Cani e gatti al ristorante

NORMATIVA DI SETTORE

Il problema dell’ammissibilità o meno degli animali d’affezione (cani, gatti) in bar, ristoranti o locali pubblici in genere, non è stato affrontato di recente dal nostro ordinamento nonostante sia un’esigenza, quella di portare con se i propri animali da compagnia, sempre più diffusa ai giorni d’oggi soprattutto nelle grandi città dove è difficile lasciarli da soli in appartamento.

L’unica legge a cui si può far riferimento è il D.P.R.( Decreto del Presidente della Repubblica ) 320/54 “Regolamento della polizia veterinaria” che ne ammette l’accesso nei locali pubblici e sui mezzi di trasporto, purché siano condotti a guinzaglio. La normativa sancisce che “Vietare l’ingresso ai cani nei locali pubblici e quindi negli esercizi commerciali è illegale” e per esercizio commerciale si intendono anche bar e ristoranti. E’ fatto, invece, assoluto divieto di ingresso nei luoghi dove gli alimenti sono preparati, trattati o conservati. L’art. 83 del menzionato decreto asserisce che chiunque voglia far entrare il proprio cane in un ristorante o bar dovrà provvedere ad adempiere ad ogni misura di precauzione (museruola e guinzaglio) al fine di non cagionare pericoli per gli altri clienti del locale. Il proprietario del locale può, però, vietare l’ingresso ad animali sporchi o maleodoranti oppure può invitare il proprietario dell’animale ad uscire dal ristorante (ad es.) se l’animale infastidisce gli altri clienti (ad esempio abbaia).

Pertanto, attenzione! Se un cittadino dovesse essere invitato a uscire da un locale perché in compagnia del proprio animale, potrebbe segnalarlo ai vigili urbani, che dovrebbero preoccuparsi di far rispettare la legge.

Tuttavia oltre al suddetto D.P.R. 320/54 sono state poi emesse diverse leggi regionali e ordinanze comunali per mezzo delle quali si lascia libero il gestore di una struttura privata di decidere se fare entrare o meno gli animali nel suo locale. Ed infatti, proprio grazie a recenti ordinanze di alcune grandi città dove maggiormente è sentito il problema, il tema è tornato alla ribalta.

Il Comune di Varese, ad esempio, ha fissato un principio negativo secondo il quale gli amici a quattro zampe potranno entrare solo nei negozi dove espressamente sono accettati, con una vetrofania o un cartello, ma niente pubblici esercizi, per i gestori di locali pubblici il divieto è totale.

Le norme ovviamente non valgono per i cani addestrati per il sevizio ai disabili: ma per tutti gli altri la sanzione prevista è dai 25 ai 500 euro, a carico del gestore dell’esercizio pubblico. A Torino, invece, si assiste alla rivincita di cani e gatti per i quali bar e ristoranti non sono più proibiti! Con un evidente inversione del principio varesino, porte aperte in uffici, negozi e autobus e accesso libero senza eccezioni. Per tenere gli animali fuori dalla porta del ristorante, del negozio o di un qualsiasi ufficio aperto al pubblico a Torino si dovrà chiedere l’autorizzazione al Comune. E non basterà sostenere «i cani non mi piacciono», ma si dovrà spiegare all’ufficio tutela animali che esistono validi motivi igienici e sanitari per mantenere il divieto e il cartello all’ingresso.

A parte gli esempi estremi ed opposti di queste due città, un po’ ovunque si è scelto di consentire agli animali domestici la piena libertà di movimento: a Bologna dal 2009 cani e gatti possono entrare in tutti i locali pubblici, ristoranti compresi, ma i titolari possono a loro discrezione esporre il cartello che vieta l’ingresso, rimangono off-limits per gli amici a quattro zampe i negozi alimentari e i supermercati; stesso limite a Napoli; a Palermo decidono i proprietari dei locali; anche a Firenze gli animali possono entrare e gli avvisi non hanno valore, se non come un invito a rimanere fuori; Milano è molto più rigida si preferisce tutelare la libertà dei negozianti a gestire gli spazi.

Pertanto la linea guida resta questa, salvo ordinanze comunali precise come quelle di Varese e Torino, la cui legittimità non è stata ancora confermata. Infatti, l’Anci, Associazione nazionale Comuni ha di recente ribadito, riferendosi al D.P.R. 320/54, che vietare l’ingresso ai cani nei locali pubblici e quindi negli esercizi commerciali è illegale.        
Cosa fare allora?

Innanzitutto accertarsi se nel Comune in cui è ubicato il locale esiste un esplicito divieto. In mancanza si può valutare, anche in base alle dimensioni del locale o alle caratteristiche strutturali dello stesso, se offrire o meno un servizio che ancora un esiguo numero di locali è disposto ad offrire.

Qualora siano ammessi cani, è preferibile: che i loro padroni non siano disposti su tavoli adiacenti, che i clienti accompagnati dai propri amici a quattro zampe siano collocati lontano dall’ingresso della cucina; che non siano ammessi più di 2 cani contemporaneamente, onde evitare disturbo a chi non li tollera; che il personale sia disponibile a considerare anche l’animale come un cliente di cui tener conto.

In ogni caso, per evitare spiacevoli inconvenienti è sempre meglio specificare con cartelli o vetrofanie la propria posizione a riguardo.

 

 

                                                       Avv. Camilla Fiore

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