Albo dei buttafuori

NORMATIVA DI SETTORE

 

Con la pubblicazione sulla G.U n°235 del 9 ottobre del decreto 6 ottobre 2009 del Ministero dell’Interno è finalmente regolata la figura dell’”addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi”, comunemente conosciuto con il termine “buttafuori”.

All’articolo 1 della legge si fa riferimento ad un elenco, o secondo altri un Albo Professionale, istituito presso ogni Prefettura dove dovranno essere iscritti tutti quelli vorranno svolgere questo lavoro in quanto “l’iscrizione e condizione per l’espletamento dei servizi” connessi a tale attività.

Pertanto i gestori di attività di intrattenimento o di spettacolo possono provvedere al servizio di controllo con proprio personale o servendosi di personale dipendente da istituti di vigilanza e di investigazione autorizzati, purché essi siano iscritti in questo Albo. Ne consegue che la domanda di iscrizione nell’elenco è presentata al Prefetto competente per territorio a cura del gestore dell’attività predetta o dal titolare degli istituti su indicati.

Sempre il Prefetto, poi, ha il compito di revisionare le domande di iscrizione agli elenchi prefettizi ogni due anni al fine di verificare il permanere dei requisiti richiesti. A tal fine i soggetti su indicati, almeno un mese prima della revisione biennale, sono tenuti a depositare, presso il Prefetto, la documentazione attestante l’attualità dei requisiti. Il mancato deposito di tale documentazione comporta la cancellazione dell’iscrizione del personale interessato dall’elenco provinciale e il divieto di svolgimento dei compiti inerenti l’attività.

L’iscrizione è subordinata al possesso di diversi requisiti:

  • aver almeno 18 anni d’età;

  • essere di buona salute fisica e mentale. Assenza di daltonismo, assenza di uso di alcool e stupefacenti, capacità di espressione visiva, di udito e di olfatto ed assenza di elementi  psicopatologici, anche pregressi, attestati da certificazione medica delle autorità sanitarie pubbliche;

  • non essere stati condannati, anche con sentenza non definitiva, per delitti non colposi;

  • non essere sottoposti né essere stati sottoposti a misure di prevenzione, ovvero destinatari di provvedimenti di cui all’art.6 della legge 13 dicembre 1989, n.401 e cioè aver preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza;

  • non essere aderenti o essere stati aderenti a movimenti, associazioni o gruppi organizzati aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali;

  • avere il diploma di scuola media inferiore;

Inoltre sarà necessario aver frequentato e superato un corso di formazione regionale incentrato su tre settori di studio: area giuridica, per conoscere leggi e codici su ordine e sicurezza pubblica; area tecnica, per sapere le disposizioni su prevenzione incendi, salute e soccorso sanitario; area psicologico-sociale, con particolare riguardo alla capacità di autocontrollo e di contatto con il pubblico.

La finalità principale del lavoro è quella di tutelare l’incolumità dei presenti ma il raggiungimento di tale obiettivo non deve comportare l’”uso della forza” o “l’esposizione a profili di rischio”. L’articolo 6, infatti, prescrive che i bodyguard non possono portare armi – anche se titolari di licenza – né oggetti atti a offendere o qualunque altro strumento «di coazione fisica».

Devono, quindi, svolgere sostanzialmente precise attività, analiticamente previste all’art. 5, ovvero:

controlli preliminari:

a)     osservazione sommaria dei luoghi per verificare la presenza di sostanze illecite o oggetti proibiti,

b)     adozione di ogni iniziativa utile ad evitare che sia creato ostacolo o intralcio all’accessibilità delle vie di fuga e comunque a garantire il regolare svolgimento delle attività di intrattenimento;

controlli all’atto dell’accesso del pubblico:           

a)     presidio degli ingressi dei luoghi e regolamentazione dei flussi di pubblico;     

b)     verifica dell’eventuale possesso di un titolo di accesso (invito, biglietto) qualora previsto;

c)      controllo sommario visivo delle persone;

controlli all’interno del locale:

a)     attività generica di osservazione per la verifica del rispetto di regole di comportamento stabilite da soggetti pubblici o privati;

b)     concorso nelle procedure di primo intervento, che non comporti l’esercizio di pubbliche funzioni, nè l’uso della forza o di altri mezzi di coazione o l’esposizione a profili di rischio, volto a prevenire o interrompere condotte o situazioni potenzialmente pericolose per l’incolumità o la salute delle persone.    

E rimane comunque, nei casi in cui ci siano situazioni pericolose, l’obbligo dell’immediata segnalazione alle Forze di Polizia.

Infine, nell’espletamento di tali funzioni, il personale preposto deve essere facilmente individuabile e riconoscibile, quindi oltre ad avere con sé un documento di identità, sono tenuti ad indossare un tesserino di riconoscimento, di colore giallo fluorescente che deve portare la dicitura «Assistenza» in caratteri facilmente leggibili.

 

 

                                                                                    Avv. Camilla Fiore

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