Il condominio non può vietare l’apertura d un bar se le immissioni sono tollerabili

NORMATIVA DI SETTORE

E’ illegittimo vietare la destinazione d’uso a locale pubblico per tutelare la quiete di un edificio quando le emissioni sonore risultano tollerabili, secondo quanto stabilito dall’art. 844 c.c.
Agisce in errore il condomino che, facendo valere quanto contenuto nel regolamento condominiale, pretende di limitare la destinazione d’uso di attività commerciali le cui immissioni sonore rientrino nella soglia suddetta, potendo farlo solo ai fini del perseguimento dell’obbligo di protezione.
E’ quanto ha dichiarato la Corte di Cassazione con la sentenza 8 ottobre 2013, n. 22892.

Con questa sentenza la Corte di Cassazione, da un lato ha ribadito la sacralità del diritto di proprietà che non può essere limitato in via preventiva, e dall’altro ha precisato che, tuttavia, l’esercizio di questo diritto può incontrare un limite nell'”obbligo di protezione” dei diritti degli altri.
In parole più semplici non è possibile vietare preventivamente l’apertura di un bar o, comunque di un pubblico esercizio nei locali siti al piano terra di un edificio condominiale, anche se potenzialmente lesivo della tranquillità dei condomini, ma è necessario che le immissioni sonore da esso prodotte siano effettivamente eccedenti la normale tollerabilità e arrechino, quindi, in concreto un danno ai condomini che vivono ai piani superiori.

Ma quando le immisioni sonore sono tollerabili?
L’art. 844 c.c. non precisa quali sono i livelli di “normale tollerabilità” e, per tanto, si fa riferimento al limite di non più di 3 dB oltre il rumore di fondo, limite individuato dalla giurisprudenza, di natura privatistica, e che, essendo posto a tutela dei cittadini che subiscono il disturbo, viene misurato all’interno delle abitazioni e a finestre chiuse.

Tuttavia per le emissioni sonore prodotte da “attività produttive, commerciali e professionali” la norma di riferimento specifica è il D.P.C.M. 14 novembre 1997 recante “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”. Tale norma, ha natura amministrativa o pubblicistica in quanto attiene al rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, cioè Comune e A.R.P.A. e si presenta, per alcuni versi, più permissiva a causa della differente metodologia fonometrica utilizzata.
Questo decreto all’art. 4 stabilisce i limiti del rumore immesso nelle abitazioni come differenza massima tra il rumore disturbante (ambientale) ed il rumore senza disturbo (residuo) fissando detto limite in +5dB di giorno (dalle ore 6 alle ore 22) e +3dB di notte.

 

                                                               Avv. Camilla Fiore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *