Assegni non pagati e l’istituto del protesto

676Un assegno protestato è un assegno nei confronti del quale è stato avviato un procedimento che attesta il mancato pagamento della somma in esso specificata. Tale procedimento viene, generalmente, gestito da un notaio o da un ufficiale giudiziario ed è volto a tutelare il soggetto creditore, ossia colui cha ha ricevuto il titolo di pagamento dal quale, però, non può ottenere il denaro a causa, ad esempio, dello scoperto di conto che sussiste.
L’istituto del protesto ha validità probatoria, essendo un atto pubblico, che può anche essere impugnato in sede di giudizio: esso attesta il mancato pagamento.

Procedimento.
In caso di assegno scoperto, o per qualsiasi motivo non pagabile, le Banche rilasciano una dichiarazione in cui si attesta l’avvenuta presentazione dell’assegno nel rispetto dei tempi utili, ma che il medesimo non è stato pagato. Tale dichiarazione, presentata in Camera di Commercio, comunica il protesto e inserisce il nominativo del titolare del conto corrente che sarà inserito nell’apposito elenco dei “protestati”, ovvero la CAI, Centrale di Allarme Interbancaria. Tuttavia l’iscrizione non è immediata. Innanzitutto ad assegno non pagato per mancanza di copertura, al soggetto che ha emesso il titolo è segnalato ( mediante telegramma o raccomandata), l’avvio della procedura del protesto, tale preavviso ha la funzione di dare la possibilità a quest’ultimo di coprire l’assegno ed evitare così l’iscrizione nel termine di 60 giorni dall’avviso.
Se il soggetto copre l’assegno entro questi 60 giorni (pagamento tardivo), pagando presso la Banca che ha rilasciato l’assegno o presso il notaio o il pubblico ufficiale che ha “elevato il protesto”, o direttamente al creditore che potrà, quindi, rilasciare in banca la quietanza, dovrà però versare anche i cosiddetti interessi legali, le spese di protesto e una penale di circa il 10% dell’importo dell’assegno.
Se il pagamento non viene effettuato neanche entro i 60 giorni, il soggetto è inserito presso l’elenco Protestati del CAI dove rimarrà anche dopo l’eventuale pagamento della somma specificata nell’assegno (con tutte le gravi conseguenze collegate).

Effetti dell’iscrizione.
L’iscrizione di un nominativo alla CAI determina la revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni per un periodo di 6 mesi dalla segnalazione del nominativo.
Durante tale periodo è fatto divieto:
1) a qualunque banca o ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il soggetto interessato;
2) al soggetto iscritto di richiedere nuovi carnet di assegni;
3) al soggetto iscritto di emettere assegni bancari e postali;
4) lo stesso dovrà inoltre restituire tutti i moduli di assegno in suo possesso alle banche e agli uffici postali che li abbiano rilasciati.

Sanzioni.
Per l’emissione di assegni senza autorizzazione (art.1 l. 386/90) è prevista, inoltre, una sanzione principale pecuniaria che va da un minimo edittale di € 1.032,00 ad un massimo edittale di € 12.394,00. Per l’emissione di assegni senza provvista (art.2 L. 386/90), la sanzione principale pecuniaria va da € 516,00 a € 6.197,00.
La legge prevede inoltre sanzioni amministrative accessorie, come l’interdizione dall’esercizio di un’attività professionale o imprenditoriale e/o interdizione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e/o incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione, se l’importo dell’assegno o di più assegni emessi in tempi ravvicinati e sulla base di una programmazione unitaria è superiore a € 51.645 ovvero risulta che il traente, nei cinque anni precedenti, ha emesso assegni senza provvista per due o più volte per un importo superiore complessivamente a € 10.329 (sanzione che può essere disposta per una durata non inferiore a due mesi, né superiore a due anni).
Le sanzioni amministrative trovano tuttavia applicazione solo se il debitore, entro 60 giorni dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo, non effettua il pagamento dell’assegno, degli interessi, della penale (10% della somma dovuta e non pagata) e delle eventuali spese per il protesto.

Cancellazione dalla CAI.
Il debitore protestato può ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti attendendo 5 anni, periodo oltre il quale il Protesto è automaticamente cancellato in base alle disposizioni di legge, oppure, in presenza di determinate condizioni, può ottenere tale cancellazione dopo che sia trascorso 1 anno dal momento in cui è stato levato il protesto.
Perchè ciò avvenga il debitore deve:
a) aver adempiuto alla propria obbligazione, cioè deve aver pagato il proprio debito;
b) non aver subito un ulteriore protesto;
c) ottenere la riabilitazione proponendo ricorso al Presidente del Tribunale della provincia di residenza.

La cancellazione dei dati del protesto è disposta dal responsabile dirigente dell’ufficio protesti competente per territorio non oltre il termine di 20 giorni dalla data di presentazione della relativa istanza, corredata da copia conforme del provvedimento di riabilitazione.
Il debitore che ha provveduto al pagamento oltre il temine di 12 mesi, può tuttavia richiedere alla Camera di Commercio, prima che sia trascorso l’anno necessario per la cancellazione, l’annotazione sul registro informatico dei protesti di un’informazione aggiuntiva, consistente nell’annotazione “pagato dopo il protesto”.
La legge prevede inoltre che il debitore possa ottenere la cancellazione dal registro informatico dei protesti qualora dimostri di aver subito il protesto illegittimamente od erroneamente per questioni di natura meramente formale, mentre è necessario rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria per le questioni relative al merito ed ai rapporti sostanziali inerenti il titolo.

Avv. Camilla Fiore

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