quanto Basta, ma lavorando sul formato monodose (0,20 e 0,25 lt.) piuttosto che sul tenore alcolico. Chiariamo subito un aspetto. La birra ha un grande vantaggio strategico, la sua mobilità lungo la scala della gradazione alcolica. Il vino invece può avere una percentuale di alcol compresa tra un minimo e un massimo, sopra e sotto non può nemmeno chiamarsi vino.

Domande. Fuori da questo recinto rimane il fatto che il comparto italiano, leader nel mondo, sembra reagire con lentezza a una condizione del mercato e della comunicazione intorno al vino che si manifesta da tempo. Bacco sarà pure gaudente e voluttuoso però non è mai stato menzionato per la sua scattante velocità.  Infatti sembra piuttosto sornione. Stanno cambiando i consumi degli italiani, per quantità e qualità? Cresce la produzione delle mezze bottiglie? Si vendono più prodotti con meno alcol? Cambiano i registri di comunicazione? Belle domande, ma per il momento senza risposta perché le principali organizzazioni di categoria non hanno ancora la dimensione esatta dell’impatto neoproibizionista sui  consumi. Su un aspetto però sono convincenti: nessuno percorrerà la strada dei vini a basso contenuto di alcol. Intanto per i limiti legislativi. E poi perché, fanno notare all’Unione Italiana Vini, “la valenza del vino è propria dell’alcol, che rende biodisponibili al nostro organismo sostanze come il resveratrolo, efficace antiossidante». «Non deve cambiare il prodotto – spiega Enrico Drei Donà, presidente dei giovani produttori di Agivi – ma solo il tipo di informazione. L’abuso si combatte facendo educazione e non dealcolizzando il vino».

Proposte. Tante le proposte in questi mesi. Come quella di inserire messaggi educativi nelle carte dei vini di ristoranti, enoteche e winebar, avanzata da Andrea Sartori, presidente dell’Uiv. Le avvertenze anti abuso sarebbero affiancate da messaggi sul valore salutistico di un consumo consapevole. Del resto a settembre anche il Parlamento Ue in una seduta plenaria ha riconosciuto che un moderato consumo, può aiutare “a prevenire le malattie cardiovascolari e l’ischemia in alcuni soggetti di mezza età”. Poi ha assegnato i compiti per casa alla Commissione Ue: uno studio comparato di respiro europeo sull’impatto e l’efficacia dei vari sistemi di informazione e comunicazione, come l’etichettatura e la pubblicità. I risultati, a dicembre 2009, serviranno a stabilire azioni comuni per prevenire il consumo nocivo tra minori, donne in stato di gravidanza e guidatori. In assenza di una disposizione vincolante per tutti i Paesi fino ad allora ognuno farà di testa sua.

Avvisi. Dopo la Francia, dove sull’etichetta delle bottiglie di vino sono già comparsi avvisi per le donne in gravidanza, le ultime a ricorrere all’avvertenza “sanitaria” sono l’Irlanda e la Finlandia. In Finlandia tempo fa avevano anche aumentato le tasse sugli alcolici, con scarsa efficacia, anzi favorendo il turismo del fine settimana verso l’Estonia e la Russia, vicine e a buon mercato per i bevitori senza frontiere.

Se il sud produce il vino è in nord Europa che invece nascono le idee per incoraggiare i giovani alla moderazione. Personal drivers, guidatori designati, alcol test all’uscita delle discoteche, in Regno Unito, Scandinavia, Germania sono temi “storici” rispetto all’esperienza italiana.

Soluzioni. L’ultima trovata è della Saab, nota marca automobilistica svedese, che ha lanciato un’innovativa chiave di accensione che fa il test dell’alcol al guidatore e in caso di pericolo non fa partire il motore. Da noi solo di recente è stata approvata una legge che obbliga i gestori dei locali a predisporre macchinette per l’alcol test, che il cliente sarà libero di fare o meno, a suo piacimento. Cliente avvisato mezzo salvato.

La risposta dei produttori di vino passerà inevitabilmente per l’informazione, con inviti al bere moderato e messaggi sulle proprietà salutistiche di un buon bicchiere. Qualcosa in tal senso comincia a smuoversi. Il consorzio del Soave ha sperimentato la formula banco d’assaggio più alcol test. Sempre in Veneto Astoria Vini distribuisce da tre anni etilometri tascabili in enoteche, winebar e locali di tendenza, dove ha lanciato la sua linea Lounge, uno spumante in piccolo formato da 0,20 e 0,375 lt. Ma sono casi che si contano sulle dita.

Internet. In compenso internet sembra una grande fiera delle novità. Alcol test da fare sul computer, da scaricare via wap, “drink&drive”, un gioco 3D che ti fa provare la guida in stato di ebbrezza. E poi la comparsa di nuovi mestieri. Dopo il personal shopper potrebbe arrivare l’ora del personal driver. Recita un’offerta di lavoro a Verona: ”Se bevi non rischiare, portiamo a casa te e la tua auto».   

 

 

                                                                           Massimiliano Rella