Etichettatura nutrizionale obbligatoria 2016

etichettaLa prima normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari si è avuta nel 1978 con la Direttiva 79/112/CEE, che fu recepita in Italia con il D. Lgs. 109/1992. A tale direttiva ne sono seguite altre negli anni che non hanno, tuttavia, comportato in Italia l’emanazione di nuove norme ma la semplice modifica al D. Lgs. 109/1992 che, ancora oggi, è il riferimento nazionale contenente la disciplina per etichettare i prodotti alimentari.
In ambito europeo, però il 25 ottobre 2011 il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno adottato il Regolamento UE 1169 “relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori”. Con questo Regolamento, il legislatore dell’Unione europea, per rafforzare la certezza giuridica e per garantire un’applicazione razionale e coerente della normativa, ha abrogato le precedenti Direttive in materia sostituendole con un unico Regolamento ed aggiornando le disposizioni in esse contenute.
Questo regolamento ha avuto in Italia, fino al 12/12/2014 un’applicazione solo volontaria e regolata dalla legge nazionale, che prevedeva la facoltatività dell’etichettatura nutrizionale, che diventava obbligatoria solo nel caso in cui informazioni nutrizionali, tipo “ricco di calcio”, “più ricco di fibra”, “limitato tenore di grassi”, venivano date sulla confezione, in pubblicità o nella presentazione del prodotto. Dal 13/12/2014 al 13/12/2016 l’etichettatura è stata ancora volontaria ma regolamentata, nella modalità, dalla normativa comunitaria, ovvero in base a quanto prescritto dal suddetto Regolamento UE 1169/2011.
Dal 13/12/2016 diventerà, invece, definitivamente obbligatoria secondo le prescrizioni del Regolamento.

Ciò implica che, dal 13/12/2016 le indicazioni obbligatorie, a parziale modifica di quanto già previste dal D. Lgs. 109/1992, saranno:
a) la denominazione dell’alimento;
b) l’elenco degli ingredienti;
c) qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico elencato nell’allegato II o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata (elenco allergeni allegato II del Regolamento UE 1169/2011);
d) la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti;
e) la quantità netta dell’alimento;
f) il termine minimo di conservazione o la data di scadenza;
g) le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego;
h) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare;
i) il paese d’origine o il luogo di provenienza;
j) le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento;
k) per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;
l) una dichiarazione nutrizionale.
La sede di produzione e/o di confezionamento continua ad essere obbligatoria per l’Italia (art. 3, c. 1, lettera f del D. Lgs. 109/1992).
Il lotto resta obbligatorio ai sensi della Direttiva 2011/91/UE.

Per «dichiarazione nutrizionale» o «etichettatura nutrizionale» s’intendono le informazioni che indicano:
a) il valore energetico;
b) la quantità di grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale;
in quest’ordine, ed espressi per 100?g o per 100?ml di prodotto.

L’obbligo di etichettatura nutrizionale non è previsto per una serie di prodotti o confezioni. Sono esentati i prodotti ortofrutticoli freschi e i mono ingrediente non trasformati o solo stagionati; le farine, le acque, aromi, spezie, erbe, dolcificanti, gomme da masticare, integratori alimentari. Sono altresì esclusi dall’obbligo di etichetta nutrizionale i prodotti preincartati (gli alimenti porzionati dai reparti interni del supermercato, per intenderci) e quelli contenuti in confezioni piccole, con superficie inferiore ai 25 centimetri quadrati.

Il campo di applicazione di questo regolamento UE 1169/2011 viene esteso anche ai prodotti somministrati, non più solo a quelli ‘venduti’, dalle collettività intese come bar e pubblici esercizi, ristoranti, mense, esercizi di catering. È tuttavia rimessa a un atto di esecuzione della Commissione europea, in accordo con gli Stati membri e con l’avallo del Parlamento europeo, la decisione su quali notizie prevedere come obbligatorie, con quali modalità ed entro quali termini.
Al momento, l’unico obbligo, sicuramente valido anche per i cibi non imballati è quello dell’indicazione relativa agli allergeni, la cui presenza dovrà essere segnalata, anche per i piatti del menu di ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie, mense, ospedali, bancarelle di fiere, persino compagnie aeree e ferroviarie se la tratta inizia in un paese Ue, con caratteri in grassetto e con un colore diverso per renderli più evidenti.

 

Avv. Camilla Fiore

4 pensieri riguardo “Etichettatura nutrizionale obbligatoria 2016

  • 19 giugno 2016 in 20:48
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    grazie. Molto chiaro.
    Ho un dubbio, però: le informazioni nutrizionali se sono un bar le devo richiedere al mio fornitore di pasta precotta?
    grazie

    Risposta
    • 19 luglio 2016 in 19:19
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      Gentile Lucia,
      il regolamento europeo in questione prevede che la responsabilità delle informazioni sugli alimenti sia dell’operatore con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto.
      Quindi, se si tratta di prodotti non-preimballati (dove è già presente l’etichetta del produttore o comunque dell’operatore che lo commercializza a suo nome) l’obbligo di fornire le informazioni obbligatorie ricade su chi lo vende al consumatore finale perchè, appunto, lo commercializza a proprio nome.
      Tuttavia se i prodotti non-preimballati (che non siano materie prime ma prodotti finiti o quasi) non sono di produzione propria di chi li commercializza, le informazioni relative agli ingredienti, agli allergeni e così via, devono essere trasmesse dall’operatore del settore alimentare che li rifornisce, in modo che chi li riceve per la commercializzazione possa assolvere all’obbligo informativo nei confronti del consumatore finale.

      Risposta

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